Esuberi e rischio licenziamenti in Sirti: i lavoratori si fermano per 4 ore

Lo sciopero, su scala nazionale, serve a chiedere all'azienda di ritirare la proceduta di licenziamento collettivo. Fiom Cgil vuole estendere a tutti il contratto di solidarietà

In foto: i lavoratori davanti all'azienda

LECCE - Si sono fermati per 4 ore ed hanno allestito un pranzo solidale all’interno dello stabilimento di Galatina. Questa la modalità decisa dai lavoratori dell’azienda Sirti per aderire allo sciopero nazionale proclamato oggi, dalle 12.30 alle 16.30.

Il motivo? L’azienda pare intenzionata a tirare dritto sulle procedure di licenziamento collettivo che riguardano 32 lavoratori salentini. Stessa sorte è toccata a 833 colleghi disseminati negli stabilimenti di tutto il Paese.

L’astensione dal lavoro ha ottenuto un’adesione ai massimi livelli, pari al 90 percento: “Non abbiamo raggiunto il 100 percento, come al nostro solito, perché ci sono operai ammalati o in ferie”, ha puntualizzato la segretaria Fiom Cgil Lecce, Annarita Morea.

Lo sciopero, lo ricordiamo, rientra nella settimana di protesta nazionale proclamata dopo il vertice tenutosi ieri, 18 aprile, presso il ministero del Lavoro. Un tavolo tra sindacati e azienda che si è concluso con un nulla di fatto ed è stato aggiornato a stretto giro di posta.

Eppure Sirti aveva compiuto un timido passo indietro rispetto alla volontà di ridurre il personale di 833 lavoratori, proponendo al tavolo di trattativa con i sindacati che gli esuberi venissero gestiti attraverso uscite volontarie e incentivate, ricollocazioni interne e con l’utilizzo dei contratti di solidarietà. Al tavolo romano, però, non si è raggiunto alcun accordo tra le parti. E pare che si siano ristretti anche i margini di trattativa con il management di Sirti.

Le organizzazioni sindacali, per parte loro, continuano a battere il tasto sul nodo dei licenziamenti. Sul sito di Galatina, poi, l’obiettivo è quello di spalmare il contratto di solidarietà tra tutti i lavoratori, distribuendo oneri e onori in modo più equo: “L’azienda vuole applicare il contratto solo in alcune divisioni colpite dagli esuberi, come quella delle telecomunicazioni, ma noi crediamo che sia più giusto estenderlo all’intera platea dei lavoratori per contenere gli effetti economici derivanti dalla riduzione dell’orario di lavoro", ha aggiunto Morea.

“I licenziamenti sono stati immediatamente disposti dal nuovo amministratore delegato dell’azienda, al momento del suo insediamento", ricorda la sindacalista.

Secondo Morea, però, la responsabilità della crisi non è solo delle aziende appaltanti ma anche dei committenti: "Telecom ormai bandisce gare al massimo ribasso e non investe sulla rete telefonica dagli anni ’80: così le aziende vanno in sofferenza. Questi sono problemi vecchi, tant’è vero che Sirti negli anni ha già aperto procedure di incentivo all’esodo e prepensionamenti, ridimensionando progressivamente il personale in servizio”.

Secondo Fiom Cgil Lecce la vertenza mette a nudo le storture del sistema di appalti e subappalti: "Chiederemo al presidente della Provincia di istituire un Osservatorio di settore con la partecipazione di parti datoriali, sindacali, enti interessati dai lavori di infrastrutturazione tecnologica, Spesal, consorzi Asi e Ispettorato del Lavoro”.

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Commenti (1)

  • È una diretta conseguenza delle scellerate privatizzazioni operate dai vari governi di sinistra, che hanno affidato nelle mani dei privati strutture strategiche per la Nazione, come Autostrade, Energia e telecomunicazioni. I risultati sono una rete autostradale fatiscente, (vedi Ponte Morandi), e telecomunicazioni da terzo mondo. Basta constatare a che velocità navigano in Internet gli svizzeri e a che misera e vergognosa velocità navighiamo noi. Che come ha scritto il giornalista è causa diretta di una mancanza di investimenti sulla rete telefonica, che addirittura risale al secolo scorso.

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