Gasdotto Tap-Snam, nell'assemblea dei sindaci salentini posizioni distanti

Presenti 37 Comuni, pari a 360mila abitanti. Salvemini ha chiesto di non partecipare al tavolo romano per non acuire la distanza dalle amministrazioni impegnate in prima linea

Una foto dell'assemblea dei sindaci.

LECCE – Mercoledì prossimo, nel tavolo romano sugli investimenti aggiuntivi in relazione ai gasdotti Tap e Snam non ci sarà una posizione unitaria da parte dell’Assemblea dei sindaci della Provincia di Lecce. Una delegazione parteciperà comunque all’incontro di mercoledì per presentare un documento con tutte le posizioni emerse oggi.

Nell’odierna seduta convocata in Provincia dal presidente Antonio Gabellone, ha avuto infatti una funzione di freno rispetto alla “fuga in avanti” delle scorse settimane, la linea del primo cittadino leccese, Carlo Salvemini, incardinata su due esigenze: quella di provare a recuperare, in nome di un pieno vincolo di solidarietà territoriale, il rapporto con i sindaci che oggi non erano presenti per un dissenso politico profondo sull’opera – a partire da quelli di Melendugno, Vernole, Calimera, Martano – e quella di riportare il confronto in un alveo esclusivamente istituzionale con enti locali, governo e Regione Puglia che nell’ultimo incontro presso il ministero allo Sviluppo Economico ha partecipato in maniera sibillina inviando il dirigente Domenico Laforgia in veste di mero osservatore. Per Salvemini, in altre parole, Tap e Snam siedono a quel tavolo senza titolo né legittimità di intrattanere rapporti con il territorio.

“Non aderisco alla tesi degli investimenti aggiuntivi”, ha dichiarato il sindaco di Lecce precisando che per lui è pura schizofrenia considerare separati i due gasdotti che di fatto rappresentano un’opera unica.  Rispetto al metanodotto Snam, quello di collegamento tra Melendugno e Mesagne, ha aggiunto che si è ancora in fase autorizzativa e che tutte le amministrazioni interessate si sono espresse in maniera contraria dopo aver valutato l’impatto dal punto di vista ambientale e paesaggistico, come del resto aveva già fatto il ministero dei Beni Culturali. Continuare. Salvemini ha aggiunto che se poi, come tutti si aspettano, dovesse arrivare il via libera, sarebbero i Comuni interessati dal tracciato, e non altri, gli interlocutori a proposito compensazioni che devono essere di tipo ambientale e non generiche.

Insomma, dal capoluogo è arrivata una interpretazione molto scettica riguardo l’utilità di una “cabina di regia” assemblata così come lo è adesso, nella quale si discute di interventi disparati senza che esista una strategia complessiva che parta dalla premessa che la Puglia ha già dato in tema di produzione di energia senza poter godere dei vantaggi delle fonti rinnovabili: “In tema di decarbonizzazione non ci sono ancora atti vincolanti”, ha detto Salvemini ricordando i primati della Puglia in tema di concentrazione di anidride carbonica, di energia elettrica esportata, di capacità eolica.

Nel corso del dibattito – che è avvenuto alla presenza del prefetto di Lecce, Claudio Palomba - sono intervenuti una decina di sindaci: Mario Accoto di Andrano e Giuseppe Taurino di Trepuzzi, che con Gabellone avevano partecipato all’ultimo tavolo a Roma, hanno spinto per garantire continuità a quella presenza, nella convinzione che poi saranno altri a decidere per il Salento: “Abbiamo il dovere di una linea politica – ha detto Taurino – così come era dovere della Regione Puglia sedere a quel tavolo e non solo osservarlo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Presicce, Riccardo Monsellato: “Mi chiedo perché ho deliberato solo pochi mesi fa, chiedendo come tutti gli altri sindaci una riapertura del confronto sul gasdotto, se poi il tema delle compensazioni riguarda solo i Comuni interessati. Se è vero che io non posso incidere tecnicamente sul progetto, ho però il dovere di una posizione politica”.

Il sindaco di Casarano, Gianni Stefano, nel tentativo di una mediazione tra le due correnti di pensiero emerse nella discussione ha proposto che l’assemblea dei sindaci ponesse al governo come premessa di ogni discussione su questa e altre opere l’assicurazione che non ci sarebbero ulteriori carichi ambientali sul territorio: “Dobbiamo dire che non siamo disponibili a compensazioni economiche”. Domani ci sarà la redazione del documento, ma politicamente è chiaro che l’iniziativa presa da nove sindaci, e avallata da Gabellone al quale i primi cittadini si erano rivolti, non ha fatto breccia e si tiene in piedi senza molta convinzione.

I numeri

Del resto basta guardare i numeri: erano presenti 37 Comuni in rappresentanza di 385mila abitanti. Per la validità delle sedute dell’Assemblea dei sindaci è necessaria la presenza di venti amministrazioni per almeno 200mila residenti, cioè non toglie che più della metà delle amministrazioni hanno disertato la seduta: alcune, come detto, perché radicalmente contrarie, molte altre perché evidentemente non hanno attribuito alcuna utilità all’incontro che pure doveva servire a far emergere una percezione della questione Tap-Snam come una vicenda di tutto il territorio.

I presenti: Andrano, Caprarica, di Lecce, Giuggianello, Monteroni di Lecce, Lecce, Lequile, Diso, Corsano, Galatina, San Donato di Lecce, Squinzano, Surbo, Taurisano, Veglie, Gagliano del Capo, Salice Salentino, Specchia, Castrignano d’ Greci, Carpignano Salentino, Miggiano, Tuglie, Matino, Cursi, Melpignano, Spongano, Trepuzzi, San Cesario di Lecce, Poggiardo, Tiggiano, Presicce, Ortelle, Bagnolo del Salento, Casarano, Salve, Maglie, Copertino, Santa Cesarea Terme.

La protesta

Durante l'incontro una dozzina di attivisti dell'associazione Terra Mia hanno presidiato gli ingressi di Palazzo dei Celestini per sollecitare i sindaci a non accettare il terreno della trattativa con Tap e Snam.

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