Quirinale, bis di Giorgio Napolitano. Rieletto presidente della Repubblica

Dopo il pressing nella mattinata, il Capo dello Stato uscente ha accettato la ricandidatura, ottenendo il quorum e divenendo il primo nella storia repubblicana ad ottenere il doppio mandato al Colle. Tornano le "larghe intese"

@TM News/Infophoto

Roma - Giorgio Napolitano è nuovamente il presidente della Repubblica. Per la prima volta nella storia italiana un Capo dello Stato viene rieletto (successo decretato al sesto scrutinio nella terza giornata utile con 738 voti) e resta per un doppio mandato al Quirinale. Il vuoto della politica, che si ripiega su se stessa ed è incapace di uno sguardo d'oltre, ha scelto una manovra contorsionista e degna di una Restaurazione per uscire dall'angolo del proprio smarrimento, senza davvero risolvere i propri equivoci.

Le porte ad un Napolitano bis, votato a maggioranza con un accordo tra Pd (non senza defezioni) Pdl (ma senza Fratelli d'Italia) Scelta Civica e Lega Nord, si sono spalancate, quando nelle prime ore della mattinata, ha preso il via un pressing trasversale sul presidente uscente per chiedergli di rivedere il proprio diniego su una eventuale riconferma. Diniego revocato intorno alle 14.30, quando con una nota ufficiale e dopo aver incontrato Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi e Mario Monti, "Re Giorgio" ha accolto la richiesta dei rispettivi partiti.

Un paradosso dentro lo stallo istituzionale affrontato nel peggior modo possibile, dentro del principio gattopardesco del "cambiar tutto per non cambiar nulla". E con la politica che si affida all'uomo delle emergenze, peraltro ultraottantenne, utilizzato ancora una volta come "santino" per tirarsi fuori dalle sacche delle proprie incapacità. E, con tutto il rispetto per la persona (ma lo stesso Napolitano aveva espresso il dubbio tacciando come "ridicola" ogni ipotesi di secondo mandato), la domanda è se davvero in Italia non esistesse nessuna opzione alternativa.

Ora è inevitabile pensare che l'accordo sancito attorno al presidente della Repubblica apra autostrade alle larghe intese, riproponendo il centralismo del Capo dello Stato e la convergenza su un esecutivo collegato alla sua figura: circola già l'ipotesi di Giuliano Amato possibile premier, con il gruppo dei dieci saggi come ministri del governo. Circola il toto-nomi, con Enrico Letta e Gaetano Quagliarello come vicepremier, Mario Monti agli Esteri, Anna Maria Cancellieri agli Interni e Luciano Violante alla giustizia. Quanto siano fittizie queste indiscrezioni, lo si capirà nelle prossime ore.

All'esterno del Parlamento, però, una manifestazione di cittadini che protesta contro questa evoluzione politica e sostenendo il nome di Stefano Rodotà, giurista candidato dal M5S e sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà. Intanto Beppe Grillo è in viaggio su Roma per aggregarsi ai manifestanti, dopo aver parlato di "golpe", con la presa di distanze ufficiale da questa rilettura dello stesso Rodotà.

I dati del sesto scrutinio

Giorgio Napolitano 738, Stefano Rodotà 217, Sergio De Caprio 8, Massimo D'Alema 4, Romano Prodi 2, Francesco Guccini 1, Michele Pisacane 1, Silvio Berlusconi 1, Renato Schifani 1.

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