Giustizia al collasso, uffici dimezzati: i sindacati proclamano lo sciopero nazionale

Il Tribunale, a causa degli imminenti pensionamenti, “non potrà più garantire molti servizi al cittadino”. Chiesto un piano di assunzioni al ministro Bonafede

Foto di repertorio: il tribunale di Lecce

LECCE - Gli uffici giudiziari di Lecce si sono dimezzati. E il problema della grave emorragia di personale impensierisce i sindacati, convinti che la buona amministrazione di un settore così delicato passi anche, e specialmente, dalla valorizzazione dei dipendenti.

La situazione è drammatica anche a Lecce dove gli uffici sarebbero prossimi al collasso. Persino il Tribunale, a causa degli imminenti pensionamenti, “non potrà più garantire molti servizi al cittadino”.

Questi i numeri: su 218 unità previste vi sono oltre 40 posti vacanti; di questi: 35 solo tra i funzionari, poi vi sono 17 ausiliari in più rispetto alla pianta organica, che ne prevede 22, e che danno un apporto significativo alla funzionalità degli uffici. Anche se non riqualificati, svolgono mansioni superiori.

Spirano venti di tempesta, tant'è che Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa hanno proclamato lo sciopero nazionale per il prossimo 28 giugno. Due le richieste rivolta al ministro Bonafede: un piano di assunzioni e la valorizzazione del personale in servizio.

“Il ministro ha fatto orecchie da mercante – puntualizzano i segretari -. Non ci stiamo: in ballo non ci sono solo i diritti sacrosanti dei lavoratori, ma la funzionalità stessa di uno dei servizi più importanti dello Stato. Da troppi anni i lavoratori mandano avanti la macchina giudiziaria fra mille difficoltà, nonostante un salario accessorio sempre più ridotto ed erogato con grave ritardo”.

Intanto tutti gli operatori del comparto sono chiamati a partecipare all'assemblea che si terrà domani, 20 giugno, alla presenza della coordinatrice della delegazione nazionale trattante giustizia della Fp-Cgil, Felicia Russo, del coordinatore nazionale della Uil-Pa, Cosimo Rizzo; il segretario della Cisl-Fp, Gianni Farchi; il coordinatore regionale Giustizia Fp-Cgil, Mimmo Sardelli.

La dimensione nazionale del problema

La vertenza giustizia è preoccupante su tutto il territorio nazionale. I sindacati hanno infatti tentato di far rispettare gli accordi del 2017, ma senza successo. Lo stesso dicasi per il piano straordinario di assunzioni, visto che l’anno prossimo, secondo fonti del ministero, mancherà il 50 percento del personale.

Tutto fermo anche sul fronte delle trattative sul Fondo unico di amministrazione (Fua) 2018, aperte a gennaio.

I dati diffusi dal sindacato restituiscono una fotografia impietosa. L’attuale dotazione organica del ministero è di 43 mila 658 unità: ci sono 9 mila 265 posti vacanti, se consideriamo che nel 2018 ci sono state 2 mila 217 unità in uscita e nel triennio 2019-2021 si stima un decremento di oltre 5mila unità, senza contare gli effetti di “quota 100”.

Altro nodo da sciogliere è quello dell'anzianità di servizio, considerando che l'età media è di 57 anni. I lavoratori sono sottopagati e demotivati. “Così si sta mettendo a serio rischio l’apertura degli uffici giudiziari e la giustizia quale diritto costituzionalmente garantito – denunciano i sindacalisti -. La percezione della giustizia da parte dei cittadini è legata alla sua maggiore o minore efficienza e alle maggiori o minori risorse impegnate per garantire il diritto. Per rendere effettivo il diritto dei cittadini c’è bisogno di una giustizia che funzioni, a tal fine è necessario impegnare  risorse e strumenti adeguati”.

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