Goletta verde setaccia il mare di Puglia. Tre impianti ‘fuorilegge’ nel Tacco

La celebre nave di Legambiente ha analizzato le coste: metà depuratori risultano fuori legge a causa della carica batterica troppo elevata e nociva per la salute. problema si ripresenta ogni estate. Ora l'associazione chiede l'intervento delle istituzioni

Goletta Verde (@TM News/Infophoto)

LECCE - Sono 187 i depuratori che coprono il servizio in Puglia, 12 gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo, 33 sottoposti a procedimento penale, 37 destinatari di una nuova procedura di infrazione dell'Unione europea. Ammontano a 47, invece, gli interventi di potenziamento e adeguamento per risolvere le criticità sulla depurazione. Il trend, tutto sommato, non è negativo ed è questo il dato più positivo che emerge dai monitoraggi di Goletta Verde in Puglia.

Ovviamente, però, la strada risulta tutta in salita.  La celebre nave di Legambiente ha infatti setacciato 865 chilometri di costa e, su 31 punti monitorati, quasi la metà sono risultati  “fuorilegge” perché la carica batterica delle acque è risultata al di sopra dei valori consentiti dalla legge. Il problema non è banale perché l’inquinamento derivante dagli scarichi non depurati presenta tracce di escherichia coli e enterococchi intestinali, potenzialmente pericolosi per la salute dei cittadini.

Per quanto riguarda il Salento, su 8 prelievi effettuati nel leccese, tre sono risultati “fuorilegge”. Fortemente inquinato è risultato il campionamento allo sbocco del canale su Lungomare Colombo in località Marina di Leuca di Castrignano del Capo. “Inquinato”, invece, il giudizio per le acque campionate a Tricase (alla foce del canale del Rio a Marina Serra) e a Porto Cesareo (sbocco canale presso via Pontano in località Torre Lapillo). Entro i limiti di legge, infine, gli inquinanti riscontrati allo sbocco del canale presso la spiaggia Scalo di Fuorno, sempre a Porto Cesareo, a Gallipoli (spiaggia fronte via Cantauro, località Rivabella e allo sbocco canale dei Samari, località I Foggi), a Salve (sbocco canale località Torre Pali) e a Corsano (sbocco scarico a torre Specchia).

Questa, in buona sostanza, è la fotografia scattata dalla nota campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste italiane, realizzata anche grazie al contributo del Cooy, Consorzio obbligatorio degli oli usati che in questi giorni sta facendo tappa in Puglia.

 “È un quadro, quello scaturito dalle analisi dei nostri tecnici, che conferma le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci dei fiumi e dei torrenti ma anche dagli scarichi – ha dichiarato Simone Nuglio, portavoce di Goletta verde nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati – . Il nostro compito non è quello di assegnare patenti di balneabilità ma segnalare le situazioni di inquinamento che registriamo, per spronare gli enti preposti a individuare e risolvere la causa scatenante di queste criticità”.

Il tema della depurazione, ogni estate, si ripresenta in tutta la sua complessità. E stagione dopo stagione, rimangono numerosi nodi da sciogliere. “I numeri evidenziano una situazione in chiaro scuro –  ha confermato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – . Da una parte sono state avviate le procedure per il potenziamento dei depuratori, sebbene si è ancora in attesa dell'avvio dei lavori, dall'altra insistono situazioni in cui depuratori scaricano nel sottosuolo, sono sottoposti a procedimento penale o, ancora, sono oggetto di procedure di infrazione da parte dell'Unione europea”. Ù

Gli scarichi nel sottosuolo, vietati dalla norma nazionale, costituiscono l’8 percento del totale, ovvero 14 impianti di cui 2 si trovano a Matino e Parabita: entrambi sono stati dismessi nel marzo 2014  e le rispettive portate sono state convogliate nell’impianto di Casarano nuovo.

Un caso su tutti, da non sottovalutare, è poi quello del Comune di Porto Cesareo rimasto senza fogna  e privo di un sistema di depurazione. Ma più in generale L’Acquedotto pugliese stima che le irregolarità nel refluo in ingresso riguardano il 41 percento del totale degli impianti, cui si aggiungono gli scarichi abusivi. L’intera regione ha conquistato un temibile terzo posto, nel 2013, per numero degli illeciti commessi a danno del mare, nell’ambito del dossier ‘Mare Monstrum’  di Legambiente.

Inoltre, proprio alla vigilia della stagione balneare, l’Unione europea ha avviato una nuova procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane che si aggiunge a due condanne già subite dal nostro Paese che hanno coinvolto numerosi agglomerati pugliesi.

Per queste ragioni l’associazione si è attivata per chiedere al governo di via Capruzzi interventi risolutivi e immediati. Un ruolo importante, però, deve essere anche quello dei sindaci delle città e dei piccoli centri pugliesi “che devono abbandonare ogni campanilismo e farsi promotori di una stretta collaborazione per ripristinare la completa funzionalità di tutti gli impianti imputati".

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