I deputati del M5S su Cgil e stampa: "Allarme campato in aria"

Cinque parlamentari salentini replicano in maniera netta alla posizione della Cgil sul "decreto Dignità" e accusano gli organi di informazione di superficialità

Febbraio 2013, una foto di gruppo degli allora candidati del M5S.

LECCE – Cinque deputati del M5S hanno firmato una nota stampa che di seguito riportiamo a proposito del “caso Comdata” e del mancato rinnovo di numerosi contratti a termine a causa, secondo la Cgil, degli effetti collaterali del Decreto Dignità voluto dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. I “portavoce” pentastellati contestano il merito della posizione assunta dal sindacato con una nota di giovedì e il metodo, rimproverando gli organi di informazione di non aver fatto i dovuti approfondimenti.

“Un sindacato lancia un allarme campato in aria e strumentale e certa stampa non va a fondo alla notizia attaccando una legge che non ha niente a che vedere con l'accaduto, diffondendo l'idea che centinaia di lavoratori interinali perderanno il lavoro nel Salento a causa del Decreto Dignità. Per fortuna i cittadini sanno che il Decreto Dignità è diventato attuativo solo da due giorni. Continua questa operazione di rovesciamento della realtà per screditare il MoVimento 5 stelle, anche a costo di perseguire tesi ridicole e, secondo quanto ci è stato assicurato, assolutamente false”. Lo dichiarano i deputati del MoVimento 5 Stelle, Veronica Giannone, Leonardo Donno, Soave Alemanno, Diego De Lorenzis, Nadia Aprile e Michele Nitti.

"Dopo gli articoli apparsi ieri su alcuni quotidiani locali, ci siamo interfacciati con i sindacati Cigl e Uil. Entrambi i referenti hanno confermato che non c’è stato nessun licenziamento da parte della Comdata ma che ai circa 130 lavoratori interinali è scaduto il contratto e non c’è stato rinnovo per l’abbassamento dei flussi di lavoro, così come accade ogni anno in questo periodo. Inoltre, a circa 300 persone sono stati rinnovati i contratti e, entro due mesi, 120 lavoratori saranno stabilizzati con un contratto a tempo indeterminato”.

“Queste operazioni di informazione distorta della realtà – proseguono i cinque - ledono soprattutto i cittadini: dopo anni di precarizzazione selvaggia, con il decreto dignità ripristiniamo i diritti; con la crescita e gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato siamo certi che si vedranno presto tutti gli aspetti positivi di questa riforma”.

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Qualche precisazione

Fino a qui il comunicato, rispetto al quale sono doverose alcune precisazioni: le aziende, ovviamente, hanno tenuto conto dei contenuti del decreto legge (che è legge da subito, salvo il venir meno dei suoi effetti in caso di mancata conversione) sin dal primo momento della sua emanazione, sapendo che dal 1 novembre sarebbero state effettive le disposizioni per i nuovi contratti e per quelli stipulati prima della sua entrata in vigore. Proprio su questa seconda tipologia pare fondarsi il "caso Comdata". La notizia che riprendeva la posizione di Cgil, poi, non è stata solo ripresa da quotidiani locali ma anche da molti nazionali. Tra l'altro di questo tema si discuta da almeno un mese, con casi in tutto il Paese: Il Sole 24 Ore ha stimato in 900mila la platea di precari che potrebbero risentire delle conseguenze, certamente indesiderate, del decreto.

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