"Il lavoro non si tocca": dipendenti Gial Plast incatenati nel Comune di Gallipoli

Alcuni lavoratori nel corso del Consiglio hanno reclamato il "diritto" ad essere reintegrati sul posto dalla ditta. Solidarietà dell'amministrazione cittadina

In foto: un lavoratore che si incatena a Palazzo Balsamo

GALLIPOLI – “Il lavoro non si tocca. Non siamo mafiosi”: questi striscioni campeggiavano, questa mattina, nell'aula di Palazzo Balsamo. I lavoratori di Gial Plast hanno infatti deciso di alzare il tiro della propria protesta, portando le loro istanze all'interno del Consiglio comunale di Gallipoli.

Alcuni dipendenti si sono simbolicamente incatenati alla sedia, nell'aula di Palazzo Balsamo quando mentre era in corso la seduta, per attirare l'attenzione dell'amministrazione comunale sul problema occupazionale e chiedere di essere convocati in prefettura per convincere l'azienda a fare un passo indietro sui licenziamenti considerati “illegittimi”.

Come noto, ormai, la società che gestisce il servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti in molti comuni salentini, compresa la città bella, è stata raggiunta da interdittiva antimafia, firmata dal prefetto Cucinotta. Gial Plast, e in via preventiva ha deciso di mandare a casa alcuni dipendenti che scontato problemi precedenti con la giustizia.

Il sindacato Cobas si è sempre messo di traverso a questa decisione, sostenendo che la società dovesse rivedere le proprie decisioni: “Quei licenziamenti sono motivati da reati commessi ed espiati oltre 20 anni addietro: ciò non prova alcun tipo di relazione e di infiltrazione mafiosa dei giorni nostri”, ha ripetuto il referente Giuseppe Mancarella.

La presunta illegittimità risulterebbe addirittura “rafforzata” dalla sentenza del tribunale di Lecce che ha sospeso la misura di interdittiva antimafia. "Siamo arrivati quindi all’assurdo che i lavoratori innocenti  rimarranno a casa mentre l'azienda potrà tranquillamente tornare ad esercitare la sua attività”, ha ribadito il sindacalista.

Gli esponenti del sindacato di base, che hanno già promosso un paio di mobilitazioni del dipendenti ai piedi della prefettura di Lecce e anche a Taviano, dove la società ha la sua sede legale, sono riusciti a strappare un incontro con gli amministratori della srl.

“Anche questo colloquio, che si è svolto il 19 luglio, si è concluso con un nulla di fatto – ha spiegato Mancarella -. A questo punto chiediamo che l'intera vicenda sia posta all'attenzione del dottor Bellantone in quanto amministratore giudiziario, e di conseguenza chiediamo di conoscere i motivi ostativi per i quali 30 dipendenti non possono essere reintegrati sul posto di lavoro, essendo venuto meno il giustificato motivo oggettivo che era alla base dei licenziamenti”.padri gial plast-2

“In questa vicenda gli unici ad aver pagato il prezzo più alto sono i 30 lavoratori e le rispettive famiglie che oltre a rimetterci il posto di lavoro hanno rimesso la dignità personale e familiare. Il posto di lavoro rappresentava l’unica fonte di sostentamento e di sicurezza economica per le famiglie dei lavoratori licenziati da Gial Plast che non percepiscono un centesimo da ben 4 mesi”, ha rimarcato il collega Bobo Aprile che ha partecipato alla protesta che si è tenuta a Gallipoli.

Al termine della manifestazione, il Consiglio comunale ha preso posizione sulla vertenza e ha scritto una lettera di solidarietà con cui chiede alla ditta appaltatrice di revocare immediatamente “la decisione ingiusta dei licenziamenti per restituire dignità professionale e umana ai lavoratori”.

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