Il Lido Salapia inizia a venire giù e il prossimo passo sarà il chiosco

Iniziato lo smantellamento della struttura già sequestrata e poi abbandonata. L'assessore Miglietta: "Armonizzare il paesaggio, interverremo anche accanto"

Fotografie di Antonio Quarta.

LECCE – Un operaio sul tetto di una cabina inizia a smantellare i pannelli di legno. Altri, i piedi affondati nella sabbia, studiano come smontare le porte. Pian piano, un pezzo alla volta, il rudere di legno un tempo noto come Lido Salapia sparirà del tutto. Dal lungomare Giovanni da Verrazzano gli occhi dei passanti potranno tornare a posarsi su un’ampia fetta di panorama, dai resti del Molo di Adriano, passando dalle struttura balneari che ricadono nel versante vernolese, fino in fondo, dove la folta macchia mediterranea diventa oasi delle Cesine.

I lavori iniziati in mattinata

I lavori tanto attesi, annunciati ufficialmente a settembre, sono iniziati questa mattina, un po’ in sordina. Il meteo per ora è stato clemente (c’era il rischio, in caso di maltempo, di un rinvio) e così una ditta incaricata dall’amministrazione comunale ha iniziato a smantellare quello che, nato come un progetto importante soprattutto per la sua utilità sociale (un lido pensato anche per le esigenze dei diversamente abili) si è trasformato nel tempo in un piccolo ecomostro in stato di abbandono a San Cataldo, la principale marina di Lecce, dopo i sequestri per occupazione abusiva di spazio demaniale e difformità edilizie.

Video: gli operai nel cantiere

Un inesorabile declino

Una delle tante storie di cortocircuito istituzionale all’italiana. Realizzato nel periodo dell’amministrazione dell’ex sindaco Paolo Perrone e dato in gestione a una cooperativa di dipendenti comunali, nell’ottobre del 2013 sulla struttura scattarono i sigilli della guardia costiera di Otranto.

Da allora, un declino inesorabile. Mangiato dagli agenti atmosferici, senza manutenzione, quindi anche insidioso per chi vi si fosse avventurato, divenuto ricettatolo di sporcizia, con il cambio di casacca a Palazzo Carafa, si è deciso per il suo abbattimento e per il riciclo dei materiali. Non solo. Accanto, nel frattempo, è sorto anche un chiosco, con permesso rilasciato il 27 maggio scorso, un paio di settimane prima delle elezioni per le comunali. Una concessione che l’attuale amministrazione del sindaco Carlo Salvemini ha già detto in passato di non voler rinnovare, ribadendo il concetto oggi, attraverso le parole dell’assessore all’Urbanistica, con delega alle Marine, Rita Miglietta.

Lo smantellamento del Salapia, per l’assessore, “ha un valore simbolico, ma anche concreto e politico, perché è il ripristino di una situazione di legalità, nel senso di rispetto delle regole, di gestione del demanio marittimo e di tutela della costa”.

“Il Lido Salapia – ha aggiunto - è stato attraversato da una serie di errori che si sono concatenati ed era giusto rimuoverlo”. E non è mancato anche un riferimento chiaro alla struttura attigua. “Il prossimo passo – ha proseguito - sarà intervenire lì dove c’è un chiosco dato in concessione senza la dovuta trasparenza e concorrenza per garantire a tutti le opportunità di economia e per pensare l’intero litorale di San Cataldo coerentemente a usi collettivi sportivi e anche economici”. “Noi – ha sottolineato - sappiamo di dover offrire servizi e stiamo lavorando con il nuovo Piano comunale delle coste a garantire spiagge attrezzate per tutta la collettività e per i soggetti vulnerabili”.

"Armonizzare il paesaggio"

C’è anche un altro aspetto, quello, non meno importante, di un riequilibrio del paesaggio. “La questione del Salapia – ha aggiunto, infatti, Rita Miglietta - significa anche un’altra cosa, che dobbiamo concentrarci sulla garanzia di decoro, bellezza, proporzione delle strutture degli stabilimenti balneari e, in generale, di tutto ciò che può essere a servizio del turismo balneare”.

“Le altezze, gli ingombri, i colori delle strutture devono essere ben armonizzati con il paesaggio: è anche per questa ragione che il Salapia sarà rimosso, perché non rispettava precisi canoni di bellezza e giusto inserimento nel paesaggio. Ed è la stessa motivazione – ha concluso - che fa sì che oggi, il chiosco autorizzato dalla precedente amministrazione, non possa trovare continuità di previsione”. Insomma, un primo passo è stato fatto. E questa mattina, parole e delibere si sono concretizzate in una squadra di operai specializzati al lavoro.

Materiali da riciclare

"Da qui a trenta giorni, ma sono certo anche prima - dichiara il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Delli Noci - saremo in grado di liberare completamente una parte importante del nostro litorale che, ad oggi, rappresenta soltanto un pericolo per la sicurezza dei cittadini e uno sfregio per la marina di San Cataldo, che merita tutta la nostra attenzione".

"Come avevamo annunciato - aggiunge - , tutto il legno recuperato sarà riutilizzato dalle associazioni che ne hanno fatto richiesta: l'associazione Archistart che lo riutilizzerà per alcune installazioni durante la Summer School 2018, il Wwf che lo riutilizzerà per le attività nella Foresta urbana in Via San Cesario e i due gruppi scout della città, Agesci e Cngei, che lo utilizzeranno nel Parco Baden Powell. Il primo obiettivo in tempi molto stretti è quello di restituire decoro e rendere di nuovo fruibile una parte di territorio che appare oggi in completo stato di abbandono e di degrado".

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