Illuminazione al cimitero, altri sei mesi d’indagine su Mellone e la sua giunta

Accolta la richiesta di proroga delle indagini sul risvolto penale della revoca del servizio alla ditta Borgia, poi reintegrata con un accordo stragiudiziale. Sindaco e assessori indagati per presunto abuso d’ufficio. Il primo cittadino domani in piazza per il terzo bilancio amministrativo

NARDO’ - Dopo la tregua amministrativa sul contenzioso per il servizio dell’illuminazione votiva del cimitero di Nardò, prima revocato e poi tornato nelle mani della ditta Borgia dopo un nuovo accordo di pacificazione con l’amministrazione comunale del sindaco Pippi Mellone, la vicenda prosegue invece sul versante dell’inchiesta penale avviata dopo l’esposto presentato dallo stesso imprenditore neretino, Giovanni Borgia, per denunciare quella che riteneva l’illegittimità perpetrata ai suoi danni da parte della giunta comunale.

Un procedimento finito sul tavolo della procura nei mesi scorsi e che il 17 maggio scorso ha visto accolta da parte del gip, Giulia Proto, la richiesta di proroga del termine per le indagini preliminari (in scadenza il 29 maggio scorso) presentata dal sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Donatella Palumbo. Altri sei mesi d’indagine quelli concessi dal giudice per consentire al magistrato inquirente di operare gli “ulteriori accertamenti investigativi” richiesti nell’ambito dell’indagine avviata per far luce sui presunti abusi degli amministratori neretini nella decisione  e sottoscrizione degli atti di revoca dell’appalto per l’illuminazione cimiteriale.

Sul registro degli indagati, come atto dovuto in seguito all’esposto-denuncia presentato, e con l’accusa di abuso d’ufficio sono finiti il sindaco Pippi Mellone e i componenti dell’allora giunta comunale (poi rimodulata negli ultimi mesi con due cambi in seno all’esecutivo) e nello specifico il vicesindaco Oronzo Capoti, gli ex assessori Ettore Tollemeto e Stefania Albano, e gli altri componenti Mino Natalizio, Gianpiero Lupo, Giulia Puglia, Maria Grazia Sodero. Il provvedimento, che vede citato come parte offesa l’imprenditore Giovanni Borgia, come prassi, è stato notifica ai diretti interessati che avevano cinque giorni di tempo per presentare eventuali memorie difensive. Il dispositivo del Tribunale di Lecce di proroga delle indagini è stato notificato ad un anno esatto dallo scontro tra il sindaco Mellone e l’imprenditore Borgia nel corso di un comizio in piazza tre Palme. E domani sera, nella stessa piazza, il primo cittadino di Nardò, ha programmato il suo terzo comizio per fare il bilancio amministrativo. A seguito degli ulteriori accertamenti da parte della procura si saprà se verrà formulata una richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione per gli otto amministratori neretini. Il primo cittadino è difeso dall’avvocato Giuseppe Corleto, mentre l’imprenditore Giovanni Borgia è tutelato dallo studio Conte.                              

Mellone: “Atto dovuto, noi andiamo avanti”

Sulla questione il sindaco Pippi Mellone ha esternato il suo pensiero in attesa di chiarire ulteriormentei contorni della vicenda nel comizio di domani sera. “Io e gli assessori della mia giunta siamo indagati per abuso d’ufficio per la vicenda della revoca del servizio di illuminazione votiva alla ditta Borgia” dice Melone, “si tratta di un atto dovuto, che ci è stato notificato alcune settimane fa e che ora, solo ora e improvvisamente, è arrivato nelle redazioni dei giornali. Ogni volta che qualcuno presenta una denuncia viene aperto un fascicolo, è la prassi e sono sorpreso dal fatto che, dopo un mese, sia diventato una notizia. Sono certo che la magistratura saprà lavorare in fretta e correttamente. Noi sappiamo di aver operato sempre nel pieno rispetto delle regole” incalza il primo cittadino, “non possiamo che essere tranquilli, molto tranquilli, visto che la revoca è stata ritenuta legittima dal giudice amministrativo, con una sentenza del Tar di Lecce, e che tutta la querelle è stata definitivamente risolta nel merito, con l’accordo stragiudiziale con Borgia. Soprattutto siamo fieri di aver agito, con pieno profitto, nell’interesse dei neretini” conclude il sindaco, “e delle casse pubbliche, con il canone ridotto da 24 a 13 euro, mettendo a norma l’impianto. Anche se farlo, come si vede, puó essere molto rischioso. Ma io e la mia squadra non molliamo di un centimetro. Chi pensa di metterci in difficoltà con queste bazzecole, non ci conosce”.

L’Opposizione: “Mai la città aveva avuto sindaco e giunta indagati”

L’indagine aperta dalla procura della Repubblica di Lecce a carico del sindaco Mellone e di tutti gli assessori della sua giunta non sorprende certo chi da tempo combatte la battaglia politica contro le scelte dell’amministrazione comunale. “Fin dall’inizio della guerra amministrativa intrapresa da Mellone contro la ditta Borgia, per quanto attiene all’illuminazione votiva” scrivo in una nota congiunta i consiglieri dell’opposizione Lorenzo Siciliano, Paola Mita, Daniele Piccione, Giancarlo Marinaci, Carlo Falangone e Roberto My, “abbiamo più volte rimarcato come la stessa fosse contraddistinta sia da scarsa trasparenza, sia da un enorme dispendio di soldi pubblici. I neretini, infatti, oggi pagano un canone leggermente inferiore da un lato, mentre dall’altro sono costretti a pagare, tramite le tasse comunali, gli oltre 120mila euro spesi da Mellone e i suoi per una battaglia che si è rivelata una farsa sulla pelle dei contribuenti, con l’appalto prima revocato e poi riassegnato alla ditta Borgia. Ovviamente siamo garantisti, non come il sindaco Mellone, a singhiozzi e a seconda delle persone investite dalle inchieste giudiziarie” concludono i consiglieri, “ e confidiamo nel lavoro della magistratura, ma non possiamo non sottolineare come nella storia della città di Nardò non si sia mai verificato che, in un solo colpo, un sindaco e l’intera giunta municipale venissero indagati per abuso d’ufficio”.

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