Impianto per compost e biogas: azienda rassicura, le obiezioni restano

In consiglio comunale, aperto alle associazioni, si è discusso del progetto proposto da Metapulia per la zona industriale, tra Lecce e Surbo. L'iter è in corso: decisivo il parere della conferenza di servizi

Una foto durante la discussione sul progetto di Metapulia.

LECCE – Sul progetto di impianto per la produzione di compost e biometano nella zona industriale, il Comune di Lecce ha un atteggiamento “consapevolmente prudenziale”, in linea con quanto già espresso in sede di conferenza di servizi con la presentazione di 24 questioni, approfondite dai settori Ambiente e Urbanistica, relative a criticità e perplessità rilevate nella documentazione.

Del progetto promosso da Metapulia si è discusso in consiglio comunale: l’iniziativa è partita da una richiesta di Arturo Baglivo, del M5S, ed è stata accolta in breve tempo. L’amministratore dell’azienda, Piero Seracca Guerrieri (nella foto, sotto), con l’ausilio di un ingegnere, ha illustrato sinteticamente le caratteristiche progettuali. Attraverso le tecnologie adottate, è stato spiegato, sono di fatto esclusi impatti odorigeni, emissioni inquinanti nell’aria e nell’acqua. Sono state ribadite le rassicurazioni sul rispetto delle distanze dai centri abitati (Surbo e Lecce) ed è stata affermata la convenienza economica per gli enti comunali che nel complesso potrebbero risparmiare oltre cinque milioni di euro ogni anno (fino a uno e mezzo solo per Lecce).

L’assise cittadina è stata aperta alla partecipazione delle associazioni interessate alla questione, che hanno potuto così argomentare la propria contrarietà al progetto (come risulta anche dalle osservazioni in sede di conferenza dei servizi): sono così intervenuti Antonio De Giorgi per Italia Nostra, Leila Cagnolo per il movimento politico “La Casa del Popolo” Giovanni Seclì per Forum Ambiente e Salute, Raffaele Cesari per la Rete nazionale legalità per clima, Raffaella Gismondi per l’Isde (associazione medici per l’ambiente, totalmente contraria), e Vittorio De Vitis per il Wwf.

Tra i temi posti il sovradimensionamento rispetto alle esigenze del territorio: l’impianto dovrebbe accogliere la Forsu di 27 comuni, prevedendo anche la possibilità di conferimenti da fuori regione. Una capacità che le associazioni motivano con la necessità di arrivare a una dimensione che copra i costi industriali previsti.

Non convince affatto le associazioni nemmeno la scelta di puntare sul processo anaerobico (senza ossigeno) di trattamento, funzionale alla produzione di gas da immettere nella rete nazionale, tanto che l’interrogativo posto dal Forum Ambiente e Salute è se si tratti di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti o di uno per la produzione di energia. Più in generale è stata affrontata la questione della chiusura del ciclo dei rifiuti attraverso piccoli e medi impianti pubblici e non grandi progetti privati.

In totale sono state 52 le osservazioni sollevate dai vari enti che siedono al tavolo della conferenza dei servizi, che tornerà a riunirsi a gennaio, quando Metapulia avrà prodotto le integrazioni documentali richieste in prima battuta. È la seconda volta che l’azienda prova a raggiungere il traguardo del parere favorevole, convinta della bontà della propria proposta.

Angela Valli, assessora all’Ambiente, ha ripercorso le principali criticità rilevate nella proposta: dal dimensionamento (che si presume eccessivo) dell’area riservata al compostaggio, alla previsione di un unico ingresso per i mezzi passando per le modalità di conferimento dei carichi. Un elemento che per l’amministrazione rappresenta quasi una condicio sine qua non, ha precisato, riguarda poi la necessità di una polizza fideiussoria che consenta all’ente di non gravarsi di interventi economicamente onerosi in casi di dismissione dell’impianto.

L’assessora all’Urbanistica, Rita Miglietta, ha ricordato gli approfondimenti richiesti dal settore che presiede: riguardano, tra l’altro, la consistenza dei volumi delle superfici coperte, le distanze dai confini dei centri urbani. Dal punto di vista della destinazione d’uso dei lotti interessati, invece, non ci sarebbero incompatibilità con la pianificazione vigente.

Adriana Poli Bortone ha auspicato che il dibattito possa proseguire coinvolgendo altri attori del territorio, come l’osservatorio per il clima, ma ha anche affondato il colpo sul piano politico, sancendo il fallimento della politica regionale in tema di rifiuti. Per il consigliere Scorrano la mappatura nel dettaglio metterebbe in evidenza il mancato rispetto (in questo caso ci vorrebbe una deroga).

Il sindaco, Carlo Salvemini, chiudendo i lavori, ha sostanzialmente rivendicato l’attenzione con la quale gli uffici comunali stanno seguendo tutte le tappe della vicenda e la priorità per l’amministrazione di tutelare salute e ambiente. Il primo cittadino si è detto convinto che il ruolo decisivo è quello della Regione nell’ambito del piano sull’impiantistica, sostanzialmente incompiuto e che privilegia la titolarità pubblica. Di contro, ha aggiunto, l’incertezza sui tempi di attuazione pone il problema della chiusura del ciclo dei rifiuti che grava anche sui conti delle amministrazioni con costi di conferimento e smaltimento salati: “Lo status quo non può essere procrastinato ancora a lungo”.

La discussione si è chiusa con la votazione all'unanimità (24 voti) di un ordine del giorno che impegna l'amministrazione a favorire  la chiusura del ciclo dei rifiuti nel rispetto della salute e dell'ambiente e favorire ulteriori momenti di approfondimento pubblico.

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