Impianto per la cremazione: garanzie dal sindaco e precisazioni dalle ditte

Pasquale Barone assicura che il tempio sorgerà solo se sarà dimostrata l'innocuità delle emissioni e un ritorno economico per la comunità

Un rendering del progetto.

BOTRUGNO – Il sindaco di Botrugno assicura che il progetto per un impianto crematorio diventerà realtà se si dimostrerà l’assoluta innocuità delle emissioni e il ritorno economico per tutti i cittadini in termini di abbassamento dei tributi e miglioramento dei servizi.  Altrimenti, precisa il primo cittadino, una clausola prevede la facoltà per l’amministrazione comunale di recedere senza alcun onere.

Pasquale Barone reagisce agli striscioni esposti nel suo comune e alle notizie messe in circolazione due giorni addietro dal movimento “Apertamente”, al quale fa riferimento la minoranza consiliare. E sulla vicenda, con la medesima intenzione di chiarire alcune informazioni, interviene anche l’associazione temporanea di imprese che è stata ammessa al project financing.

Intanto la prima certezza - spiega Barone - è che al momento esiste solo un progetto preliminare e che quello esecutivo sarà valutato da un tavolo tecnico al quale parteciperanno specialisti di Arpa, Provincia di Lecce, Asl. Il sindaco assicura poi che la previsione più realistica è di una media di quattro cremazioni al giorno, non di otto, e che l’abitazione più vicina al sito individuato nell’area di espansione del cimitero dista oltre 200 metri (il centro abitato 400).

Le imprese precisano che le royalty per il Comune ammontano al 7,5 per cento (non al 4), che gli anni di affidamento sono 25 (non 30), e che gli abitanti di Botrugno (nonché altri cittadini convenzionati) pagheranno l’80 per cento in meno della tariffa di cremazione. Il cimitero, inoltre, sarà dotato di servizi igienici, di un impianto fotovoltaico che abbatterà i costi delle lampade votive e di altre migliorie consultabili pubblicamente. I benefici economici del Comune, precisano dall’Ati, andranno ben oltre i 15mila euro fino a raggiungere e superare i 70mila euro annui.

“Il Salento – scrivono in una nota la Altair, la Edilver e la Futurcrem - è sprovvisto di un impianto crematorio a servizio dei cittadini ai quali è così precluso il diritto alla cremazione che resta sempre e comunque una scelta personale da rispettare. Proprio a loro è indirizzato il tempio, a chi sceglie la cremazione come ultimo atto della propria esistenza terrena. I templi crematori sono presenti in tutto il mondo da decenni e non hanno mai destato preoccupazioni tra i residenti - altrimenti non si sarebbero diffusi così tanto - e resta un handicap il fatto che il Salento ne sia ancora sprovvisto”. 

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