Xylella, prima riunione della task force regionale. Agronomi in campo per le barbatelle

In 46 tra docenti, ricercatori e studiosi hanno partecipato all’incontro voluto dal presidente pugliese Michele Emiliano. Intanto il presidente dell’Ordine degli agronomi scrive al ministro Martina per chiedere la fine del divieto di movimentazione

LECCE – Si è riunito oggi a Bari il vasto gruppo di ricercatori, docenti universitari e studiosi convocati dal presidente, Michele Emiliano, per discutere di programmi e strategie contro la diffusione del batterio xylella fastidiosa. Hanno partecipato in 46, provenienti dal mondo accademico, dalle associazioni di categoria, dai centri di ricerca.

“Stiamo cercando di capire – ha spiegato il governatore - soprattutto se l’estirpazione delle piante sia così indispensabile come viene sostenuto dall’Unione europea e, ovviamente, i punti di vista sono diversi. Speriamo davvero si possa trovare una soluzione alternativa a una misura non solo al limite dell’insopportabile dal punto di vista naturalistico e dei sentimenti, ma che temiamo insufficiente ad arginare l’espandersi della malattia. Resta il fatto che finché non riusciremo a dimostrare scientificamente che espiantare gli alberi non è necessario, dovremo adempiere agli obblighi internazionali, come stiamo facendo con il piano Silletti”.

Proprio in questo ore sono in Puglia gli osservatori del comitato fitosanitario europeo con il compito di verificare il rispetto da parte dell’Italia delle direttive date nei mesi scorsi: la visita precede la prossima decisione sulla questione della xyella, attesa per la prossima settimana.

Uno dei punti più contestati, oltre all’eradicazione degli ulivi, è il divieto di movimentazione di specie importanti per l’economia del territorio, come le barbatelle da innesto.  In una lettera indirizzata al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, il presidente provinciale dell’Ordine degli agronomi e dei dottori forestali, Rosario Centonze ricorda che “la prossima settimana l’Efsa, autorità europea sulla sicurezza alimentare, deciderà sul futuro del vivaismo viticolo salentino e sulla sopravvivenza di una classe imprenditoriale che conta oltre 40 imprese, che assorbono 700 operai e nel complesso sviluppano 70mila giornate lavorative all’anno. Sono ferme oltre 11,5 milioni di barbatelle: non si tratta di stime, perché, essendo questa una produzione certificata, è tutta effettivamente dichiarata”.

“Nell’imminenza del periodo di commercializzazione, una decisione negativa  o semplicemente decidere di non decidere, metterebbe irreparabilmente in ginocchio tutto il territorio – ha avvisato Centonze -.“Il nostro è un territorio che ha esaltato la sua vocazione ambientale e del vivaismo viticolo ne ha fatto una risorsa che negli ultimi anni ha registrato volumi di fatturato attorno ai 20 milioni di euro, senza contare, poi, l’indotto rappresentato dai produttori di mezzi tecnici e di servizi”.

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