Interdittiva alla Gial plast e appalto rifiuti. Fasano: “Minerva rescinda il contratto”

Dopo il provvedimento preventivo della prefettura il capogruppo di Gallipoli Futura invoca la presa di posizione dell’amministrazione. Quintana: “Il problema non si risolve con i licenziamenti facili"

la sede della Gial Plast

GALLIPOLI – Dopo l’interdittiva antimafia a scopo preventivo e cautelativo da parte della prefettura di Lecce nei confronti della Gial Plast srl di Taviano (la società che da diversi anni opera nel settore della gestione dei rifiuti urbani e che detiene anche l’appalto di igiene urbana dei comuni dell’Aro11 del bacino di Gallipoli)  e la nomina dei commissari governativi, il capogruppo di Gallipoli Futura, Flavio Fasano, ha lanciato un nuovo appello al sindaco Stefano Minerva. “Visto che dopo l’interdittiva del prefetto di Lecce, i legali della Gial Plast hanno avanzato loro la richiesta che venga nominato un commissario, ed è stato appena fatto per la durata di due anni” evidenzia il consigliere comunale gallipolino, “perché in ogni caso la stazione appaltante, ovvero l’Aro11 con capofila il sindaco Minerva, non accusano il bisogno di rescindere in ogni caso ogni rapporto contrattuale con questa ditta che comunque è stato evidenziato dalla interdittiva essere in rapporto organico e diretto con altre ditte già colpite in passato da una misura identica?”.

La vicenda dell’appalto dei rifiuti nei comuni dell’Aro11 e in particolare sul territorio di Gallipoli è da tempo terreno di scontro e contrapposizione politica a Palazzo Balsamo soprattutto per i continui rilievi mossi in questi anni dai consiglieri dell’opposizione (Flavio Fasano, Giuseppe Cataldi e anche Sandro Quintana) che hanno da sempre rintuzzato le vecchie proroghe e le spese per il canone del servizio affidato alla sola Gial plast prima del passaggio definitivo alla nuova Ati (costituito dalla stessa ditta tavianese e dalla Colombo Biagio srl) che gestisce da alcuni mesi l’appalto della raccolta rifiuti, per sette anni, dell’ambito di Gallipoli. Ora il nuovo provvedimento legato per lo più alla ravvisata presenza nell’organico della società, di una trentina su 500 dipendenti totali, raggiunti in passato da condanne penali, nel tempo, per reati cosiddetti spia del condizionamento mafioso, altri in parte incensurati ma ritenuti comunque vicini agli ambienti della criminalità organizzata e, infine, i restanti con precedenti penali generici, e la pendenza di procedimenti penali a carico anche di uno dei tre amministratori della srl, ha riverberato la diatriba politica. Anche e soprattutto sulla ventilata ipotesi di un possibile licenziamento dei lavoratori ritenuti a rischio da parte della società per eliminare alla radice le ipotesi racchiuse nell’interdittiva. La Gial plast ha comunque già incaricato gli avvocati Luigi Quinto e Michele Bonsegna di predisporre ogni iniziativa utile a ristabilire la verità dei fatti e la estraneità della ditta ad ogni tentativo di infiltrazione mafiosa.             

“Il sindaco Minerva, in qualità di rappresentate della città capofila dei comuni dell’Aro11, a distanza di una settimana dal terremoto nell’appalto, non ha accusato alcun bisogno di convocare alcuna riunione dei sindaci dell’intero bacino” lamenta il consigliere Fasano, “da sempre il primo cittadino ha avuto un trattamento di palese favore nei confronti di questa ditta, basti pensare che dopo aver formalmente sottoscritto il contratto di appalto del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti solidi urbani per l’Aro11 al raggruppamento di imprese composto dalla Gial Plast in qualità di capogruppo e dalla Colombo Biagio srl, mandante, che prevedeva un ribasso dei costi del servizio per la città di Gallipoli di circa 1 milione e 300 mila euro per anno, le numerose proroghe che il sindaco ha voluto concedere con ordinanze alla Gial Plast hanno di fatto impedito l’entrata in vigore del nuovo contratto appaltato con evidente danno economico ai cittadini che hanno pagato un tributo Tari molto più alto. Ora” incalza dai banchi dell’opposizione Fasano, “non voglio qui soffermarmi sui contenuti dell’interdittiva perché non sono stati resi noti se non attraverso fonti giornalistiche, ma un minimo di buon senso prima ancora che un minimo di coerenza, avrebbe portato all’assunzione di altre decisioni. A differenza della frettolosa, quanto sorprendente decisione unilaterale del sindaco Minerva” conclude Fasano, “riteniamo invece che al di fuori della richiesta avanzata dai legali della ditta Gial Plast e dell’adesione fornita dalla prefettura e dall’Autorità nazionale anticorruzione di nominare un commissario, resta in testa alla stazione appaltante la possibilità, e per noi l’obbligo, di procedere a recesso contrattuale per totale colpa della Gial Plast non essendo più possibile immaginare che possano ricrearsi le condizioni di affidabilità e trasparenza necessarie per affidare un così delicato ed importante servizio pubblico”.

Fasano e Quintana sul nodo licenziamenti

Dai banchi dell’opposizione gallipolina i consiglieri Flavio Fasano, Giuseppe Cataldi e anche Sandro Quintana hanno preso una chiara posizione anche contro la soluzione dei licenziamenti dei lavoratori in carico alla società di rifiuti. “Ciò che si rischia, ora, è l’apertura di un conflitto tra lavoratori ed azienda perché non è pensabile che coloro i quali sono stati oggetto di licenziamento non procedano alla tutela giudiziaria del loro posto di lavoro” ammonisce Fasano, “ed al tempo stesso avremo una gestione commissariale di una ditta che è stata dichiarata essere non più in regola con i requisiti morali previsti dalla legge. Nella contrattazione collettiva nazionale, per i contratti di questa categoria” esplicita il consigliere di Gallipoli Futura, “è stata apposta, da oltre vent’anni, la così detta clausola di salvaguardia per la quale i dipendenti seguono il servizio e non la ditta, per cui in capo alla ditta subentrante vi è l’obbligo di legge inderogabile di assumente tutto il personale che era in servizio negli ultimi 240 giorni. Se così è, perché è davvero questo che prevede la legge, perché censurare quello che è un obbligo all’assunzione, e non estirpare in radice invece quelle che sono e restano  altre preoccupanti verità  che quasi si occultano sotto vicende giudiziarie personali di alcuni lavoratori che, se pur gravissime, hanno visto i protagonisti pagare il loro debito con la giustizia e per cui, ai sensi di legge, vanno reinseriti nella società civile?”.

L’ipotesi della sfilza dei licenziamenti per i lavoratori colpiti da segnalazione da parte della prefettura viene stigmatizzata anche dal capogruppo di Italia Destati, Sandro Quintana. “Ora tutti pronti a licenziare. Logico e troppo facile adesso lavarsi la faccia sporca riversando le colpe sui lavoratori, facile alzare gli scudi e cercare di ripulire l’anima. Troppo facile spezzare l’anello debole” accusa Quintana, “la politica intanto tace, ha paura di prendere posizione. Fa senso, per non dire altro, il silenzio su questa problematica della politica locale. Licenziare ora per dire, guardate che noi siamo puliti. Si licenzia per gettare intere famiglie con figli, mutui e spese fisse, in mezzo ad una strada. Facile, tutto troppo facile. Eppure,e parlo della situazione gallipolina, quei dipendenti citati sono stati integrati al lavoro da un tribunale”.           

Quintana solleva altre eccezioni ed interrogativi rammentando come quei lavoratori “hanno rinunciato a tanti soldi di risarcimento nelle varie cause di lavoro contro le aziende succedutesi a Gallipoli per poter solo lavorare. E ora che facciamo?” si chiede il consigliere, “denunciamo i giudici del lavoro perché li hanno integrati? Facciamo finta che non esista il patto sociale secondo il quale nel passaggio di consegne tra aziende bisogna mantenere intatta la pianta organica e le categorie? Facciamo anche finta che non esista il reinserimento nel mondo del lavoro per gli ex detenuti? Li buttiamo in strada magari facendoli delinquere ancora? Facciamo pagare, sempre per pulirci la faccia, chi ha già regolato i conti con la giustizia? Perché le istituzioni” conclude Quintana, “anziché chiedere licenziamenti coatti non si chiedono come mai sono state fatte innumerevoli proroghe costate ai cittadini 90mila euro al mese? Perché non si chiede se molti servizi pur presenti nel capitolato e pagati profumatamente non vengono mai espletati? E perché ancora non si chiedono fino a quando possono durare le discariche con costi esorbitanti di conferimento per i cittadini? Questo è ciò che si devono domandare la politica e le istituzioni stesse. Mi sembra, a questo punto, che sia più utile e conveniente a tutti alzare gli scudi e additare nei lavoratori il male assoluto della situazione quando sono tutti a conoscenza invece delle gravi problematiche che ruotano intorno ai rifiuti. Problematiche serie e che vanno risolte. Il coraggio delle azioni impone la risoluzione delle problematiche e non mascherare il tutto con il licenziamento dei lavoratori”.

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