Caso Comdata, la senatrice Bellanova deposita un’interrogazione

L’esponente salentina del Pd chiede spiegazioni e Governo e ministro sui cali occupazionali nel noto call center, effetti del decreto “Di Maio”

Foto di repertorio.

LECCE – Più che una misura virtuosa, lo considera un decreto dagli effetti nefasti. Sondare i cali occupazionali in ComData per gli effetti del Decreto Di Maio. Dopo i dati forniti da Cgil Lecce nei giorni scorsi, a seguito dell’entrata in vigore delle nuove misure a partire dal primo novembre, ora è questo l’obiettivo dell’interrogazione della senatrice Teresa Bellanova, depositata questa mattina, per obbligare ministro e Governo “all’attenzione sui duecento licenziamenti registrati nel call center salentino ComData e, più in generale, sugli effetti – già paventati dalla relazione tecnica di accompagnamento al Decreto e dal presidente dell’Inps Boeri - che l’attuazione del Decreto “Dignità” sta producendo nel mondo del lavoro “, ha sottolineato l’esponente democratica. (Punti a favore e criticità sono stati affrontati dalla nostra testata, in un'intervista con l'esperto, ndr).

“Il 31 ottobre scorso”, ha riportato nell’interrogazione la senatrice Bellanova, capogruppo Pd in Commissione attività produttive, “duecento lavoratori del Gruppo Comdata, il call center più rilevante sul territorio salentino per numero di occupati con circa mille 200 lavoratori a tempo indeterminato cui si sommano circa 800 tra lavoratori in somministrazione e collaboratori a progetto, hanno ricevuto comunicazione del mancato rinnovo del contratto in somministrazione in scadenza al 31 ottobre e stesso destino avevano già vissuto decine di lavoratori nelle settimane passate. Tra essi anche lavoratori ormai strutturati, al lavoro sulle grandi commesse da oltre 18 mesi”.

E ancora: “Non è la prima denuncia pubblica contro gli effetti che, purtroppo in tutto il Paese, sta producendo il decreto n. 87/2018, cosiddetto decreto dignità. Già i dati Istat riferiti a luglio, primo mese di parziale applicazione delle nuove norme del Decreto Dignità, indicavano infatti una crescita di sole 8mila unità di contratti a tempo determinato, pari alla metà dell’aumento di giugno (più 16mila). E anche l’Aidp, associazione che riunisce e rappresenta i direttori del personale delle aziende, ha lanciato l'allarme sul rischio boom di partite Iva e “finti” lavoratori autonomi, considerandolo uno degli effetti imprevisti del Decreto Dignità”.
“Per settimane”, dice Teresa Bellanova, “abbiamo ascoltato Governo e ministro parlare del decreto come di una misura virtuosa, tesa a stabilizzare i posti di lavoro. In realtà gli esiti, come abbiamo allertato più e più volte, sono nefasti: meno lavoro e meno tutele per i lavoratori.
I lavoratori, come dimostra quel che sta accadendo a Comdata, vengono licenziati e le tutele, come la Naspi, durano meno. Lo sapevamo già, perché tutti gli ssservatori lo avevano abbondantemente pronosticato, il disastro che il Decreto avrebbe prodotto. Adesso lo sa anche il ministro Di Maio. Mentre si occupa di un condono o di zittire il dissenso interno al suo movimento, può trovare il tempo per spiegare come intende porre rimedio alle storture create con il suo Decreto, che di dignità non ha niente, neanche più il nome?”.

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