Intervista a Ernesto Abaterusso: "Gasdotto, no alle imposizioni stupide"

Anche nel Salento Articolo 1 - Movimento democratico e progressista, nato da una scissione dal Pd. Per le elezioni nel capoluogo sostegno a Carlo Salvemini

Ernesto Abaterusso.

LECCE – E’ prevista per domani, sabato, alle 10 presso le Officine Cantelmo di Lecce la presentazione del comitato promotore di Articolo 1 – Movimento democratico e progressista con Ernesto Abaterusso,  presidente in Regione Puglia del gruppo consiliare e Stefano Prete,  coordinatore provinciale. Al primo abbiamo rivolto alcune domande.

Anche a Lecce arriva Articolo 1, i cui promotori nella campagna referendaria si sono già fatti sentire. Qual è il perimetro della sinistra per la quale vi impegnate?

Articolo 1 – Movimento democratico e progressista nasce per ricostituire e ricostruire il centrosinistra. Tre anni di Renzi hanno prodotto solo un cumulo di macerie con riguardo al ruolo e alla posizione del Paese che è diventato l’ultimo in Europa per i dati sulla crescita. Tale cumulo peserà sull’azione dei prossimi governi che dovranno farsi carico di rimettere in movimento il nostro Paese e renderlo più credibile agli occhi dell’Europa e del mondo. Tutte le scelte compiute dal governo Renzi in questi tre anni sono state cancellate o dagli italiani, o dalla Corte Costituzionale o dal Consiglio di Stato o dal Governo stesso. Quello che era partito come la più grande novità degli ultimi secoli si è rivelato un vero e proprio disastro sotto ogni punto di vista. Tanto vero che oggi l’80% degli italiani quando sente il nome di Renzi chiude la porta e corre a toccare tutti gli amuleti possibili. A questo quadro si aggiunga che il Pd oggi è solo. Perché nel vano tentativo di rincorrere Alfano, Verdini e Berlusconi ha abbandonato e perso i suoi elettori. Ecco, il perimetro ed il compito di Articolo 1 – Mdp è proprio quello: recuperare al centrosinistra tutti gli elettori che a causa di Renzi sono andati a finire nel non voto o nel M5S e tentare di ricostruire il centrosinistra. Naturalmente ciò va fatto mettendo in atto politiche che mirino alla eguaglianza, al lavoro, alla giustizia sociale, ai diritti. Soprattutto quelli dei più deboli. Chi è animato da voglia, passione e competenza per fare tutto questo è ben accetto. Siamo un cantiere aperto a tutti coloro che vogliono ritornare a dare il loro contributo nelle forme e nei modi che riterranno più opportuni per rimettere in cammino il nostro Paese.

Lo strappo dal Pd vi colloca in campi avversi o siete dei separati sotto lo stesso tetto?

Se il Pd diventa il partito di Renzi che rincorre Berlusconi, andrà a sbattere come è già successo il 4 dicembre. Con un partito simile guidato da uno che non ha un disegno né per il partito né per il Paese diventa complicato il dialogo. Aspettiamo e vediamo.

Tra due mesi si vota per le amministrative in molti comuni del Salento. Farete vostre liste? E nel capoluogo chi sosterrete?

Noi non siamo ancora pronti per presentare nelle elezioni amministrative liste con il nostro simbolo. Siamo in fase di costruzione ed il processo è, evidentemente, rallentato e condizionato dal congresso del Pd. Voteremo i candidati vicini al nostro movimento non escludendo in alcuni casi di dare il nostro sostegno a candidati condivisi con il Pd. A Lecce ad esempio sarà così.

Tiene banco la vicenda del gasdotto Tap: realisticamente quale può essere allo stato dei fatti una via di uscita politica?

L’inadeguatezza di alcune importanti funzioni di governo, il totale asservimento della delegazione parlamentare del Pd ad una politica fatta di prepotenza ed abuso, hanno provocato una situazione molto difficile. La vicenda Tap non può essere gestita da Teresa Bellanova che, novella ayatollah,  pensa di emettere sentenze inappellabili ai danni e sulla testa del territorio. Proprio lei che nel 2013 ha ingannato tutti minacciando di incatenarsi pur di impedire l’approdo Tap a Melendugno pensa di poter dare lezioni anche dalla sua nuova posizione di ultras di Tap a Melendugno. Lei quanto meno parla meglio è. Non lo dico io, sono i risultati a parlare. In ogni campo. In tutta questa vicenda ciò che è mancato è stato un coordinamento politico che ponesse al centro della sua azione la necessità di un tavolo di concertazione tra governo regionale, governo nazionale e istituzioni locali. Il nostro territorio è toccato da un enorme questione ambientale che ci riviene dal passato. La politica e le istituzioni hanno il dovere di trovare soluzioni le più logiche e lo devono fare non con le imposizioni stupide, dannose ed inconcludenti ma con l’acquisizione del consenso. Non ci sono altre strade. L’alternativa è la delegittimazione della politica e delle istituzioni da parte dei cittadini. È esattamente il rischio che si sta correndo a Melendugno.

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