In Tap c'è fiducia: "Abbiamo tutte le autorizzazioni, si procede coi lavori"

Intervista al country manager di Tap, Michele Mario Elia. La società si dimostra serena: unica preoccupazione quella per la sicurezza degli operai sul cantiere

Michele Mario Elia nella sede leccese di Tap.

LECCE – I lavori per il gasdotto vanno avanti. Dal quartier generale di Tap, a Lecce, il messaggio è di normalità anche se nelle ultime ore alcuni notizie sembrano aver causato qualche preoccupazione: l’incidente nella stazione di compressione del gas a Baumgarten (Austria), il mancato rinnovo dell’ordinanza che istituisce la zona rossa e il rinvio della decisione sul prestito da 1,5 miliardi di euro da parte della Bei non sembrano aver scalfito la fiducia sul compimento dell’opera.

Nodo sicurezza

“Stiamo costruendo il terminale di ricezione (Prt) con le migliori tecniche di costruzione e di sicurezza – risponde il country manager di Tap, Michele Mario Elia -. Questo impianto durerà 50 anni, come si può pensare di non aver calcolato tutti i rischi possibili? Confermo che un Prt come il nostro non manipola il gas, non lo immagazzina ma lo trasferisce dalla nostra condotta a quella di Snam a una pressione di 75 bar. L’impianto di Baumgarten gestisce anche la manipolazione, ci sono filtri, compressori. Questo nostro impianto sarà monitorato in tutte le fasi rispettando, ripeto, le tecniche di avanguardia che esistono nel settore: lo stiamo facendo in assoluta sicurezza, con il controllo del ministero e di enti vari”.

Proprio sulla questione sicurezza, il governatore pugliese Michele Emiliano ha annunciato un esposto per la mancata applicazione della direttiva Seveso, quella sul rischio di incidenti rilevanti. “Si tratta di una posizione che ci impegna a continuare a difenderci – risponde Elia -: abbiamo vinto a tutti i livelli, sulla Seveso anche una causa penale. La nostra posizione è trasparente: non è che senza l’applicazione della Seveso noi non rispettiamo le massime procedure di sicurezza del settore, ci sentiamo tranquilli da questo punto di vista”.

Ma ora, senza la zona rossa avete timore per la sicurezza delle maestranze? “Questo timore c’è sempre ma le forze dell’ordine ci garantiscono l’operatività del cantiere. Noi avevamo bisogno delle autorizzazioni per poter lavorare, le abbiamo tutte: se ci sono particolari situazioni di contesto, tocca alle forze dell’ordine. Il nostro compito, come datori di lavoro è garantire la massima sicurezza: se serve il supporto delle forze dell’ordine è una valutazione che spetta alle autorità pubbliche”.

Il contesto internazionale e i finanziamenti

Michele Elia sottolinea il contesto internazionale nel quale è maturato il progetto: “Il nostro dovere è realizzarlo nei tempi previsti perché abbiamo anche delle responsabilità sovranazionali: si tratta di un corridoio del gas che arriva dall’Azerbaijan, abbiamo accordi intergovernativi con Albania e Grecia e gli ultimi otto chilometri non possono diventare i più lunghi del mondo”.

Sul rinvio da parte della Bei, il country manager non si scompone: “Questo fatto è sempre positivo: chi concede fondi si tutela verificando l’intero progetto. Tap lavora a un investimento complessivo di 4,5 miliardi, l’investimento della Bei consente di lavorare al meglio, la verifica è doverosa”. Dai numeri enormi a quelli più piccoli: l’associazione Rotaie di Puglia, dopo essere stata ammessa a un finanziamento di 50mila euro nell’ambito del bando TapStart, ha annunciato il suo passo indietro, messa alle strette da una valanga di critiche ricevute soprattutto sui social. “Un fatto che ci lascia perplessi – risponde Elia sul punto - perché cerchiamo in tutti i modi di dialogare, di confrontarci pubblicamente e apertamente ma nessuno accetta mai. Chi, volendo dare un contributo al territorio, si ritrova in una posizione diciamo di imbarazzo non può che avere tutta la mia solidarietà di pari passo alla condanna di chi determina questa condizione”.

Infine dal country manager una precisazione rispetto a ricostruzioni circolate in rete sui lavori attualmente in corso: “Leggo delle fake news: il pozzo di spinta è dieci metri per dieci e profondo sempre dieci metri, il doppio di una piscina per tuffi. Una fresa scaverà il tunnel e poi tutto tornerà come prima. Chiariamo le dimensioni e quindi l’impatto”. 

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