“Un passo indietro dei partiti. Spazio ai movimenti, meglio senza primarie”

Seconda parte dell'intervista a Giuseppe Fornari, che potrebbe essere uno dei candidati del centrosinistra per le elezioni comunali di primavera

LECCE – Secondo atto dell’intervista a Giuseppe Fornari, avvocato 49enne che sta promuovendo un percorso di partecipazione nell’ambito del centrosinistra, con l’obiettivo di creare le basi di un rinnovamento capace di sfidare il centrodestra, da venti anni alla guida della città senza quasi incontrare ostacoli. Sabato pomeriggio è previsto il primo appuntamento pubblico, presso l’Hotel President.

In un processo partecipativo le primarie sono per definizione uno strumento irrinunciabile, anche perché alcuni esponenti politici, come Sergio Blasi e Paolo Foresio hanno dato la loro disponibilità cercando di dare una scossa al centrosinistra. O non è così?

Penso che sarebbe molto meglio che tutti gli esponenti politici in questo momento impegnati, anche i migliori del centrosinistra, diano spazio e facciano sponda ai movimenti civici e devono fare il tifo a che ne nascano altri cento, altro che competizione. Vuol dire riuscire a moltiplicare il coinvolgimento della città e, se così fosse, bisognerà fare sintesi con questi gruppi di cittadini. Per una volta i partiti devono dire che a questo giro fanno un passo indietro e individuare insieme ai rappresentanti dei movimenti una persona che possa segnare un vero momento di discontinuità. Secondo me questo meccanismo, in questo momento, è più forte della primarie che per definizione vengono molto personalizzate. Per un cambiamento così radicale penso ci voglia una chiave di volta diversa.

Quali sono le linee guida per realizzare l’inversione di tendenza che auspichi per Lecce?

fornari1-2Vorrei non essere banale, ma una città come Lecce non può che avere nel suo dna la cultura e il turismo innanzitutto, coniugati tra loro e governati. Qui è la differenza perché credo che non siano stati né coniugati né esaltati. Accanto ci metto l’agricoltura che vuol dire prodotti tipici, che vuol dire difesa del territorio: e’ chiaro che dobbiamo cercare delle eccellenze e delle realtà che esaltino questi punti che poi devono trovare nell’amministrazione la capacità di guidarli, non solo di farli andare avanti. Il turismo non è solo fare marketing. Io ho l’impressione che in questi ultimi anni la pubblica amministrazione abbia cavalcato il marketing da qualche parte creato per vendere il marchio del centro storico di Lecce e del Salento. Io penso che vada studiato, che si debbano vedere gli esempi più virtuosi di altri posti, che non si debba aver paura dell’investimento di lusso – per tornare a una polemica recente – se fatto in maniera intelligente. Qui si concede a chiunque la possibilità di fare una casa a tre metri dal mare, orribile, però ci si spaventa dell’albergo a cinque stelle, magari super ecosostenibile e senza impatto ambientale che attrae una fetta di turismo di cui pure c’è bisogno. Il turismo deve essere sia popolare che di qualità e in ogni caso tutti devono avere voglia di tornare e non accontentarsi solo di aver visto un bel posto perché un bel posto basta vederlo una volta, in un bel posto dove stai bene vuoi tornarci dieci volte, questa è la differenza.

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