Regionali, Marco Cataldo ci crede: "E' questo il momento del cambiamento"

Intervista al presidente della cooperativa "Lecce città universitaria", consigliere di minoranza a Parabita e imprenditore nel settore dell'automazione. E' candidato nella lista "Noi a sinistra" presentata nei giorni scorsi da Vendola e Stefano

Marco Cataldo

LECCE – Con l’approssimarsi delle elezioni regionali (31 maggio), si va definendo di giorno in giorno la composizione delle liste.  In quella di “Noi a sinistra”, il cui simbolo è stato presentato nei giorni scorsi da Nichi Vendola, Dario Stefano, Angela Barbanente e Guglielmo Minervini, c’è Marco Cataldo, consigliere di minoranza a Parabita e presidente della cooperativa “Lecce città universitaria” che dal 2009 gestisce le Officine Cantelmo. Amministratore unico di un’azienda impegnata nel settore dell’automazione,  ha una lunga esperienza nel sindacato studentesco e nell’associazionismo.

Il  coraggio di una scelta, recita il tuo slogan. Ma perché, secondo te, la candidatura di un 30enne in Italia è, ancora oggi, un azzardo?

Siamo ancora un paese dove il ruolo delle giovani generazioni è scarsamente riconosciuto se non a parole. Non è un caso che la candidatura di molti giovani spesso è solo la necessità di riempiere caselle mancanti o peggio una “quota” dovuta. Gli altri paesi d’Europa hanno ministri under30 ed in Puglia si parla ancora di possibili candidati per eventuali quote under40. Se vogliamo il cambiamento, il momento più giusto per farlo è ora. Un giovane non deve avere coraggio perché si candida, ma perché ci mette la faccia proponendosi con le sue idee.

Quali sono i tuoi punti di riferimento, i volti e le storie cui ti ispiri?

Ci sono due grandi figure che hanno guidato il mio percorso professionale e di vita. La prima viene dal mondo accademico salentino: mi ha trasmesso il coraggio di osare, la voglia di raggiungere grandi traguardi e di lavorare sempre in rete con gli altri. La seconda figura viene dal mondo della cooperazione, che considero la mia famiglia allargata. In questi anni abbiamo messo in pratica che #dasolinoncestoria. Puglia e cooperazione un binomio vincente: le prime cooperative di comunità e le prime cooperative spin off. Centinaia di giovani hanno creduto ed investito il loro entusiasmo per vincere la loro sfida attraverso lo strumento della cooperazione.

La sinistra pugliese sta vivendo una fase delicata. Gli strappi di Emiliano rispetto al decennio di Vendola producono disorientamento nell’elettorato che ha spinto la maggioranza per due legislature. Come ti spieghi questo atteggiamento?

Sono stati dieci anni di grandi cambiamenti e di crescita per molti settori. E’ normale che ci siano degli scossoni di assestamento, ma con un unico obiettivo: continuare a far crescere la Puglia. La gente vuole unione e competenza. D’altra parte Emiliano è un politico che ha sempre dimostrato profonda saggezza e starà ben attento, una volta raggiunto il risultato, a conservare tutte le buone cose fatte, e ce ne sono, che le due legislature “Vendola” ci hanno consegnato. E’ evidente che possono essere diversi i modelli messi in campo, ma con un unico obiettivo: continuare il buon lavoro fatto.

L’ultima polemica riguarda i vitalizi: c’è chi vi rinuncia, recuperando però i contributi versati. Se la democrazia ha un costo, per non essere appannaggio solo dei ricchi, quali sono i costi moralmente accettabili, secondo te?

Nella mia comunità (poco più di 9mila abitanti), si sono spesi in questi anni più di 100mila euro l’anno per le sole indennità di sindaco ed assessori. Per non parlare dell’indennità di fine mandato del sindaco. Siamo rappresentanti eletti dai cittadini per gestire il bene comune e non dei “privilegiati”. Ho contestato per tutto il mio mandato questa scelta assurda, soffermandomi su una considerazione: la gente che rappresentiamo non arriva a fine mese e cozza con le centinaia di migliaia di euro a beneficio di “pochi”. Lancio una proposta ai miei colleghi candidati, un contratto etico con i pugliesi prima del voto: la prima delibera del consiglio regionale dovrà ridurre considerevolmente le indennità.

Quali sono gli ambiti in cui il governo regionale non ha mantenuto gli impegni presi?

Di sicuro la sanità racconta ancora delle situazioni drammatiche. Non è un impegno tradito, ma un obiettivo ancora da raggiungere mettendoci più forza. Su altri fronti non ritengo si possano in alcun modo attaccare i risultati dell’attuale governo regionale ma è certo che, in ricerca, in innovazione e formazione, che sono temi che maggiormente padroneggio, si può e si deve ancora crescere perché assi determinanti dello sviluppo.

Cosa invece credi che abbia contribuito alla crescita sociale ed economica della Puglia?

Penso alla Puglia di 10 anni fa, oggi la rivedo positivamente diversa. Settori altamente innovativi che hanno creato occupazione di qualità. Riconoscimenti che provengono da tutto il mondo, tant’è che l’Europa la definisce best practice in molti settori. Turismo, aerospazio, ricerca, formazione, diritto allo studio e agricoltura, giusto per citarne alcuni sono stati settori che hanno segnato il passo. Ma c’è una cosa che considero la più grande operazione di innovazione sociale, oltre che economica: il cambio di paradigma attuato con le politiche giovanili. Non più cittadini utenti ma attori di un cambiamento.  

La tua storia di giovane amministratore nel tuo comune, Parabita, è preceduta da una lunga esperienza nell’associazionismo universitario. Come coniughi l’idealismo con la concretezza?

Sono quello che sono perché c’è stata una mia storia, che mai rinnegherò. Tanti anni di militanza nel sindacato studentesco mi hanno fatto crescere e maturare. Abbiamo combattuto per difendere l’idea che una società fondata sulla conoscenza e cultura è destinata a vivere meglio. Sono valori che ogni giorno mi accompagnano nelle scelte che faccio e in quello che ho costruito. Un dualismo che considero un valore aggiunto. A Parabita ed ai parabitani devo tanto. Hanno saputo condividere con coraggio le lotte di un giovane per garantire tutti insieme più giustizia sociale. Non ultima è stata la grande partecipazione popolare per affermare con forza il no a tutte le forme di mafia in ricordo di una giovane vittima. Marco non è l’ambizione di un singolo, ma il progetto politico di un gruppo che in questi anni mi è stato accanto, che ha saputo con umiltà investire in un giovane per il futuro di una comunità.

Tre azioni immediate per i giovani di questo territorio.

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Non condivido affatto l’associazione che un giovane può solo fare per i giovani. Se così fosse, non avremmo costituito la bella esperienza di incubatore come le Officine Cantelmo o quella degli spin off, dove oggi lavorano tanti giovani ingegneri in settori altamente innovativi, senza la necessità di emigrare.  La mia generazione ha molto chiaro un concetto, ovvero: il cambiamento è adesso; le politiche regionali dovranno incentivare la possibilità di “viaggiare per tornare qui con in testa nuovo valore per il nostro territorio”. Dobbiamo rompere il sistema del “chi sbaglia nella sua idea è un fallito”, ma “fare per imparare, anche sbagliando”. Abbiamo la necessità di costituire una banca delle competenze: mettere in rete e a sistema tutte le capacità dei pugliesi. Ultima cosa, fare squadra per trasformare i problemi in soluzioni. Noi lo abbiamo già fatto nel nostro piccolo.

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