D’Autilia: “Perrone in Parlamento? Meglio alla Regione”

Intervista al capogruppo del Pdl a Palazzo Carafa. Dal ricambio generazionale nelle liste per le politiche all'emergenza della Lupiae Servizi: "Per andare sul mercato o si riduce l'orario o si devono tagliare decine di posti"

gabriele de giorgi 15 settembre 2012
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LECCE – Capogruppo del Pdl a Palazzo Carafa, Damiano D’Autilia, 37 anni, è commercialista e consulente del lavoro. Eletto per la prima volta consigliere nel 2007, ha ricevuto dal sindaco Perrone la delega al controllo della società partecipate. Nel 2010 il presidente della Provincia, Antonio Gabellone, lo ha voluto come amministratore unico di Alba Service, la partecipata da Palazzo dei Celestini, che ha portato in una situazione economica di sostanziale pareggio. E’ tra i dirigenti locali in netta ascesa: alle ultime amministrative è stato il terzo della sua lista, dietro solo a Gaetano Messuti e Attilio Monosi, titolari di assessorati “pesanti” (Lavori pubblici e Bilancio).

Il centrodestra leccese, soprattutto attraverso le civiche, ha avviato un ricambio generazionale tangibile. Il successo di Guido, Delli Noci, Mazzotta, ha messo ko alcuni big. E’ un processo concluso?

“E’ frutto del lavoro sul territorio, ma è anche l’eccezione che conferma la regola per la quale è difficile sradicare un sistema fondato su una classe politica vecchia che non vuol dire superata, ma non più accettata cittadini come lo era una volta. Il fatto stesso di presentare un volto sconosciuto e con un’età inferiore alla norma ha agevolato alcune candidature. Io però non parlerei di sorpresa, se non nel caso di Mazzotta, poco più che ventenne, ma di conferme di esperienze già maturate nelle realtà associative e nella società civile. Non deve passare il messaggio cambiamo a tutti i costi perché tanto peggio di così non può andare, la gente dovrebbe invece riconoscere nella classe dirigente un’opportunità per il futuro. Ecco perché i giovani creano maggiore entusiasmo”.

Le prossime elezioni, quelle politiche, saranno un banco di prova per tutti i proclami di ricambio generazionale, come anche i giovani del vostro partito chiedono.

“In occasione del congresso provinciale io preannunciai una grande operazione di rinnovamento che prevedo anche per la prossima tornata politica, soprattutto con una legge elettorale con le preferenze. E’ difficile chiedere alla gente di mettere la croce sul simbolo, oggi, purtroppo prevale l’attaccamento alla persona nella quale si nutre la speranza che qualcosa, in questo momento difficile, possa cambiare. E’ inevitabile che le liste vengano composte da persone che stanno per strada, a contatto con la gente. Lo ha dimostrato la campagna per le amministrative dove nomi più forti, sulla carte, hanno dovuto cedere il passo”.

Se Perrone dovesse candidarsi al Parlamento, siete pronti a sostituirlo?

“Non credo rientri nelle sue ambizioni immediate. Io lo vedrei meglio come candidato alle prossime regionali che saranno contestuali oppure dopo sei mesi dalle politiche. Certo il fatto che la sua rielezione sia troppo recente rende improbabile, comunque, qualsiasi scenario collocato lontano da Palazzo Carafa. Per questa mia convinzione sbaglia chi, tra di noi, pensa di tracciare da adesso un percorso per il suo avvicendamento, ci sono troppi passaggi dalle urne”.

Il nervo scoperto di un partito e di un centrodestra che in città non hanno rivali è il rapporto con le donne tanto che si è dovuto ricorrere ad una figura esterna per avere in giunta una presenza femminile.

“Le donne, come i giovani, dovrebbero osare di più. Io vorrei il 50 per cento di donne nelle liste, ma non riconoscere una quota di riserva come se fossero in via d’estinzione. Deve venire da loro il desiderio di mettersi in gioco, criticare e restare fermi, come fanno molti, non basta. Per esempio, Carmen Tessitore che fino ad ora mi ha fatto un’ottima impressione, per quale ragione non avrebbe potuto misurarsi con gli elettori. Purtroppo molti professionisti vedono la competizione elettorale come una diminutio, come un rischio:: se chiamati a fare gli assessori accettano, se si devono mettere in discussione, invece, no”.

Il Salento vive dal punto di vista economico una situazione al limite. Non si contano le vertenze e il disagio è diffuso. Cosa può fare la politica a livello locale?

“Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Gli ultimi mesi sono stati devastanti. I sindacati devono fare la loro parte in questo momento, probabilmente la linea dura non paga più, se ne sono resi conto. Immaginare anche dei contratti attagliati al territorio, come i vecchi contratti di allineamento può essere una soluzione: meglio un 20 per cento di paga in meno, che ricevere lo stipendio in nero senza alcuna copertura assicurativa o sociale. E’ opportuno prevedere degli sgravi contributivi per le aziende. Non ci sono soluzioni che i partiti posso dare, ma solo un’assunzione condivisa di responsabilità, altrimenti ci saranno bagni di sangue”.

A Palazzo Carafa c’è una bomba a orologeria: la Lupiae Servizi va incontro alla scure della spending review. O si vende sul mercato o si liquida entro la prossima estate.

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“Vendere significa avere i conti in equilibrio per essere appetibile agli ainvestitori. La Lupiae non lo è, arrivare in pareggio a fine dicembre non è impresa facile. Lo strumento della cassa integrazione è provvisorio: o si riduce l’orario di lavoro o si devono tagliare decine di posti di lavoro. L’altra strada sarebbe aumentare le convenzioni, cioè i servizi richiesti dal socio ma questo non è possibile perché il Comune non può investire. Io sono del parere che la società si debba portare sul mercato in maniera più dignitosa possibile: per questo in consiglio comunale ho sollecitato i colleghi a porci il problema di rinnovare le convenzioni esistenti. Ad Alba service l’ho fatto per i prossimi nove anni e significa, di fatto, attirare l’interesse dei privati incentivati dalla presenza di contratti in essere e non in scadenza. E’ una situazione difficile arrivata oramai al capolinea”. 

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5 Commenti

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  • Avatar anonimo di Gino Pitrizzi

    Gino Pitrizzi un sindaco appena rieletto che si candida al parlamento o alla regione dovrebbe essere inseguito coi forconi dalla gente che lo ha votato in massa. anche se da inseguire coi forconi ci sarebbero solo questi ultimi, che continuano a votare in modo suicida questa classe politica fallimentare

    il 17 settembre del 2012
  • Avatar anonimo di Andrea

    Andrea non ho mai capito COSA fa la Lupiae Lecce. Oltre al bacino elettorale. Be se perrone si candida al parlamento finisce assieme agli altri a fare numero , uno in più o meno non ci cambia nulla. MA almeno ce lo togliamo di mezzo come sindaco spero.

    il 16 settembre del 2012
  • Avatar di Salentulusulelumareluientuebasta

    Salentulusulelumareluientuebasta vista la posizione,da 3 lustri,di Lecce nelle classifiche del "sole24ore",chi amministra Lecce non dovrebbe presentarsi neanche all'elezione di una bocciofila

    il 15 settembre del 2012
  • Avatar di Claudio Colonna

    Claudio Colonna ma no, di più, perrone presidente del consiglio così si esporta il modello lecce in italia e magari silvio fà il suo vice- premier, fitto all'economia e io premio nobel

    il 15 settembre del 2012
  • Avatar di Fernando Verdi

    Fernando Verdi stiamo in buone mani....sicuro...sicuro.....!!

    il 15 settembre del 2012