“Carceri, potenziare la sanità per evitare trasferimenti di detenuti pericolosi”

Interrogazione di Congedo dopo il recente episodio del Policlinico. E intanto, si cerca di far entrare anche microcellulari

Foto di repertorio.

BARI – Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Erio Congedo (già candidato sindaco a Lecce nell’ultima tornata elettorale) ha inoltrato un’interrogazione al presidente della Giunta regionale, Michele Emiliano (che ha anche la delega alla Salute) per chiedere un intervento deciso sul fronte delle strutture sanitarie penitenziarie. “Ad esempio – spiega Congedo - potenziando gli ambulatori, aumentando l’offerta di medici specialistici, dotando le farmacie di più ampi presidi terapeutici”. Il motivo: “Evitare il ricorso eccessivo al trasferimento di detenuti presso strutture ospedaliere con le problematiche e i rischi che ne conseguirebbero quali, ad esempio, il cattivo funzionamento dell’assistenza sanitaria penitenziaria nelle carceri pugliesi denunciato più volte dalle organizzazioni sindacali di polizia penitenziaria”.

Congedo non lo cita, ma è chiaro il riferimento a quanto avvenuto di recente, quando, nel cuore della notte, il noto pregiudicato gallipolino Marco Barba (condannato, fra l’altro, per omicidio) ha spiccato un balzo dalla finestra della stanza del Policlinico di Bari in cui si trovava, finendo sul terrazzino sottostante. Che sia stato un tentativo di suicidio, come asserito dallo stesso Barba, o di fuga, come sospettato apertamente dagli agenti, il caso ha rimandato alla mente quanto avvenne al “Vito Fazzi” di Lecce, quando un altro pericoloso soggetto, il trepuzzino Fabio Perrone, anch’egli omicida, riuscì a evadere, sottraendo una pistola a un agente e sparando all’impazzata fra i corridoi nel nosocomio. Insomma, corsi e ricorsi storici.

Michele Pilagatti, segretario generale del Sappe, una delle sigle sindacali della polizia penitenziaria, a margine della recente vicenda di Marco Barba, ha ricordato come in tanti casi vi siano trasferimenti di detenuti negli ospedali che si potrebbero tranquillamente evitare. Ed Erio Congedo abbraccia questa tesi, nella sua interrogazione, ricordando “trasferimenti presso le strutture sanitarie esterne di detenuti anche pericolosi non solo nei casi di malesseri improvvisi o altre situazioni di rischio, ma spesso per banali visite ambulatoriali o piccoli interventi che potrebbero essere effettuati all’interno delle carceri se queste fossero dotate di attrezzature e strumenti per garantire assistenza adeguata”.

CONGEDO_foto-2-2-3“A ciò si aggiunga il serio problema di sicurezza all’interno e all’esterno delle carceri - prosegue il consigliere - per il personale di scorta, per i cittadini lungo il percorso da e verso le strutture sanitarie, per i pazienti e loro familiari che nelle corsie vengono a trovarsi a stretto contatto con i detenuti. I trasferimenti comportano peraltro una serie di attività organizzative onerose in termini di personale, già costretto a carichi di lavoro impegnativi per la carenza di organico, e mezzi. Attrezzare adeguatamente le strutture sanitarie interne al carcere, quindi – conclude Congedo -, consentirebbe di offrire un’assistenza migliore ai detenuti, di limitare i trasferimenti alle patologie che necessitano del ricorso agli ospedali e di impiegare il personale di polizia penitenziaria con maggiore sicurezza per i compiti istituzionali”.

E intanto, continuano le criticità. Legate non solo agli aspetti sanitari, ma anche alla sicurezza interna. Di recente, il vicesegretario regionale dell’Osapp di Puglia (un’altra sigla sindacale della penitenziaria), Ruggiero Damato, ha svelato che presso il Nucleo interprovinciale di Lecce traduzioni e piantonamenti, nei giorni scorsi, durante la consegna dei pacchi di famigliari per i detenuti, un assistente capo coordinatore addetto al primo blocco, grazie all’apparecchio per il controllo con raggi X (del tipo simile alle zona aereoportuali) ha intercettato e sequestrato due micro telefonini.

Damato ha spiegato anche che solo grazie alla professionalità degli agenti si riescono a sventare episodi gravi, “e nonostante turni massacranti che vanno dalle 8 alle 12 ore”. Il vicesegretario ha rimarcato, infatti, il “servizio in grande affanno e con turni disumani considerando anche il piano ferie in corso e le giornate torride” dal punto di vista climatico. Con richieste di integrazione di nuovo personale, per fa fronte ai carichi, sempre inevase dalle istituzioni.

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