Giliberti, la sua scelta e un'anticipazione: "Parcheggi? Ho un progetto"

Intervista al candidato sindaco del centrodestra. Gli attacchi alla Regione, marine e poveri al centro e un'idea per risolvere i problemi di traffico

LECCE – Il comitato di via Salandra, all’angolo con via Imbriani, è misurato, essenziale e accogliente, con le sue luci morbide e le linee moderne. Lo staff sistema alcune bandierine, mentre lui solleva i pollici, sorridente, in alcuni manifesti.

Quando arriva in carne e ossa, qualche minuto più tardi, il sorriso è pressoché identico. Lo stress non gli toglie il buonumore. E che sia fiducioso, si legge nello sguardo, anche se l’avventura non è di quelle facili.     

Mauro Giliberti è il candidato del centrodestra più anomalo degli ultimi anni, a Lecce. Catapultato direttamente dalla vita civile, sembra che il suo nome sia uscito da un rosa di almeno una decina d’altri papabili, sempre professionisti, quando nel confronto interno ci si è arenati nelle posizioni sui volti politici locali. In pole, a un certo punto,  Erio Congedo e Roberto Marti. Nello sprint finale, l’annullamento nel braccio di ferro interno alla coalizione e la necessità di virare altrove.

Una scelta che da un lato spiazza, dall’altro incuriosisce. Ha il suono di una sfida inedita per partiti che in città, pur avendo solide basi e radici profonde, avvertono anche l’esigenza di un rinnovamento. Molte condizioni sono cambiate e dopo vent’anni al timone, fra Adriana Poli Bortone prima e Paolo Perrone poi, c’è sempre il rischio di scricchiolii.   

Il comitato di Mauro Giliberti, giornalista esperto di politica, ma alla sua prima esperienza personale da candidato, ha aperto i battenti sabato 19 marzo, ma ci rechiamo per un’intervista in settimana. Oltre un quarto d’ora a cercare un parcheggio, per poi trovarlo alle spalle di Piazza Partigiani e proseguire a piedi (per carità, male non fa).

Nasce così la prima domanda, fra il serio e il faceto.

Qualche idea per i parcheggi? La mobilità è uno di quei problemi atavici…

Decide allora di lanciare un’anticipazione, per la verità un po’ inattesa. “Alcuni tecnici sono già al lavoro per la pagina del programma che riguarderà i parcheggi. Ho già parlato di quelli di interscambio, 3mila e trenta nuovi posti auto, quasi tutti su terreni di proprietà comunale”. “Ti dico in anteprima che a breve presenteremo in conferenza stampa un progetto che sarà finalmente una soluzione al problema.  Insieme, ovviamente, alla cantierizzazione dell’area ex Massa che finalmente potrebbe partire dopo un’infinita vicenda che ha visto la Soprintendenza protagonista”. La risposta fa salire il termometro della curiosità, ma sul progetto che porterebbe una novità definitiva, non si lascia sfuggire altri dettagli.

Mi acciglio, penso di avere davanti un collega giornalista che ha una notizia, ma non vuole darla fino in fondo. Ma ormai riveste un ruolo diverso e quindi non mi resta che attendere la conferenza, come tutti.  

A proposito di giornalismo.

Per molti colleghi con "Porta a Porta" avevi raggiunto una posizione notevole, possibile trampolino di lancio per proseguire una carriera prestigiosa. Perché lasciare tutto questo e gettarsi in politica?

“Perché fare il sindaco della propria città – risponde - è la sfida più avvincente. Bruno Vespa è stata la prima persona con cui mi sono confrontato, dopo mia moglie. Mi ha detto: ‘Tu sei pazzo se lasci la Rai’”.

Ma perché nel centrodestra? Sei sempre stato vicino a quelle posizioni, o ti ha “catturato” la chiamata?

“Votate chi volete, ma non fatemelo mai capire da un vostro servizio giornalistico”, risponde, con una citazione. “E’ un grande insegnamento che ho ricevuto. E la tua domanda mi onora: ho realizzato migliaia di servizi, programmi, interviste. Eppure la mia idea politica è rimasta sempre ignota ai miei telespettatori o lettori. Ho una formazione culturale liberale, vicina ai bisogni dei più deboli. Credo nella giustizia sociale e nella meritocrazia. Dunque mi sento a mio agio nel centrodestra”.

Diplomatico.

Come giudichi Lecce e i leccesi, oggi?

“I leccesi esigenti ed ambiziosi – spiega -, ma in un momento di difficoltà dovuta alla crisi economica internazionale e a un momento di profonda lontananza istituzionale con la Regione Puglia che frena la crescita del territorio su tanti temi: trasporti, cultura, rifiuti, sanità. Nonostante ciò Lecce resta la città più bella d’Italia”.

Provo a solleticarlo, magari gli sfugge qualche critica a chi gli ha passato il testimone.

Gli aspetti che reputi migliori delle Giunte di Paolo Perrone e quelle che miglioreresti.

“La managerialità di Paolo è stata un’espressione molto alta della sua preparazione culturale e professionale”, risponde. “Si è potuto avvalere di uno staff di qualità e di spessore amministrativo, che gli ha consentito di continuare a far crescere Lecce. Migliorerei la comunicazione dell'amministrazione con i leccesi, soprattutto riguardo ai risultati ottenuti”. Nessuno sbilanciamento.

Ricordo, quando si è concretizzata la candidatura, che in un paio di battute telefoniche mi ha parlato degli “ultimi”. Poi, la sua prima uscita pubblica, ha scelto San Cataldo. Nulla di casuale, a quanto pare.

Nel programma elettorale ti soffermi molto sul piano sociale e sulle marine. Mi sembrano i cavalli di battaglia di questa campagna. Illustra in breve punti salienti.

“Promuovere il territorio, consacrare il turismo, rilanciare il commercio, stringere un patto con l'Università, creare le condizioni per attrarre investimenti e posti di lavoro”, sintetizza. “La povertà dilaga, lo strumento della CartaFamiglia sarà un piccolo aiuto concreto per tanti leccesi; anche per i commercianti in difficoltà. Le marine sono invece una grande occasione di sviluppo e di lavoro. La critica su questo è debolissima. Mi si chiede perché non sia stato già fatto. Ma sulla bontà delle proposte tutti mi hanno inseguito. Per questo li definisci cavalli di battaglia. Semplicemente perché ne ho parlato per primo”.

Promuovere il territorio, certo. Ma molti cittadini lamentano di vivere in una Lecce sporca. Per una città turistica è fondamentale avere un “volto pulito”.

Il grosso del problema attuale dipende, a quanto sembra, dall'alto tasso di evasione della tassa sui rifiuti, che comporta l'impossibilità di partecipare alla differenziata (con i conseguenti abbandoni di spazzatura). In caso di vittoria, come conti di risolvere il problema e in quali tempi?

“Da un anno la città è passata dal vecchio sistema della raccolta indifferenziata al sistema più evoluto che esista: la differenziata spinta porta a porta. Bisogna punire chi abbandona i rifiuti per strada: si tratta di delinquenti. E non dimentichiamo un dato amministrativo imprescindibile: se ancora il sistema dei rifiuti non funziona è per responsabilità della Regione Puglia e delle scellerate scelte di Vendola confermate da Emiliano, per le quali i privati si arricchiscono, i cittadini sono vessati e il ciclo dei rifiuti ancora non è a regime nonostante gli sforzi dei leccesi”.

Un aspetto essenziale, per portare avanti progetti, è avere le casse in ordine. E come si sa, Lecce, che si trascina qualche problema atavico di bilancio, ha varato un piano di alienazione di immobili, anche di pregio.

A tutt'oggi, però, continua a spendere oltre 622mila euro di fitti passivi. Si paga per dieci immobili da destinare a uffici pubblici. Perché non convertire parte delle proprietà in uffici, risparmiando una cifra notevole che potrebbe essere reimpiegata in servizi, invece di cedere soldi dei contribuenti a privati?

“L’assessore al Patrimonio mi ha riferito che il piano non contiene immobili destinabili ad uffici pubblici, sia per capienza che per destinazione d’uso. Dobbiamo accorpare tutti gli uffici in una sede unica, che significa risparmi ed efficienza. Per cui la situazione attuale è transitoria e volge ad una soluzione definitiva”.

Un pensiero rapido verso gli altri candidati: cosa pensi di loro, se ti sei fatto un'idea su tutti.

“E’ una competizione fra persone perbene. Il rispetto è per me un valore imprescindibile. Ovviamente lo pretendo anche nei miei confronti”.

La questione che non ti ho posto. Alla Gigi Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta.

“Qual è la mia ambizione, questa è la domanda che non mi hai fatto. Quella di consentire ai miei figli di camminare a testa alta in città fra dieci, venti, trent’anni. Dovranno poter dire di avermi visto spendere ogni goccia della mia energia per far bene il sindaco di Lecce, sempre e soltanto nell’interesse della gente”.

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