Fiorella: "Un'altra San Cataldo? Si può, ma il pubblico dialoghi con il privato"

Il candidato sindaco di Sinistra comune ritiene debba essere discusso con i cittadini il Piano coste. E chiede più manutenzione

LECCE -“Il degrado in cui versa la marina di San Cataldo è imbarazzante. La spiaggia è ricolma di alghe, le panchine sono scolorite, con le assi divelte e tracce di ruggine, le piante e le aiuole hanno conosciuto tempi migliori, i cestini portarifiuti sono ripiegati stancamente su se stessi, i muretti sono sbrecciati, quella che poteva essere una fontana è piena di acqua ristagnante. Tutto suggerisce abbandono”. A parlare è Mario Fiorella, candidato sindaco per Sinistra comune, il quale non riesce a capacitarsi di un’immagine desolante e del perché la marina per antonomasia del capoluogo, ricca di natura e storia, con il suo molo di Adriano, non riesca a decollare sotto il profilo turistico. Così, il grosso per richiamare attenzione è demandato a “iniziative dei privati che, con grandi sacrifici, si adoperano per dare lustro al litorale”.

“Ma il pubblico deve comunque fare la sua parte”, ritiene Fiorella. “Ripensando, innanzitutto, il Piano delle coste. Il cui obiettivo deve essere sì, il perseguimento di uno sviluppo ecosostenibile e rispettoso della legge, ma che non può prescindere dall'ascolto preliminare e dal coinvolgimento attento e puntuale di quei privati che da anni si fanno carico di pesanti sacrifici”. Non solo. secondo Fiorella, il Comune “deve provvedere alla manutenzione ordinaria delle spiagge e degli arredi urbani, non solo in prossimità dell’estate o di festività ma durante tutto l’anno, promuovendo campagne di informazione, un programma di eventi, anche di tipo interetnico, e organizzando i trasporti pubblici in modo da incentivare i flussi turistici da e per le marine. D’estate i turisti ci sono, ma senza pienoni e senza troppi servizi offerti dal pubblico”.

Altro spettacolo che tende a ripetersi è la spiaggia invasa dalle alghe. Un fenomeno che, secondo Fiorella, non deve essere gestito come fosse un'emergenza, ma con un approccio ordinario, “nell'ottica del riuso di quella che può essere una straordinaria risorsa, anche con il supporto di studiosi ed esperti dell'Unisalento: il maltempo non costituisce un alibi per lasciare il materiale depositato per giorni. Mi capita spesso, infatti, di fare una passeggiata in questi luoghi e di scattare delle foto. Il confronto tra le immagini di sabato 18 maggio con quelle scattate il 10 marzo scorso è impietoso: cumuli di alghe presenti in più punti e per periodi prolungati, a testimonianza del fatto che si tratta di un fenomeno ricorrente e trascurato”. 

“A turbare ulteriormente lo sviluppo del luogo – prosegue - il provvedimento giudiziario che si è abbattuto, per presunti illeciti, su un bar sorto al posto del degradato e per anni abbandonato lido Salapia, ora un'isola solitaria in mezzo alla spiaggia. Per non parlare, altra pagina inquietante, dell'annullamento del contratto per i lavori di riqualificazione della darsena tra Comune e Igeco, che inizialmente si era aggiudicata la gara ma che poi è stata colpita da interdittiva antimafia. Nell'appalto è ora subentrata la seconda arrivata”.

“La giustizia – dice in conclusione Fiorella - deve fare il suo corso, ne siamo convinti. Come siamo convinti che un’amministrazione competente e capace debba partire  proprio dalla manutenzione ordinaria. Perché se Lecce è il suo mare, allora il mare va considerato realmente alla stregua di un quartiere cittadino e non per slogan buoni solo in campagna elettorale: il litorale va mantenuto pulito e fruibile sempre. Anche perché, se il pubblico dà l'esempio, anche i privati possono sentirsi sollecitati a tirare fuori l'inventiva, continuando a offrire il proprio costruttivo contributo. Un'altra San Cataldo è possibile. Volontà politica permettendo”.

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