Fra equivoci e impunità, il senso del leccese per il parcheggio

Lo Sportello dei diritti lamenta multe ingiuste. La deputata Giannone replica: "Sono marciapiedi e si ostacolano i disabili". Una diatriba che non dovrebbe esistere s'innesca perché è fin troppo usuale, a Lecce, violare il codice

LECCE – Si è parlato qua e là, in questi giorni, di un argomento quantomeno bizzarro: lamentele per contravvenzioni elevate a Lecce in via Manzoni, nel rione Santa Rosa, non lontano dal tribunale penale. Bizzarro perché, a ben vedere, se non rasentano proprio l’illogicità, tali lamentele toccano una materia controversa. Sorge il dubbio, insomma, che proprio legittime non siano. Tanto che avevamo volutamente sottaciuto la cosa, non ritenendola meritevole di argomentarvi sopra.

Il presupposto da cui siamo partiti è che il torto avrebbe dovuto essere palese, evidente. Una multa elevata a un automobilista passato con il verde, sarebbe un torto palese. E non è questo il caso. Ma, visto che la questione ha innescato un diatriba, addirittura ha mosso la parlamentare Veronica Giannone a indagarvi sopra, chiedendo lumi alla polizia locale, ci permettiamo oggi di riprendere la vicenda, per dire la nostra. Suggerendo quella che dovrebbe essere, a modesto avviso, la vera domanda: perché in questa città vi è una tale tolleranza a condotte scorrette, persino scriteriate, in tema di codice della strada, che, una volta tanto che qualcuno si muove, qualcun altro crede davvero sia stato leso un diritto?

L'antefatto: le rientranze, le multe e le lamentele

Partiamo dall’antefatto, un comunicato stampa dei giorni scorsi dell’associazione Sportello dei diritti che ha denunciato il caso di “multe a gogo a residenti e lavoratori su via Manzoni”, scrivendo di “vigili urbani scatenati” per aver “elevato sanzioni a coloro che avevano parcheggiato l’auto sulla porzione carrabile davanti ai condomini”. Qualcuno avrebbe addirittura chiamato carabinieri e polizia, e c’è chi sta pensando a una esposto in Procura. Spingendo lo Sportello dei diritti a chiedere l’annullamento in autotutela.

Le violazioni riscontrate, per 84 euro, hanno riguardato la sosta “sul marciapiede”. Secondo quanto dichiara lo Sportello (ma visibile a chiunque sia abituato a passare in quella zona quotidianamente), “in aree da sempre utilizzate per parcheggiare perché a raso rispetto alla via principale e ubicate in apposite rientranze rese fruibili da accessi appositamente realizzati”.

All’occorrenza, sono state girate alle redazioni anche fotografie che documenterebbero, secondo quanto riporta l’associazione, “un fatto a dir poco insolito e che non risulta mai accaduto prima anche perché da sempre, tutti coloro che risiedono o che lavorano in zona, ma anche quelli che vi transitano solitamente, hanno bene in mente che quelle rientranze sono da tutti considerate aree di parcheggio”.

via manzoni lecce multa 3-2

Per meglio illustrare il concetto, lo Sportello ha anche preso in prestito la definizione di “marciapiede” che deriva dalle “norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade” del Ministero delle infrastrutture e trasporti. Ebbene, è da considerarsi marciapiede la “parte della strada, esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta, destinata ai pedoni”. “Nella fattispecie – recita la nota dell’associazione -, la sussistenza di pavimentazione a raso rispetto all’asfalto stradale e gli appositi accessi, non possono non far propendere nel ritenere che quelle aree non siano dei marciapiedi ma delle zone di sosta concesse, in particolar modo, ai residenti dei condomini adiacenti così come tutti le hanno da sempre considerate”.

Con tutto il rispetto per lo Sportello, in altre circostanze fautore di più che meritevoli iniziative e segnalazioni, viene spontanea la sensazione che questa volta possa aver torto. E’ vero, infatti, che vi sono le rientranze (sul margine destro, per la precisione, percorrendo la via nel senso di marcia), ma è vero anche che quelle zone su cui si parcheggia abitualmente non sono asfaltate: sono veri e propri marciapiedi, con tanto di ciglio (per quanto basso e quasi radente) e con le mattonelle ormai del tutto sconnesse proprio a causa dell’andirivieni di vetture. E che siano da considerarsi marciapiedi, è evidente anche dal fatto che, nella parte retrostante, si affaccino su vialetti asfaltati. Questi, sì, indubbiamente dedicati alle vetture.

Ma, vogliamo dirla tutta? Se anche si volesse appoggiare ciecamente l’idea che quegli spazi possano essere considerati parcheggi, alcune fra le stesse fotografie inviate dallo Sportello, documentano un fatto evidente: in ogni caso, le vetture sono collocate a casaccio, alcune sulle soglie delle case, rendendo difficile a un pedone l’accesso (e immaginarsi un malcapitato in carrozzella). Insomma, un po’ infelice l’idea di giustificare o provare addirittura a difendere posizioni più che discutibili.

via mazoni lecce multa 1-2

La deputata: "Le leggi non sono interpretabili"

Oggi, davanti alle rimostranze dello Sportello, si è aggiunta una replica. La parlamentare Veronica Giannone ha richiesto al Comando di polizia locale una versione ufficiale e ha corredato la sua nota con immagini ancor più eloquenti di vialetti che corrono lungo via Manzoni - che davvero tutto possono considerarsi, fuorché parcheggi -, invasi da auto selvagge. Ebbene, la deputata ha scoperto l’esistenza di “numerosissime segnalazioni inviate dai cittadini nelle settimane antecedenti il fatto”. In particolare, “persone con disabilità, che a causa delle vetture parcheggiate, non riescono a camminare sul marciapiede ed entrare in casa. Spesso sono addirittura  obbligate a passare per le aiuole, purtroppo sporche e senza buona manutenzione”. 

Aggiunge la deputata: “Probabilmente, anziché contestare e condannare l’operato dei vigili urbani, che non hanno fatto altro che svolgere il loro lavoro su segnalazioni dei cittadini in difficoltà, dovremmo riflettere tutti sul concetto di rispetto reciproco e di comunità. Queste aree, considerate dallo Sportello dei diritti fruibili alle vetture, in realtà dovrebbero innanzitutto essere fruibili alle persone disabili, che certo non devono essere costrette a camminare per strada o addirittura ad attraversare le aiuole”. Ritenendo così, paradossale, la nota stampa dell’associazione.

“Esistono leggi, regole da rispettare per la sana convivenza tra i cittadini, e queste non sono certo interpretabili”, prosegue, sostenendo che “delle rientranze non possono essere considerate un parcheggio”. E ricordando, in ultimo, che in giro vi sono già troppe barriere architettoniche per prendersi il lusso di crearne altre.

Ma a Lecce vige un senso d'impunità 

Tutto probabilmente giusto, ma qui s’innesca la nostra domanda iniziale, assolutamente retorica e che forse la stessa parlamentare dovrebbe porsi. Perché all’origine di tutto vi è l’eccessiva remissività davanti a comportamenti errati di troppi utenti della strada, spesso dettati dall’arroganza pura, unita a un senso di quasi totale impunità. Anche per questo nascono, a volte, equivoci.

Troppi ciclisti circolano contromano, magari parlando anche al cellulare. Troppi automobilisti considerano come una propria “preferenza” le corsie preferenziali dove dovrebbero transitare solo bus, taxi e veicoli di forze dell’ordine, vigili del fuoco e 118 qualora in emergenza. In troppe zone della città si parcheggia tranquillamente su marciapiedi ormai sprofondati (e non solo in via Manzoni). In troppi non rispettano i divieti di sosta e di fermata. In troppi parcheggiano sulle strisce pedonali, o in doppia fila, e vanno tranquillamente a fare la spesa, bloccando chi deve uscire. In troppi, per non pagare il grattino, lasciano le auto al di fuori delle strisce blu, in posizioni pericolose, nei pressi degli incroci. E gli esempi potrebbero essere ancora tanti, persino troppi. 

E allora, è vero, come dice la deputata Giannone, che “esistono leggi, regole da rispettare per la sana convivenza tra i cittadini, e queste non sono certo interpretabili”. E’ vero anche che aspettare che qualcuno, anzi più di qualcuno, in troppi, se ne ricordino, è davvero troppo. Almeno, a Lecce. Ecco perché, in assenza delle più elementari basi di senso civico, si dovrebbe usare il pugno duro, sempre, e non agire una tantum e su chiamata.  

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