Monteco fra due fuochi: sindacati in sciopero e affondo di Adriana Poli Bortone

I lavoratori incroceranno le braccia lunedì 13. E la candidata critica sia le precedenti amministrazioni, sia la stessa azienda

LECCE – Lunedì 13 maggio i lavoratori del servizio d’igiene ambientale della ditta Monteco che operano su Lecce incroceranno le braccia. Lo sciopero scatterà a mezzanotte e un minuto e andrà avanti fino alle 24. Ad annunciarlo, le segreterie territoriali di tutti i sindacati: Fp Cgil, Fit Cisl, Uilt Uil, Fiadel, Ugl Ia e le rappresentanze sindacali unitarie. Il Comune di Lecce, dal canto suo, ha ottenuto rassicurazioni circa l’espletamento dei servizi essenziali, pur avvisando la cittadinanza che per quel giorno non sono da escludersi ovvie problematiche.

Già in tre lettere, risalenti al 1° marzo, al 15 marzo e al 12 aprile, era stato dichiarato lo stato di agitazione degli addetti, con l’indice rivolto alla direzione aziendale, attaccandola per presunte inadempienze. I sindacati aggiungono che non ci sarebbe stato riscontro davanti alle sollecitazioni al commissario prefettizio per la convocazione delle parti e avviare quindi un tentativo di conciliazione. E, intanto, disagio ed esasperazione dei lavoratori sarebbe salito alle stelle, considerando anche licenziamenti improvvisi, ritenuti illegittimi.

Gli addetti, stando a quanto riferiscono in una nota le sigle sindacali, si sentono vessati pure per “le continue contestazioni di mancanze inesistenti”. E aggiungono che i responsabili aziendali dei cantieri di Lecce sposterebbero di continuo i lavoratori nei servizi giornalieri, senza considerare vari fattori, come anzianità, professionalità, mansione e livello acquisito negli anni.

Rifiuti: l'affondo di Adriana Poli Bortone

Intanto, proprio della gestione dei rifiuti, torna a parlare ancora una volta Adriana Poli Bortone. La candidata al ruolo di sindaco trova aggancio dalla notizia di ieri, sul camion contenente vetro respinto dall’impianto di Copertino, per via di una raccolta non corretta. E attacca: il problema di questa disfunzione potrebbe generare un costo in più, ritorcendosi sulle tasche dei cittadini. 

“I cittadini – si chiede a questo punto la senatrice - sono stati correttamente informati sulle modalità di raccolta del vetro? Attraverso quali modalità? Sono modalità compatibili con i costi previsti in appalto per questo tipo di comunicazione al pubblico? E ancora: gli operatori della ditta, sono stati correttamente formati? Lo sapevano che il vetro non poteva essere raccolto se contenuto in sacchetti di plastica? E se lo sapevano, perché li hanno raccolti? Potevano rifiutare la raccolta, onde evitare un costo aggiuntivo per l’amministrazione”.

Ma sono di più i problemi che rileva Adriana Poli Bortone: una città sporca e non curata, che non è una bella cartolina per i turisti, i sacrifici economici dei leccesi per la tassa aumentata, il disagio di quattro contenitori in casa e l’attesa per il momento giusto per metterli in strada, quello di un orario di raccolta nel momento dell’apertura di scuole e uffici. “Un lavoro – commenta - che invece andrebbe fatto in orario notturno e terminato all’alba”.

"Critiche a Perrone, Salvemini e pure a Giliberti"

“Aumento delle tasse per la spazzatura e una città sporca sono una contraddizione inaccettabile – aggiunge Adriana Poli Bortone -, che trova origini in un contratto stipulato nel 2015 con la precedente amministrazione Perrone, che lasciava scoperta una parte della città dal servizio di raccolta; una condizione perpetrata poi dalla successiva amministrazione Salvemini, che non ha saputo esercitare i dovuti controlli, anche rispetto alle migliorie presentate dall’azienda e che non si vedono in città, a partire dai contenitori  per la raccolta delle cicche, per finire alle dog station”.

E non è tutto. L’affondo finale è un po’ per tutti. “Male hanno fatto, nella precedente campagna elettorale, i due candidati sindaco di allora Mauro Giliberti e Carlo Salvemini – conclude - ad accettare un contributo elettorale di 3mila euro ciascuno, erogato da una ditta, come la Monteco, che era già all’epoca impegnata con un contratto di appalto con il Comune. Un comportamento che sarà pure legale, ma non certamente auspicabile, da parte di chi è destinato ad esercitare una funzione di controllo”.

Si attende una replica dell'azienda.

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