“Riscoprire le piazze contro certa informazione che veicola odio”

Le Sardine del Salento hanno affollato i dintorni di piazza Sant'Oronzo rilanciando i punti chiave che ispirano il movimento. Scagliandosi contro i pregiudizi e l'incompetenza in politica

LECCE - E’ cominciata con qualche timida sagoma di sardina ritagliata nel cartone che si è affacciata tra la folla assiepata sull’ovale di piazza Sant’Oronzo sfavillante di gioiose luci di Natale. Poi, pian piano, dopo qualche attimo d’incertezza su quale destinazione prendere, con lo stesso segreto meccanismo che da milioni di anni governa la vita nei mari, si è creato un primo banco di sardine. Nel giro di un’ora, quel banco era una fiumana impetuosa di centinaia e centinaia di sardine, strette una sull’altra - come da prassi per le sardine! -, fra l’angolo di via Vito Fazzi e quel corridoio che segue il perimetro dell’anfiteatro fino all’apertura sulla piazza, che risponde al nome di via Ernesto Alvino.

“Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, poi “Desaparecido” di Manu Chao e altre note ancora sparate dalle casse, senza dimenticare, dopo, l'immancabile “Bella ciao”. Musica, per richiamare all’adunanza attorno alla scalinata della chiesa di Santa Maria delle Grazie quel popolo che non vuol essere populista (men che meno nell’accezione di destra, ed è fatto consolidato e ribadito anche stasera), prima di dare voce agli interventi di attivisti e simpatizzanti.  

Due giorni dopo la grande manifestazione di piazza San Giovanni, a Roma, Lecce e la sua provincia rispondono con un appuntamento che è solo uno dei tanti ancora in cantiere su e giù per la penisola. Difficile stabilire un numero preciso di partecipanti, questa sera, ma si sa, per voce di due dei referenti locali, Francesco Pio Liaci e Aldo Torsello, che il gruppo Facebook salentino annovera all’incirca 4mila iscritti.

Famiglie intere, coppie, nessun simbolo politico, nessuna bandiera, tanti slogan impressi su cartelli, fra cui il mantra presente ormai in ogni città che qui, ovviamente, diviene “Lecce non si Lega”. Con menzione speciale per uno striscione di Supersano dove proprio il sindaco, Bruno Corrado, è di recente passato alla Lega. A proposito di politici in carica, se ne notano alcuni, ma non proprio in mezzo alla folla. Assistono più defilati quella platea così diversa dalle solite che affollano i comizi elettorali. C’è, ovviamente, il primo cittadino padrone di casa, Carlo Salvemini, si notano altri esponenti della giunta, spunta anche il volto di Donato Metallo, sindaco di Racale.   

Volendo sintetizzare gli interventi, fra i concetti principali emersi oggi è emerso il netto rifiuto verso un certo tipo di informazione che, secondo le Sardine, alimenta i pregiudizi,  la propaganda e il linguaggio di odio. Tirati in ballo, non certo per caso, Silvio Berlusconi per l’uso delle televisioni e, oggi più che mai, Matteo Salvini con il bombardamento sui social. Contro questo tipo di linguaggio sui media tradizionali e via Internet, la risposta della Sardine è: “Riscopriamo le piazze”. L'agorà, dunque, come ritorno alla politica degli albori del confronto diretto, senza i filtri della tivù e i trucchetti del web.

Una staffilata più ampia, poi, a certa politica in generale, dove troppo spesso per le Sardine emergono nullafacenti e incompetenza. “Non siamo più disposti a delegare e chiediamo ai rappresentanti di riportare al centro del dibattito i contenuti, i temi che sono complessi e che non si possono risolvere con quattro parole d’ordine”, hanno detto. Ribadendo anche a Lecce quello che è uno degli ultimi leitmotiv: “I migranti non sono un problema, chiediamo al governo di abolire il decreto sicurezza”. In ultima analisi, le Sardine hanno orgogliosamente rivendicato di essere il primo “movimento popolare contro il populismo di destra”. Ripudiando il razzismo e richiamandosi ai valori dell’antifascismo.

Video | Canti e balli accendono la serata

“Quello delle Sardine – hanno spiegato nei giorni scorsi Liaci e Torsello, annunciando la manifestazione di oggi - è un fenomeno dibattuto per la sua natura spontaneistica e per la non adesione a nessun movimento o partito politico. Per questo, da un lato, evidenziamo l’importanza di un fenomeno di piazza così ben riuscito che ha il chiaro obiettivo di contrastare l’avanzata della destra, laddove prima della sua nascita ci eravamo quasi rassegnati a un triste trionfo elettorale della Lega e dei partiti alleati; dall’altro lato ribadiamo l’estraneità della manifestazione leccese a qualsiasi soggetto partitico”. 

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Molto si è già scritto, si sta scrivendo e ancora si scriverà su questa pagina d’Italia tutta in via di composizione. Una cosa è certa: a ogni passo, la voce delle Sardine si fa sempre più forte, il prurito che sta provando la destra è visibile, così come l’impaccio della sinistra che tendenzialmente potrebbe essere anche più vicina per diversi fra i valori d'ispirazione, ma che pure si vede messa spalle al muro, dato che vista come parte di un problema più ampio di questo Paese da una massa che è probabilmente più fluida e trasversale di quanto si creda. Se, poi, le Sardine affioreranno dal mare o si diraderanno strada facendo, rimanendo sui fondali del fenomeno passeggero e di costume, lo dirà solo la storia. 

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