Quando il riposo è questione di decibel. Tra “vicoli ghetto” e fuochi d’artificio

Incontro tra il comitato spontaneo Leccentro e il dirigente del settore Ambiente, Fernando Bonocuore. Le norme per tutelare la vivibilità del centro storico esistono, ma si fa una gran fatica a farle rispettare

Una via del centro in occasione della Notte Bianca del 2011.

LECCE – Quando le regole esistono, chi si preoccupa di controllare chi dovrebbe farle rispettare? E’ stata questo l’interrogativo al centro dell’incontro tra gli esponenti del comitato “Leccentro” e il dirigente del settore Ambiente del Comune di Lecce, Fernando Bonocuore, concordato per discutere di inquinamento acustico. Il problema non è certo limitato al centro storico – basti pensare ai viali cittadini maggiormente intasati di auto e mezzi pesanti durante le ore diurne -, ma in quella zona assume le caratteristiche tipiche delle aree affollate di gente e di locali pubblici: musica talvolta oltre il limite consentito, vociare continuo fino a tarda notte, assembramenti ed atti vandalici.

“Leccentro” è un comitato spontaneo portatore di interessi diffusi – coinvolge al momento circa novanta – che da qualche tempo pone all’ordine del giorno dell’amministrazione comunale questioni che stanno creando un clima di esasperazione tra gli abitanti e che pongono il tema stesso di quale vocazione debba avere la parte antica della città, se quella di un contenitore ad uso e consumo della movida giovanile oppure quella di uno spazio di agibilità culturale rivolto ad un turismo qualificato e rispettoso delle regole.

Sul punto specifico della rumorosità si è preso atto che Lecce ha un “piano acustico” che andrebbe aggiornato, a fronte di una legge nazionale del 1997 e di un’ordinanza comunale del 2000. Si è discusso anche dei controlli, che vengono pur fatti, e dell’inadeguatezza del numero di agenti di polizia municipale impegnati nel fine settimana. Il limite di decibel consentito ai locali pubblici è di 60 a porte chiuse, salvo deroghe in casi eccezionali. Eppure, secondo il comitato, l’eccezione alla norma diventa quasi ordinaria tanto che alcuni “vicoli ghetto” sarebbero perennemente ostaggio della “mala movida” e che possa capitare anche di sentire esplodere fuochi d’artificio, come recentemente in piazzetta Santa Chiara.

In piena corsa per la candidatura di Lecce a Capitale europea della cultura per il 2019, vengono dunque al pettine tutti i nodi che negli ultimi anni hanno conosciuto una progressiva esasperazione: accesso delle auto, qualità della vita dei residenti, concorrenza tra commercianti, o meglio, tra chi rispetta le regole e chi tende a non farlo. In tutto ciò proliferano le iniziative di organizzazione dal basso da parte di cittadini che, accomunati da identici interessi e da una certa disillusione per la capacità di rappresentanza dei partiti politici tradizionali, si pongono come soggetti autonomi nei confronti del governo della città.

La prima iniziativa di “Leccentro” è stata la presentazione, il 3 maggio, di una istanza al Comune di Lecce per la vivibilità del centro, alla quale ha fatto seguito, il 7 giugno, un incontro con il sindaco, Paolo Perrone, e con l’assessore all’Ambiente, Andrea Guido. 

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