La Lega rintuzza Fersino: “Basta slogan e cicorie. Confrontati con nuove idee”

Il portavoce e sindaco di Nociglia Massimo Martella replica con una lettera all’imprenditore di Supersano: “Per coerenza metti il cartello non si accettano elettori leghisti”

Massimo Martella

SUPERSANO - Non si è fatta attendere la replica al monito lanciato attraverso una lettera aperta dall’imprenditore di Supersano, Donato Fersino, all’indirizzo del sindaco del suo paese, Bruno Corrado, dopo l’adesione di quest’ultimo al partito della Lega con Salvini. Un percorso politico che ha interessato in questi ultimi anni diversi esponenti del centrodestra salentino e legittimato anche da un consenso crescente e dalla forza dei numeri che hanno portato molti amministratori ed esponenti della società civile ed imprenditoriale a metterci la faccia e sposare la causa politica del Carroccio anche in terra pugliese. Ed oltre ogni steccato e qualunquismo sul vecchio adagio del secessionismo antimeridionalista.

Ed ecco perché, dopo l’uscita pubblica del titolare de “Le Stanzìe” di Supersano, proprio dagli ambienti della Lega della provincia di Lecce, si ribattezza il richiamo alle “radici calpestate” e alla storia del Salento ideologicamente maltrattato contenuto nella lettera di Fersino come fuori luogo e tempo massimo. Un anacronismo ribadito in un'altra lettera aperta stavolta vergata dal portavoce della Lega provinciale e sindaco di Nociglia, Massimo Martella, che chiosa anche con un richiamo provocatorio alla coerenza e alla cultura dell’accoglienza invocata da Donato Fersino. “Le Stanzìe non è un presidio di libertà” ammonisce Martella, invitando l’imprenditore supersanese ad affiggere davanti alla sua masseria-ristorante il cartello che vieta l’ingresso agli elettori leghisti. Molti dei quali sono quei “viandanti” e “curiosi viaggiatori” che affollano il turistico Salento e che anche in quel di Supersano vengono accolti dalla proverbiale cultura dell’accoglienza offerta anche dagli imprenditori locali.        

La lettera aperta di Martella

Caro Donato,

scrivi che le nostre comuni radici ci hanno permesso di sviluppare nei secoli il senso del confronto, del dialogo e dell’ospitalità. Hai perfettamente ragione. Rilevo però che queste per te siano solo parole che non metti in pratica visto che critichi fortemente una scelta che appartiene alla libera espressione di ogni cittadino e che è garantita dalla nostra Costituzione. Una Carta costituzionale che è l’elaborato di quelle straordinarie personalità che parteciparono all’assemblea costituente, tra questi non dobbiamo dimenticare il pugliese Aldo Moro e mi piace ricordare il suo intervento del 13 marzo 1947 quando,  si discuteva degli articoli 1,6 e 7 che diverranno poi 1, 2 e 3,  disse: “Divisi - come siamo - da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro Stato e vi restiamo uniti sulla base di un elementare, semplice idea dell’uomo la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri”.

Dunque caro Donato mi chiedo e ti chiedo: siamo davvero comunità aperta al dialogo e all’ospitalità se oggi reagisci trincerandoti nel concetto di democrazia storica e non allarghi i tuoi orizzonti al mutamento sociale che anche la nostra comunità sta vivendo? Perché alzi barriere ideologiche, muri di pregiudizi verso un partito, la Lega con Salvini, che rappresenta uomini e donne del tuo stesso Paese? Perché il tuo sguardo pone un confine netto tra Sud e Nord? Perché, considerate le nostre comuni radici e la nostra storia, non ritieni sia  possibile che da questo Sud, dal tuo e nostro Sud, possa generarsi una voce comune che rivendica e ottiene quell’attenzione sbandierata per decenni da quanti hanno considerato il Mezzogiorno solo bacino elettorale da saccheggiare, da quanti hanno governato il nostro Paese per decenni, da quanti sono stati eletti quali rappresentati del Sud al Parlamento e che il Sud hanno svenduto? 

La Lega con Salvini può proporre una nuova idea del Mezzogiorno, finalmente indipendente dove le ragioni dell’accoglienza e del dialogo sono quelle del riscatto di una società che finora si è accontentata di contratti precari e di lavoro nero. Questo ha penalizzato il Sud non il Nord saccheggiatore. Non siamo stati capaci, e il tuo ne è un esempio, di capire cos’è una democrazia. Gli insegnamenti della Grecia, lo dimostri, gli hai persi per strada limitando la volontà personale di un sindaco di aderire ad un movimento politico come sancito dall’articolo 49 della nostra Costituzione. Nel tuo invito, seppur nobili sono i tuoi richiami, ci sono solo belle parole, slogan per un territorio che non ne ha più bisogno. L’identità nasce anche dalla diversità, e qui riprendo il concetto di comunità, perché se il Salento fosse una Comunità vera, il tessuto imprenditoriale di cui tu fai parte farebbe squadra con il tessuto istituzionale e sociale per la valorizzazione del territorio. Si sarebbe potuta recuperare la Cripta di Coelimanna se ci fossero state le sinergie necessarie tra pubblico e privato illuminato, propenso al bene comune e non solo e soltanto al profitto personale.

L’idea di accoglienza non è servire un piatto di cicorie pur raccontando la bellezza del posto. Accoglienza significa preoccuparsi di sapere cosa l’intera comunità in sui si opera sia in grado di offrire collaborando con tutti a costruire reti turistiche in grado di attrarre nuovi investimenti e di creare posti di lavoro reali e non “a giornata”. Non c’è ospitalità, e dunque quello che definisci “valore aggiunto”, se chi opera nel settore ricettivo non si confronta con chi ha idee e valori differenti. Ecco perché ti invito per essere coerente con quanto hai scritto nella lettera al sindaco ad affiggere sotto l’insegna de “Le Stanzie”: qui non si accettano elettori della Lega con Salvini.

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