Illuminazione, faro dell’opposizione. “Città al buio, colpa di contratto e contenzioso”

A Maglie il senatore Chirilli e i consiglieri di minoranza hanno presentato il report della Commissione di controllo e garanzia sull’appalto della pubblica illuminazione

Il Comune di Maglie "illuminato"

MAGLIE – Dalla controversa questione dei miasmi e della presa di pozione sull’attività del depuratore di San Sidero da parte dell’amministrazione comunale di Maglie al responso  dell’attività di controllo della Commissione di garanzia comunale, presieduta dall’opposizione, che evidenzia annose criticità e costi esorbitanti per il servizio di pubblica illuminazione. I consiglieri comunali della minoranza al Comune di Maglie infatti questa mattina hanno esposto i risultati delle verifiche amministrative svolte dalla Commissione controllo e garanzia (presieduta dal senatore Francesco Chirilli) sull’appalto di esecuzione del servizio della pubblica illuminazione in città. Un incontro nel quale i cinque consiglieri (oltre a Chirilli, presenti anche Antonio Giannuzzi, Mario Andreano, Sabrina Balena e Antonio Izzo), hanno presentato il report conclusivo dell’attività svolta ed hanno voluto evidenziare in particolare come, secondo i loro riscontri, l’appalto, voluto dall’amministrazione comunale per migliorare l’impianto di pubblica illuminazione esistente e ridurre i consumi, si sarebbe  trasformato,  in realtà,  in un peso insopportabile per il bilancio del Comune.  

“Le migliorie offerte dall’impresa in sede di gara non sono state trasferite nel contratto d’appalto” evidenziano Chirilli e i colleghi dell’opposizione, “così come i lavori approvati ed eseguiti sono risultati di tutt’altra natura come i nuovi pali artistici, la ristrutturazione di spazi verdi e via dicendo, residuando dal contratto, a carico dell’amministrazione, i consumi registrati in più rispetto al tetto massimo garantito dall’offerta dell’appaltatore”. Ad oggi secondo quanto sottolineato dai consiglieri nella conferenza stampa presso il museo civico, “i maggiori consumi hanno raggiunto l’importo di circa 1 milione di euro ed i lavori che sarebbero dovuti essere ultimati entro il 20 novembre 2015 sono ancora in corso”.

“Nel frattempo la città viene sovente lasciata al buio” accusa Chirilli, “e questo da parte dell’appaltatore che lamenta il mancato pagamento dei maggiori consumi rispetto a quelli contrattuali”. Per tutta risposta il sindaco Ernesto Toma e la sua amministrazione hanno denunciato l’appaltatore per interruzione di pubblico servizio, mentre la procura di Lecce ha aperto un’indagine sulla regolarità dell’appalto, e i cittadini attendono che si faccia chiarezza sulla vicenda. I consiglieri di minoranza hanno voluto altresì specificare nel dettaglio il risultato del lavoro svolto dalla Commissione consiliare di controllo per approfondire e rendere edotti i cittadini sulle cause dei disagi prodotti in dalle ripetute interruzioni del servizio di pubblica illuminazione, sia dei maggiori consumi di energia registrati alla data al 30 settembre 2018 con la maggiore spesa di 867.947,94 euro.

“Tali ingenti somme, che continuano a crescere, sono state legittimamente rivendicate dall’appaltatore, in forza dell’articolo 2 del contratto stipulato” chiariscono i cinque consiglieri, “il quale pone a carico dell’amministrazione i consumi registrati in più rispetto al tetto massimo garantito dai lavori di efficientamento offerti in sede di gara ma non più realizzati. Una sconfortante vicenda amministrativa che pesa, oltre misura, sulle tasche dei cittadini e sulla qualità del servizio”. La relazione nello specifico ha preso in esame l’appalto di concessione del servizio della pubblica illuminazione svolto dall’Ati Pisacane-Botrugno (dal gennaio 2010 all’ottobre 2013) e, successivamente, dalla ditta Mengoli Mario Elettromeccanica dal 17 marzo 2014. Nel corso del tempo la Commissione di controllo e garanzia ha tenuto sul tema quattro sedute  “Le considerazioni che precedono fanno ritenere” concludono Chirilli e i consiglieri dell’opposizione, “che l’avvenuta rinegoziazione dell’offerta e le nuove soluzioni progettuali introdotte con il progetto esecutivo, oltre che illegittime risultano lesive degli interessi della comunità amministrata perché, con l’esclusione degli interventi previsti nelle migliorie offerte dall’impresa, non hanno consentito il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei consumi energetici e dell’inquinamento luminoso ed, inoltre, hanno comportato per il bilancio comunale un aggravio di costi non giustificato da nuove, maggiori e migliori opere”.

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