Elezioni 2017: centrodestra, la soluzione unitaria porta dritta a Roberto Marti

Il deputato a Palazzo Carafa, il sindaco eletto parlamentare. Sull'asse Roma-Lecce l'ipotesi che può riunificare tutto o quasi lo schieramento. Sinistra in difficoltà, M5S a fari spenti

Paolo Perrone e Roberto Marti.

LECCE – Solo un candidato, oggi, pare in grado di rimettere insieme tutti i pezzi del centrodestra leccese. Forse non proprio tutti, ma quelli sufficienti ad una vittoria agevole sì. Si tratta di Roberto Marti, deputato del gruppo dei Conservatori e Riformisti, con un passato nemmeno tanto lontano da assessore “pesante” con delega a Urbanistica e Lavori Pubblici.

A comandare la fortezza a suo tempo eretta da Adriana Poli Bortone e poi consolidatasi attorno a Raffaele Fitto, potrebbe esserci dunque lui, come sintesi di equilibri che il corso degli anni ha messo a dura prova, fino a dolorose e autolesionistiche lacerazioni. E se di quei centri di potere resta una eco sempre meno tangibile, perché anche l’enfant prodige di Maglie si trova a gestire sul piano nazionale una situazione molto delicata da una posizione non certo di forza, resta poderoso il sistema di relazioni e di consenso che dalla caduta di Stefano Salvemini ad oggi il centrodestra ha saputo costruire, con Paolo Perrone in un ruolo determinante.

E’ proprio lui, alla fine della seconda consiliatura, a dover capire cosa fare da “grande”. Un incrocio sull’asse Roma-Lecce con Marti metterebbe più o meno tutti d’accordo, anche se con la nuova legge elettorale le ambizioni sui collegi sono molte e gli spazi che il centrodestra può garantire non sono più quelli di una volta. Appare però chiaro che la candidatura di Marti si imporrebbe da sé: lui stesso, ad una domanda rivoltagli molto tempo addietro sulla questione, rispose che non si sarebbe tirato indietro se a chiedere il suo impegno fosse stato il partito, che allora si chiamava Pdl, ma poco importa.

Marti non è affatto sgradito a Forza Italia, o meglio con alcuni dei suoi dirigenti locali, mentre più problematica, ma non impossibile, appare la gestione dei rapporti con Adriana Poli Bortone che con Berlusconi ha una linea diretta e si sa quanto al Cavaliere piaccia intralciare la strategia di Fitto, l’ex figliol prodigo che ha osato sfidarlo apertamente.

Con l’ex assessore in pista, gli assessori in carica che non hanno nascosto la loro ambizione alla promozione a sindaco, Gaetano Messuti e Attilio Monosi, vedrebbero ridimensionati i loro progetti anche se il primo è deciso ad andare avanti per la sua strada. Quasi visionaria si farebbe l'ipotesi che porta ad un altro assessore, Alessandro Delli Noci, considerato un outsider ma benvisto sia da chi, a destra, ritiene necessario un cambio di mentalità nella gestione amministrativa, sia da chi, nel centrosinistra, immagina soluzioni convergenti pur di ottenere un qualche cambio di rotta. Non c'è una sua esplicita dichiarazione di intenti, ma non è nemmeno fantapolitica.

Durante l’imminente pausa estiva dalle rituali attività di Palazzo, i telefoni continueranno a squillare, incandescenti, anche sotto l’ombrellone e non solo per la temperatura. Alla finestra, invece, restano per il momento gli altri schieramenti: nel centrosinistra solo Sergio Blasi ha dichiarato apertamente la sua disponibilità e iniziato a lavorare ad un’idea di città diversa, ma l’ex segretario regionale del Pd e sindaco di Melpignano, ha davanti a sé una strada tutta in salita, a cominciare dalle perplessità quando non ostilità interne al suo partito. Di Dario Stefano molto si dice sottovoce, ma fino ad oggi nulla lascia pensare che il dado sia stato tratto: del resto qualsiasi candidatura di sfida al centrodestra parte con un handicap non trascurabile.

Rispetto al 2012, certo, il potenziale del Movimento 5 Stelle è molto diverso: c’è una deputazione parlamentare (o di "portavoce" che è praticamente tutta leccese (Buccarella, Donno, Lezzi, De Lorenzis), una buona disposizione dell’elettorato, sempre più distante e disaffezionato rispetto ai modelli “classici” e capace, come nel caso di Roma, di determinare spostamenti non trascurabili di voti anche solo nel mero auspicio di cambiare lo status quo, all’insegna del “peggio di così, non si può”.

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