La Lega entra a Palazzo Carafa: golden share di Marti sul centrodestra

Il senatore annuncia la costituzione del gruppo e dopo la firma del patto tra il sindaco e tre consiglieri eletti in Grande Lecce, chiarisce: “Mai fatto un accordo con Salvemini"

Russi, Marti e Calò.

LECCE – È praticamente pronto il gruppo consiliare della Lega al Comune di Lecce. Lo ha detto il senatore Roberto Marti nel corso di una conferenza convocata questa mattina alla luce dell’accordo siglato da tre consiglieriAntonio Finamore, Laura Calò e Paola Gigante – con il sindaco Carlo Salvemini e annunciato sabato dal primo cittadino: i tre hanno lasciato il gruppo Grande Lecce, la civica promossa da Marti già per le amministrative del 2012 e hanno formato un nuovo raggruppamento, Prima Lecce.

Chi saranno i componenti leghisti nel consiglio comunale si saprà a breve, ma è praticamente certo che oltre ad Alberto Russi, il superstite di Grande Lecce, ci sarà Luca Pasqualini, ex assessore della giunta Perrone, attualmente nel gruppo misto: perché un gruppo sia formalmente costituito a Palazzo Carafa deve contare su almeno tre consiglieri e dunque si tratta di capire con chi altro verrà integrato. Non ne farà parte Andrea Guido che ha smentito categoricamente l’avvicinamento, rivendicando posizioni personali e politiche lontane dalla Lega.

Marti e la golden share sul centrodestra leccese

Il punto fermo nel quadro politico attuale è la centralità di Marti, eletto senatore con la Lega in una tornata elettorale che ha travolto, grazie all’onda d’urto pentastellata, il centrodestra di Fitto e Perrone anche nella loro roccaforte del capoluogo, dove un candidato credibile e con una storia ben radicata come Erio Congedo ha dovuto arrendersi al M5S.

Ora nel perimetro della coalizione che aveva indicato Mauro Giliberti è proprio Marti ad avere la golden share. Della campagna elettorale della scorsa primavera, ha detto il senatore, non ha condiviso molti passaggi e tra questi, non lo esplicita ma è evidente, proprio la designazione del candidato sindaco. Da lì a qualche mese l’annuncio del divorzio da Fitto e il passaggio con Salvini, “intuizione” che lo ha portato all’elezione in Senato nel momento in cui in mano ai suoi competitor del centrodestra restano solo briciole. Adesso per entrare nella Lega, ha aggiunto, c’è la fila e chi ne vuole far parte dovrà aderire ad un progetto di cambiamento: concetto con il quale si declina un terremoto nel blocco di potere che ha governato la città per quattro consiliature consecutive e al quale Marti ha sempre contribuito con una mole notevole di voti.

No al commissariamento, no al “patto per la città”

Incalzato fino allo sfinimento su quello che ora è il rapporto con i tre consiglieri che consentono al sindaco di disporre di una maggioranza di scopo, Marti ha tenuto una linea prudente: non c’era alcun bisogno di firmare un accordo i cui obiettivi si potevano raggiungere con qualche emendamento, ha spiegato ai cronisti, fermo restando la contrarietà al commissariamento, condivisa anche da altri esponenti del centrodestra che però si sarebbero nascosti dietro ai tre.

Il senatore ha raccontato di essere stato informato dell’accordo venti minuti prima dell’incontro a Palazzo Carafa, anzi di averlo capito da solo, e ha sottolineato che la linea da seguire era per lui quella di un confronto interno al movimento di Grande Lecce prima e dell’intera coalizione poi. È evidente che la “fuga in avanti” lo ha spiazzato e, probabilmente, indispettito. Ha però anche aggiunto di essere convinto che Finamore, Gigante e Calò siano parte integrante del centrodestra e per questo ha detto di non serbare “rancore” nei loro confronti. La convinzione del senatore, probabilmente, è quella di poter contare su di loro quando sarà il momento di farlo: non ora, anche perché – questa lettura è abbastanza semplice – il commissariamento avrebbe consentito alle altre colonne del blocco cittadino di centrodestra di puntare le residue energie su un riscatto ravvicinato non curandosi troppo dei nuovi rapporti di forza determinatisi negli ultimi mesi.

Non è del resto un caso se, praticamente in simultanea con la conferenza di Marti, Giliberti si è rivolto con un post al vetriolo al movimento Grande Lecce, affermando la necessità dell’esclusione dal centrodestra di chi ha firmato l’accordo con Salvemini e offrendo al contempo una sponda a tutti quei sostenitori della lista civica – di fatto il secondo “partito” della città - che si sentono delusi e traditi per quanto accaduto negli ultimi giorni.

L’affondo contro Salvemini

Marti ha esordito e concluso l’incontro con i cronisti parlando di “brutta figura” per Carlo Salvemini, con il quale, ha chiarito, non ci sarà mai alcun dialogo, smentendo così le accuse a lui rivolte di voler recitare due parti nella stessa commedia: “Vi pare che per la mia storia mi possa appassionare un accordo con lui: a cosa mi porterebbe, che vantaggi avrebbe il mio movimento? Accordi non ne ho fatti e non ne farò”.

Il primo cittadino, ha commentato il senatore “aveva avuto tutte le aperture possibili per poter chiedere una condivisione sul programma al centrodestra, con l’intero centrodestra, come io ho dichiarato più volte e non ci sarebbe stato nulla di strano perché questo significa anatra zoppa alla luce di una legge che non ci piace ma che di dobbiamo tenere. Quello sì sarebbe stato un patto alla luce del sole: estrapolare tre consiglieri dal centrodestra, ai quali io ho sempre dato la libertà di agire per il meglio della città, è stata una caduta di stile rispetto alla sua storia”.

“Delli Noci ha un elettorato di centrodestra”

Scartata l’ipotesi di un accordo sottobanco col suo benestare, Marti ha risposto sul ruolo di pontiere che per il centrodestra leccese ha giocato il vicesindaco, Alessandro Delli Noci: “Lui ha siglato un accordo al ballottaggio che io non avrei mai fatto - ha ricodato il senatore - . È un uomo di centrodestra con il quale io, sia chiaro, intendo dialogare nella ricostruzione dello schieramento. Il suo elettorato è di centrodestra e non ci si può camuffare con liste civiche andando a governare col centrosinistra di Carlo Salvemini. Quell’elettorato con un centrodestra unito potrà governare nuovamente la città, come ha fatto bene o male per venti anni. Ma non c’è nessun accordo con Delli Noci se questa è la domanda”.

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