Debiti del Comune verso le imprese, Melica ipotizza prestito da 30 milioni

Il decreto legge numero 25, uno degli ultimi atti del governo Monti, consente agli enti locali di accendere mutui con la Cassa Depositi e presiti. Ma, precisa l'esponente dell'Udc, ai leccesi serviranno decenni per estinguere il debito

LECCE – Secondo il consigliere comunale di minoranza, Luigi Melica, dell’Udc, il Comune di Lecce si accinge a chiedere  un prestito di 30 milioni di euro alla Cassa Depositi e prestiti in attuazione del decreto legge numero 25 dell’aprile scorso per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese. E il peso di questo finanziamento – sottolinea l’esponente centrista – peserà sulle future generazioni, probabilmente per 30 anni.

“E dire – precisa l’ex candidato sindaco dell’Udc - che il decreto avrebbe dovuto unicamente permettere una deroga ad un principio assurdo, il patto di stabilità, che vieta ai comuni virtuosi di spendere le risorse disponibili con l’effetto di mettere sul lastrico le imprese creditrici.  Invece, in nome dell’interesse superiore di ridare ossigeno alle imprese creditrici delle amministrazioni locali, si è di fatto cancellato con un tratto di penna la meritocrazia tra gli amministratori degli enti locali permettendo, anche ai comuni dalle casse vuote – come il Comune di Lecce – di saldare i debiti con le imprese, accendendo un mutuo trentennale con la Cassa Depositi e prestiti”.

“Mi auguro – prosegue Melica - che i cittadini comprendano come, accanto ad amministrazioni locali che sono riuscite a risparmiare attraverso comportamenti virtuosi, esistono amministrazioni che hanno accumulato debiti nel corso degli anni, e che solo negli ultimi anni hanno posto in essere politiche di rigore e risparmi. Sta di fatto che i debiti del passato saranno saldati dagli amministratori futuri, i quali non potranno esimersi dal tassare nuovamente i cittadini.

“Chiedo al sindaco, quanto meno, che ci spieghi perché in passato non ha operato i tagli che solo oggi sta realizzando: chi glielo impediva? A chi conveniva continuare a spendere, pur non potendoselo permettere? Se non a me, questa risposta la dovrebbe ai cittadini, sui quali graverà il prestito che contrarremo con la Casa depositi e prestiti”. 

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