Mercatone Uno, fallisce la società. Dramma occupazionale per 123 famiglie

Sulle spine a Matino, Surano e San Cesario. I sindacati chiedono tavolo ministeriale per gli ammortizzatori sociali e puntano il dito: "Era questa la società migliore?"

Foto di repertorio: la protesta davanti al punto vendita

LECCE – Pochi mesi dopo l'acquisto del marchio Mercatone Uno, la società Shernon Holding srl è fallita. A dichiararlo, appena ieri, è stata la sezione fallimentare del tribunale di Milano. I creditori ora hanno un mese di tempo per iscriversi al passivo, al pari di chi vanta diritti mobiliari.

Per tutti i lavoratori dei punti vendita nazionali si è spalancato davanti il baratro della disoccupazione. L'emorragia dei posti di lavoro pesa come un macigno: basti pensare che nella sola provincia di Lecce si contano 123 dipendenti, distribuiti tra i negozi di Matino, Surano e San Cesario. E da quest'ultimo punto vendita, lo ricordiamo, i dipendenti sono stati addirittura sfrattati, il 17 aprile, dall'immobile posto sotto sequestro preventivo a causa del mancato versamento del canone di locazione.

Quella circostanza aveva fatto scattare sull'attenti i sindacati che si erano detti perplessi sulla gestione dell'intera vertenza a livello ministeriale. Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascat Cisl avevano già denunciato, infatti, “la mancanza di volontà, da parte di Shernon, di intrattenere corrette relazioni sindacali”.

I sintomi di una crisi finanziaria ben più profonda, del resto, si erano già manifestati. Andando a ritroso, Shernon Holding srl aveva acquistato Mercatone Uno nell'agosto 2018; dopo appena otto mesi dal passaggio, è arrivata la doccia fredda della richiesta di concordato preventivo.

“In pochissimi mesi era già oberata da debiti insanabili e il concordato si è rivelato inaffidabile, vista la dichiarazione di fallimento”, spiegano amareggiati i segretari sindacali.

“Era questa la migliore delle manifestazioni di interesse presentate agli amministratori ministeriali e da loro scelta? - si chiedono - Era questa la società che aveva dato le migliori garanzie di risanamento e di mantenimento dei livelli occupazionali? Era questa la società che il prossimo 30 maggio avrebbe presentato il piano industriale ed il nuovo super investitore?”.

Una strada percorribile, nell'immediato, è quella degli ammortizzatori sociali ed è per questo che le parti sociali hanno già stato chiesto la convocazione di un tavolo urgente al ministero del Lavoro.

“Il sindacato confederale sin da subito metterà in atto ogni iniziativa finalizzata ad individuare strumenti legislativi di sostegno ai lavoratori coinvolti – si legge in una nota diffusa dai sindacati -. Ancora una volta la nostra provincia subisce un’insostenibile emorragia di posti di lavoro: chiediamo alle forze politiche ed istituzionali di mettersi una mano sulla coscienza per arginare il pericolo di diventare una Repubblica fondata sulla cassa integrazione. Noi abbiamo già scelto da che parte stare, quella giusta, quella che parla di lavoratori e di lavoro”.


 

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