“No Tap”. Restano intatte le perplessità attorno al progetto

Lo Sportello dei diritti di Idv ribadisce la contrarietà al gasdotto di San Foca. D’Agata domanda perché, nella pubblica assemblea del 16 febbraio, gli emissari dell’azienda non abbiano parlato dei “rischi” della condotta

MELENDUGNO - L’associazione “Sportello dei diritti”, fra i promotori del comitato “No Tap” contrario alla realizzazione del gasdotto che approderà a San Foca, si dice ancora più determinata a continuare la campagna nazionale contro l’opera, dopo la pubblica assemblea del 16 febbraio scorso, nella quale gli emissari della società, la Tap, non avrebbero fatto il benché minimo accenno alla questione dei rischi connessi alla realizzazione dell’opera.

“L’aver evitato di parlare dei problemi che potrebbero derivare – precisa Giovanni D’Agata - ci spinge ad approfondire tutti gli aspetti relativi alla costruzione ed utilizzazione di un gasdotto di tale portata. La principale causa di perdita di contenimento di una linea di trasmissione è il danno esterno, generalmente dovuto a lavori nei pressi dell'opera”.

D’Agata evidenzia come più della metà delle fughe di gas e quasi tutti i danni più gravi (per esempio l'incidente di Ghislenghien in Belgio il 30 luglio 2004 o quello più recente della Lunigiana) siano conseguenze di questa causa: “Altre cause – aggiunge - sono dovute sia a fattori esterni o dalla corrosione interna, difetti materiali della saldatura, perdite su articolazioni o flange, reazioni chimiche”.

“Le stazioni di compressione – precisa - sono costituite da migliaia di flange, valvole e connessioni che comportano un alto rischio di perdite. Un gasdotto si può comporre di diversi condotti paralleli con valvole (chiamate snodo di valvole) posizionate ogni 30 km. Le perdite possono avvenire in questi snodi e nei punti corrosi delle tubature. In quest'ultimo caso il gas che fuoriesce si autoinfiamma. Inoltre ci sono emissioni tecnologiche e pianificate”.

Il componente dello sportello avverte sul fatto che ulteriori emissioni vengano prodotte da compressori e/o da centrali elettriche, alcune dovute a valvole pneumatiche che rilasciano Ch4 durante il funzionamento: “Infine – spiega -, per mantenere e riparare le unità di installazione è necessario scaricare il gas (dall'intero compressore) in atmosfera. Tutti questi processi rilasciano gas serra (CO2 e metano). La valutazione dell'entità di queste emissioni è importante per stabilire l'acquisto di quote energetiche nell'ambito del protocollo di Kyoto”.

Sarebbero, dunque, solo alcuni dei problemi connessi alla presenza del gasdotto, come tiene a precisare D’Agata, che segnerebbero ulteriori punti a sfavore nei confronti degli addetti ai lavori, anche perché “è bene ribadire – sottolinea - che la scelta dell’approdo in un’area di così alta rilevanza turistica e ambientale, rappresenterebbe una sconfitta per un’economia quale quella salentina che fonda la sua ragion d’essere nello sviluppo ecosostenibile, ritenendo ancora una volta che vi siano aree ad alta industrializzazione a nord della zona interessata ben più adatte ad accogliere la condotta trans adriatica”.

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