Il nodo Lidl e gli equilibri tra grande e piccolo commercio: tra passato e futuro

Il caso della struttura di viale della Libertà, aperta nel 2016, mette il Comune tra incudine e martello. Intanto si lavora a una nuova programmazione

Una foto del Lidl di viale della Libertà.

LECCE – Tra l’incudine e martello, per una vicenda nata e maturata con l’amministrazione di centrodestra a Palazzo Carafa, il Comune di Lecce si muove con cautela cercando di non rimanere schiacciato dal rischio di una pretesa risarcitoria importante.

Oggetto della spinosa questione, di cui oggi l’assessora all’Urbanistica Rita Miglietta ha ripercorso le tappe in commissione consiliare (congiunta Urbanistica e Annona), è la revoca della licenza per il supermercato Lidl che si trova lungo viale della Libertà. Il passo indietro è stato stabilito a luglio con una ordinanza dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, risalente al mese di maggio, che aveva accolto in toto, ribaltando la posizione del Tar di Lecce (non è la prima volta), le ragioni della catena Disco Verde, che controlla il marchio Super Mac. La società ricorrente si era sentita lesa nei propri legittimi interessi economici dall’apertura di quella struttura, vicina alle proprie, e in secondo grado di giudizio è stato accertato che la destinazione urbanistica del terreno, tipizzato come f12 – attrezzature civili di interesse comune -, non avrebbe consentito la realizzazione di una struttura commerciale di quel tipo.

Eppure era stato lo stesso dirigente del settore Urbanistica, che allora era Gino Maniglio, ad attestare la compatibilità di quella destinazione con gli strumenti urbanistici vigenti nell’ambito di una esplicita richiesta che era stata avanzata da coloro che poi avrebbero acquistato (per circa 2,5 milioni di euro) il lotto inserito nel Piano Comunale delle Alienazioni voluto dall'assessore al Bilancio, Attilio Monosi. Questo orientamento del responsabile dell'ufficio, va ribadito, in un primo momento era stato confermato dai giudici amministrativi di Lecce ma, come detto, è stato poi smontato dal Consiglio di Stato. L'avvio delle attività è stato dunque legittimato da atti dell'amministrazione leccese e questa circostanza è un fattore che oggi impone cautela.

Il nodo, come ha illustrato Rita Miglietta,  non è peraltro solo formale: è in gioco, infatti, una struttura commerciale che si è insediata nel quartiere e che garantisce il lavoro a un certo numero di dipendenti. D’altra parte è già stata cristallizzata dalla giustizia amministrativa la lesione degli interessi di Disco Verde e il Comune si attivato a luglio per conformarsi alla sentenza. Quale possa essere la via d’uscita, coerente con la legge e soddisfacente per tutte le parti in causa, è ora il principale interrogativo per l’amministrazione che, naturalmente, ha chiamato in causa la sua avvocatura.

Due sembrano le strade percorribili: il ripristino fisico della conformità alla previsioni del Prg, dunque necessariamente passando da una demolizione, oppure seguire quanto previsto dall’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica numero 380 del 2001, cioè l’applicazione di una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere, valutato dall’Agenzia del territorio, arrivando così a produrre gli stessi effetti di un permesso a costruire in sanatoria. Una sola cosa è certa: l'eventuale prosecuzione delle attività va fondata su una nuova autorizzazione, conforme alla destinazione urbanistica, perché la vecchia è illegittima. 

L’esponente del governo cittadino ha argomentato in maniera neutrale l’alternativa, ribadendo da una parte la complessità del caso “che interseca tre livelli: urbanistico, commerciale e giudiziario” e dall’altra la necessità di guardare al futuro con una visione complessiva: “Interi pezzi di città sono stati depauperati o con varianti, o senza un aggiornamento della pianificazione dal punto di vista commerciale e urbanistico oppure ancora con permessi rilasciati forse senza troppi approfondimenti”.

Di fatto – e su questo il sindaco Salvemini si è espresso più volte anche nella recente campagna elettorale – esiste un surplus di superficie concessa negli ultimi 15 anni alla media e grande distribuzione consistente in 12mila metri quadrati rispetto al vincolo dei 25mila posti dal Piano del Commercio tutt’ora vigente. Un dato che indica all’amministrazione attuale la direzione per il futuro: “Noi ci sentiamo impegnati a favorire il piccolo commercio”, ha ribadito l’assessora all’Urbanistica con un riferimento al Piano Urbanistico Generale (oltre che al Documento Strategico per il Commercio) in fase di preparazione. “Se si arrivasse – ha aggiunto rispondendo a una domanda del consigliere Gianpaolo Scorrano – a un progetto di interesse pubblico nell’ambito di una riconfigurazione complessiva dell’area, allora sarà chiamato a esprimersi il consiglio comunale”.

Il consigliere Antonio Rotundo, prendendo spunto dalle parole del dirigente Maurizio Guido, che aveva accennato all’esistenza di altre quattro, cinque strutture commerciali autorizzate su aree tipizzate come F 12, ha portato un affondo alla gestione politica precedente: “Si capisce meglio alla luce di ciò quello che è successo negli anni scorsi sul territorio del nostro comune, scelte che hanno dato un colpo mortale al piccolo commercio che era stato da sempre per la nostra città il principale volano di sviluppo”.

Giovanni Occhineri, di Sveglia Lecce, ha apprezzato molto la prudenza dell’assessorato rimarcando il fatto che, a prima vista, Lidl ha tutte le carte in regola “per dimostrare la sua buona fede” e auspicando una particolare attenzione per “i piccoli esercizi che sono rimasti schiacciati” da certe dinamiche.

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