"Ordinanza illegittima". Il fronte No Tap investe adesso il ministero di Toninelli

Il Comune di Melendugno chiede il ritiro in autotutela del provvedimento con cui la capitaneria ha di fatto istituito una zona invalicabile nel mare di San Foca per l'apposizione delle palancole sul fondale

Il ministro Danilo Toninelli (foto Ansa).

MELENDUGNO – Non esiste alcuna possibilità che si possa utilizzare il demanio marittimo senza una concessione. Nemmeno per periodi di tempo limitati. L’amministrazione comunale di Melendugno, con gli avvocati Valentina Mele e Oronzo Marco Calzolaro prova a scardinare con un nuovo grimaldello l’impianto amministrativo che fino ad oggi ha dato il suo pieno via libera alla realizzazione del gasdotto Tap.

Un perentorio invito ad un’azione di autotutela è dunque giunto al ministero per i Trasporti e le Infrastrutture, presieduto dal pentastellato Danilo Toninelli, affinché venga ritirata l’ordinanza dell’Ufficio circondariale marittimo di Otranto che ha vietato dal 5 ottobre al 31 dicembre 2019 qualsiasi attività nello specchio d’acqua a nord di San Foca interessato dai lavori per l’installazione di palancole sul fondale marino.

Quell’ordinanza cita come presupposto una nota del 12 marzo con la quale la Direzione Generale per la vigilanza sui porti e il trasporto marittimo – dipendente dal ministero di Toninelli - ha escluso la necessità del rilascio di un titolo concessorio sulla base della temporaneità delle opere da realizzare (è prevista infatti la rimozione delle palancole una volta realizzato il gasdotto).

Bisogna fare attenzione alla date: il 12 marzo scorso il nuovo governo a guida M5S-Lega non si era ancora insediato – lo avrebbe fatto solo dopo lunghe trattive il primo giugno. Sulla base di quanto prescritto dal Codice della Navigazione, i legali del Comune di Melendugno, ritengono che sia stata commessa una palese illegittimità: in nessun caso, infatti, si può prescindere dal rilascio di una concessione se si vuole utilizzare il demanio marittimo.

Un altro forte elemento di criticità, sostengono, sta nel sovvertimento dell’ordine dei lavori: l’apposizione delle palancole dovrebbe seguire e non precedere il completamento dello scavo del tunnel. Almeno così è scritto sul progetto, nello studio di impatto ambientale presentato da Tap e nei procedimenti successivi, tra cui quello di esclusione dalla valutazione di impatto ambientale.

Tocca dunque a Toninelli, dopo Costa, essere chiamato in causa. E se il titolare del ministero dell’Ambiente ha garantito entro giovedì una decisione dopo la presentazione di un dossier da parte dell’amministrazione comunale, adesso anche il responsabile delle Infrastrutture dovrà dire la sua.  

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