Parità di genere, ancora polemiche sulla bocciatura della legge regionale

Al coro di voci contrariate dal siluramento della proposta del “50&50”, si aggiunge quella della consigliera provinciale di parità, Alessia Ferreri: “Un atto antieuropeo ed indegno di una Regione, porta del Mediterraneo”

LECCE - “La bocciatura, da parte dell’assise regionale, della legge di iniziativa popolare sulla doppia preferenza di genere è significativa, perché dà la misura di quanto la politica riesca ad essere distante dalle urgenze e dal riconoscimento di diritti che dovrebbero essere, solo sulla carta evidentemente, elementari”. Sono queste le dichiarazioni contenute nell’intervento della consigliera di parità della Provincia di Lecce, Alessia Ferreri, che ritorna sulla questione che tanta discussione aveva creato nei giorni scorsi.  

“Stupisce – prosegue -, altresì, che sulla questione sia stato chiesto ed ottenuto il voto segreto. Probabilmente per non mettere in bella mostra la vergogna e l’incapacità di autoriforma da parte di una classe politica maschile che non intende perdere le proprie poltrone. Ritengo quanto accaduto indegno di un Paese che anche solo, aspiri, ad essere civile. Ma indicativo”.

“Tutto ciò – aggiunge - mentre la Camera approva in via definitiva una legge che si pone in realtà una sola finalità: restituire la civiltà di un riequilibrio attraverso una più compiuta parità di genere nei consigli, negli esecutivi degli enti locali, e nelle assemblee regionali spesso declinate al maschile. La legittima aspirazione di dare una scossa, riconoscendo all’altra metà del cielo una rappresentatività che non è buona prassi ma prassi di decenza, viene rispedita al mittente, direttamente in faccia agli oltre 30mila firmatari e firmatarie della proposta di legge regionale respinta ed a tutte le donne e gli uomini pugliesi che credono in questa battaglia politica di civiltà”.

L’unica verità, secondo la consigliera, è che sia stata scritta, ancora una volta, “una brutta pagina di una politica distante anni luce da obiettivi sanciti, in materia di diritti, e di lotta contro ogni discriminazione basata sul sesso, anche dall’Unione Europea, eventualità ancora più mortificante se si pensa al ruolo di modello che la Puglia aspira ad acquisire nell’intera area mediterranea”: “Ma, il percorso di riforma tracciato dalla proposta di legge 50 e 50 comunque – conclude - non si interrompe certamente qui”.

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