Perrone annuncia: "Non mi ricandido alle comunali". Forza Italia frena sulle primarie

Il centrodestra festeggia la fine dell'amministrazione Salvemini. Il punto è ora mettere d'accordo tutti su metodo di selezione del candidato oppure su una figura talmente unificante da essere investita direttamente

LECCE – Il centrodestra celebra la fine dell’amministrazione Salvemini con dolcetti e champagne, gentili omaggi i primi dei “cittadini leccesi” ad Andrea Guido, il secondo portato dal coordinatore cittadino della Lega, Mario Spagnolo (nella foto, sotto). Il partito di Salvini ha una voglia matta di entrare ufficialmente a Palazzo Carafa e Alberto Russi annuncia una “lista forte” in sintonia con le ambizioni nazionali.

A introdurre la conferenza è Paolo Perrone, con una novità: “Non mi candido più per il consiglio comunale”. L’ex sindaco si tira fuori dal protagonismo da prima linea per fare posto, spiega, ai più giovani e occuparsi a tempo pieno della sua dimensione di imprenditore senza rinunciare a valutare, quando sarà, ipotesi di candidature per livelli di governo superiori. Ma è evidente, soprattutto, il legame tra il passo indietro annunciato e la spinta alla candidatura di Saverio Congedo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e cognato di Perrone.

Quest’ultima ha spiegato che la decisione di recarsi dal notaio per rassegnare le dimissioni, nonostante Salvemini avesse già formalizzato le sue, è scaturita dalla volontà di impedire continuassero “i tentativi di avvicinamento di esponenti del centrodestra” per trovare i numeri per mantenere in carica la giunta. Chi sia stato abbordato, non è dato saperlo perché a esplicita domanda Perrone ricorre alla “tutela delle fonti” (come avviene per i giornalisti) e nemmeno i diretti interessati fanno un passo avanti per dire una parola di chiarezza alla città, trattandosi di affermazioni di un certo rilievo: “Non è stato il sindaco uscente a farsi avanti” ha precisato però Perrone.

Tutti presenti all’Open Space di Palazzo Carafa, tranne Carmen Tessitore (stato influenzale) e Federica De Benedetto. Angelo Tondo, Gaetano Messuti, Bernardo Monticelli – i senior del consiglio comunale - si incaricano di ripetere i netti giudizi sulla gestione di Salvemini, accusato di essersi comportato come un capo dell’opposizione, e imputano all’amministrazione una gestione inconsistenza, quando non dannosa per la cittadinanza. Antonio Finamore, capogruppo di Prima Lecce, chiede scusa agli elettori di centrodestra ma rivendica la scelta del patto con Salvemini – “persona bravissima ma che non ci ha mai coinvolto nelle scelte” - per non lasciare la città nelle mani del commissario. Quello che arriverà nei prossimi giorni a Palazzo Carafa fino alle elezioni di maggio, ha detto Perrone, sarà investito subito della questione relativa alla tassa di occupazione del suolo pubblico per i passi carrai. Il tributo, secondo il sindaco e gli uffici comunali, non poteva essere oggetto di una esenzione generale come è stato fino ad oggi, ma riservata solo ai disabili. Per questo le disposizioni sono state di richiedere il pagamento, senza interessi e a rate, degli ultimi cinque anni (oltre quel limite, si intende prescritto). Secondo il centrodestra, invece, le somme relative agli anni precedenti non possono essere pretese.

IMG_20190108_124306-2Preso atto del giudizio inequivocabile sulla giunta uscente, resta tutta aperta la partita per il futuro. Forza Italia, con le parole di Paride Mazzotta, frena sulle primarie, come del resto sta avvenendo per Bari e Foggia dove il partito di Berlusconi non ha partecipato alla redazione delle regole per la consultazione di coalizione prevista per fine febbraio. Le primarie non entusiasmano in realtà nemmeno Gaetano Messuti, esponente del polo civico del centrodestra dopo essersi tirato fuori da “Direzione Italia”. L’ex vice sindaco, già nelle scorse settimane, ha dichiarato di essere favorevole purché non ci siano “giochetti”, insomma quelle stesse manovre interne che teme Forza Italia.

Perrone, “primarista” da sempre, ha detto che si aprirà un confronto per capire quale sia il metodo migliore per selezionare il miglior candidato possibile, non solo in senso assoluto, ma in funzione della città e delle sue forze politiche, e ha giocato d’anticipo rispetto a candidature “con le radici a destra” ma finalizzate a boicottare la vittoria del centrodestra. Il riferimento chiaro è al “modello Delli Noci” ma il destinatario resta vago. Che però la disponibilità di Adriana Poli Bortone per “la candidatura alla guida di un centrodestra senza Perrone” sia una preoccupazione concreta, non è un mistero. Un’ulteriore separazione in campagna elettorale, ha detto Perrone, sarebbe questa volta la prova inconfutabile di un gioco a perdere.

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