Perrone e i quartieri della "Città degli altri"

Il candidato del centrodestra ha avviato alcuni incontri con realtà disagiate. "Per i detenuti, una volta usciti dal carcere, possiamo immaginare un patto fra istituzioni volto alla reintegrazione"

"Esistono luoghi invisibili, mondi paralleli che ci scivolano accanto, a volte, senza che ce ne accorgiamo, presi come siamo dalle nostre incombenze quotidiane. Sono i quartieri della città nascosta, posti in cui si consumano drammi che mettono allo specchio noi, abitanti della città evidente, e le nostre esistenze in discesa, molto più in discesa di tante altre. Il carcere, ad esempio. Ci sono stato lunedì scorso, senza il corteo di flash e telecamere che segue questa campagna elettorale, e mi sono reso conto di persona di come sia tragica la vita in carcere". Sono parole di Paolo Perrone, attuale vicesindaco, candidato alla poltrona di primo cittadino.

"Questi luoghi, questi quartieri della "Città degli Altri" - spiega Perrone - ho quindi deciso di inserire tra le tappe obbligate della mia campagna elettorale, senza flash e telecamere al seguito e sebbene poco "produttivi" dal punto di vista elettorale, perché il voto è davvero l'ultimo dei problemi che queste persone devono affrontare. Come in carcere, appunto, dove l'indulto ha ridotto le presenze da 1250 a 730 ospiti. Creando però nuovi e più urgenti problemi da risolvere: perché la maggior parte delle persone che hanno beneficiato dell'indulto ha problemi psichiatrici, di tossicodipendenza o di totale assenza di rapporto con le famiglie di provenienza".

"So benissimo che il Comune può fare poco, per queste persone, nell'ambito delle sue competenze", dice ancora Perrone. "Ma qualcosa possiamo provare a immaginare: un centro di prima accoglienza dove gli ex detenuti possano trovare ricovero nei primi giorni della loro nuova vita, ad esempio, da gestire in collaborazione con le associazioni di volontariato. E poi una sorta di "Patto sociale" grazie al quale chi esce dal carcere possa cominciare un percorso di reintegrazione. Tutte le istituzioni possono dare il loro contributo, confrontandosi e trovando soluzioni concrete: il ministero della Giustizia, la Provincia, la Regione, il Comune, gli imprenditori di buona volontà".

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