Concessioni, servizi, tutela della costa. Salvemini contro le "fake news"

Gli avversari di centrodestra lo hanno definito "nemico degli imprenditori balneari". Il piano comunale, ha risposto, è un obbligo di legge e prevede opportunità diversificate in una visione generale del litorale

LECCE - Ci sono 51 opportunità imprenditoriali nel piano delle coste proposto dall'amministrazione di Carlo Salvemini e pubblicato, sotto la gestione commissariale, dall'ufficio Urbanistica nell'ambito della procedura di valutazione ambientale strategica.

Tirato in causa negli ultimi giorni come "nemico degli imprenditori balneari", il candidato della coalizione progressista e civica ha respinto al mittente le accuse di matrice politica, invitando le associazioni di categoria a un confronto nel merito, oltre il pregiudizio che vuole il piano già blindato e dunque immodificabile: "Solo dopo l'adozione in giunta (o la delibera del commissario, ndr) è possibile per tutti presentare le proprie osservazioni, correzioni, proposte migliorative". 

La patata bollente di tutta la vicenda è il numero delle concessioni demaniali per gli stabilimenti: attualmente sono 27 le concessioni (anche se una di queste non si è mai tradotta nella realizzazione di un lido), la bozza predisposta dall'amministrazione Perrone - poi arenatosi per la mancanza di pareri obbligatori - ne prevedeva 31, il piano di Salvemini li riduce a 17 contestualmente però a 21 spiagge libere con servizi, 13 chioschi in aree di pregio naturalistico e storico, quattro strutture sportive e due per giochi acquatici, nove corridoi di lancio per kitesurf e vela, un centro faunistico nel parco di Rauccio.

Si tratta di un programma che, rispetto all'esistente, diversifica le possibilità di accesso al litorale, anche nell'ottica di una fruzione che per essere continuativa - nell'ottica della tanto invocata destagionalizzazione - non può limitarsi alla fruizione balneare ma deve allargarsi alla pratiche sportive, escursionistiche, culturali. Salvemini ha spiegato che per costa non si deve intendere solo la porzione di spiaggia davanti al mare, ma tutto l'insieme di dune, aree naturali, strade, parcheggi e aree edificate. Un insieme che, dunque, deve essere governato da una visione complessiva tenendo presente che più della metà del litorale è considerato dalle rilevazioni scientifiche soggetto a erosione (negli ultimi 50 anni la linea di costa è arretrata da 4,5 a 9 metri) e con aree edificate di bassa qualità spesso a ridosso della linea di riva, con il risultato di aver ancor più limitato la fruizione della costa: "Il piano comunale - ha commentato - non può essere una sommatoria di concessioni demaniali, una successione di lotti avulsa dal contesto e priva di un disegno d'insieme".

Il candidato ha chiarito che il piano non è un capriccio, ma l'adempimento di un obbligo per tutti i comuni rivieraschi. In caso di inottemperanza, infatti, si finisce per essere commissariati e per ricadere sotto le previsioni, più stringenti, del piano regionale: "Qualcuno mi aveva anche consigliato di stare fermo, di non toccare un tema così delicato. C'è chi preferisce il commissariamento alla responsabilità delle scelte, ma non io", ha precisato.

Gli obblighi risiedono nel sistema di norme dettato dalla legge regionale del 2015, dalle norme tecniche del piano regionale e dal Piano Paesaggistico Territoriale. "Non sono regole dettate dal quel diavolo di Salvemini", ha ricordato ai suoi dettrattori, aggiungendo anche un dettaglio: "Chi le considera sbagliate, rigide, anacronistiche non deve fare altro che proporre modifiche alla legge regionale, ma fino a questo momento non sono mai state presentate proposte in consiglio regionale, dove Erio Congede siede sin dal 2000".

Il piano regionale prevede tre cose fondamentali: la prima è che può essere dato in concessione una percentuale di linea di costa utile fino al 40 per cento del totale; la seconda è che le concessioni attualmente eccedenti i 100 metri devono essere ridimensionate (oggi sono 11 in questa situazione);  l'ultima è che nei tratti classificati ad alta criticità in tema di erosione, le concessioni demaniali sono vietate per almeno tre anni mentre possono essere autorizzate le spiagge libere con servizi nei tratti di spiaggia a media criticità. Per quanto riguarda il litorale leccese sono quattro i chilometri del primo tipo e nove quelli del secondo. Una fotografia oggettiva che - ha ricordato Salvemini - aveva portato già la bozza Perrone a non ammettere la continuità per otto stabilimenti esistenti

Insomma, il piano proposto da Salvemini, questo lo ha rimarcato più volte, non si può slegare delle regole da cui dipende la gestione del demanio: "La costa nel corso degli anni deve tendere a un gradiale rientro nella norma. Il piano prevede un tempo medio di dismissione degli stabilimenti che sorgono in zone soggette ad alta erosione e nei pressi di contesti naturalistici di pregio (qual è la foce dell'Idume) e di adeguamento delle strutture in muratura che devono essere convertite in strutture più leggere e che potranno rimanere così in funzione per tutto l'anno grazie a un accordo già condiviso con la Soprintendenza". Ci possono essere incentivi da concordare con la regione, ha detto l'ex primo cittadino. 

Salvemini ha quindi voluto smentire i toni catastrofisti di chi starebbe chiamando gli amici per dire "Se vince Salvemini gli stabilimenti chiuderanno questa estate". Niente di più falso, ha detto l'ex sindaco, ricordando che il procedimento previsto dalla legge per l'approvazione del piano delle coste ha una durata tale che prima di due anni non ci saranno effetti. Intanto, ha aggiunto, c'è tutto il tempo per discutere, per incontrarsi e misurarsi sulla base di un documento che è in fase di valutazione e che non è una semplice promessa elettorale.

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