Poli Bortone: "Nel 2017 reazione degli elettori al gruppo di potere Perrone-Marti"

La senatrice spiega di avercela messa tutta per trovare l'unità del centrodestra, partendo però dall'analisi politica delle amministrative e delle politiche del 2018. Salvemini: "Avversari da sempre"

Adriana Poli Bortone.

LECCE - Con la conferenza di questa mattina, Adriana Poli Bortone chiude la fase confusa delle trattative alla ricerca dell'unità nel centrodestra e si lancia definitivamente in una campagna elettorale che, ha sottolineato per l'ennesima volta in questi giorni, a scanso di equivoci, la vede in corso per non consegnare nuovamente la città a Carlo Salvemini.

La senatrice non ci sta a passare per il cavallo di Troia della coalizione progressista e respinge sdegnata l'accusa che, più o meno direttamente, le è stata riservata dai sostenitori dell'amministrazione Perrone, a partire proprio dall'ex sindaco. E per non lasciare dubbi sulla sua lealtà alla causa, prende di mira Alessandro Delli Noci: "Oggi la posizione di Delli Noci è chiarissima, lui sta con la sinistra, lui sta con Emiliano e Salvemini”.

Poli Bortone ha raccontato dal suo punto di vista la giornata di domenica, quando in una serie di incontri si è cercato di riavvicinare le parti: lei in premessa schierata sull'azzeramento dell'esito delle primarie, Saverio Congedo e i rappresentanti dei partiti attestati sull'intangibilità del voto del 17 marzo. Da subito, dunque, è stato un confronto in salita: "Non hanno inteso fare un’analisi politica seria della situazione a Lecce - spiega la senatrice -. Era questo il tema di cui si doveva parlare nell’incontro, non di assessorati, perché non siamo in vendita, tanto per essere chiari. Bisogna poi essere umili, perché intanto bisogna vedere se si arriva al ballottaggio: soltanto chi non è umile prova a vendere ciò che non sa di avere".

Adriana Poli Bortone è tornata dunque alle elezioni amministrative del giugno 2017, vinte nettamente al ballottaggio da Salvemini su Mauro Giliberti: "Il centrodestra ha perduto perché la cittadinanza non era soddisfatta dell’amministrazione uscente, quella di Perrone, se poi non si vogliono leggere nemmeno i dati, allora la situazione è davvero grave perché significa voler andare avanti coi paraocchi. Se la premessa fosse stata la rivolta democratica della città contro il centrodestra di Perrone, allora l’analisi sarebbe stata più sincera e più utile per trovare la soluzione per stare insieme".

La senatrice ha fatto cenno alla lunga fase di trattative che ci fu nel centrodestra anche in quella circostanza: "Dopo quella giunta c’è stata una frana. All’epoca si raggiunse un accordo su Gaetano Messuti, partendo da quattro candidati, poi venne l’input di Raffaele Fitto di far ritirare tutti per lanciare un candidato civico, messo lì all’ultimo momento. Nessuno si è posto il problema dello scarto tra il voto alle liste e quello al sindaco. Al ballottaggio la gente di destra e di centrodestra si è opposta alla continuità con quella giunta, ed è stato il primo no. Il secondo è arrivato con le elezioni politiche, prima delle quali nessuno ha imposto le primarie, come hanno fatto ora. Bene, abbiamo candidato due persone della stessa famiglia (Perrone e Congedo, ndr) e la città di Lecce ha rifiutato quella che era l’espressione di una amministrazione non abbastanza vicina alle esigenze della città".

Lo spiraglio per un accordo in extremis a parole resta, ma è chiaro che Adriana Poli Bortone non intende fare passi indietro: "Mi piacerebbe che ancora fino alla fine di aprile ci fosse un minimo di saggezza, non dico gratitudine che in politica non esiste", ha detto, ricordando la sua massima disponibilità nel sostenere Perrone nel 2012, nonostante lui l'avesse allontanata dalla giunta, e Giliberti nel 2017, nonostante l'imposizione di Fitto e le scelte intanto fatte su alcune vicende importanti nella storia della città, come l'inchiesta sui palazzi di via Brenta, dalla quale è poi venuta fuori con una assoluzione.

E, a proposito di questioni giudiziarie, Poli Bortone ha lanciato un segnale rivolto al presente: non sfugge a nessuno, infatti, l'imminente avvio del processo sulla presunta assegnazione illecita di case popolari in cambio di voti (il processo sta per iniziare: a giudizio in 33, tra cui due ex assessori di Perrone, mentre per approfondire la posizione di Roberto Marti è stata chiesta al Parlamento l'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni che lo riguardano): "Credo nella giustizia, che si debba averne rispetto, per cui se c’è qualcosa da appurare, si deve avere la pazienza di aspettare: bisogna essere liberi da qualsiasi ombra possa eventualmente esserci su una amministrazione comunale che peraltro si accinge a passi importantissimi, a partire dal piano urbanistico generale che risale al 1989, senza che in dodici anni ne sia stato fatto uno nuovo". Sollecitata successivamente sulla questione, questa volta con riferimento esplicito, Adriana Poli Bortone ha auspicato da una parte a tutti gli indagati di dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, dall'altra un sereno svolgimento del procedimento.

Lo strumento urbanistico generale è dunque tornato al centro della riflessione della senatrice. Anche questo, del resto, è un punto di profonda divergenza con chi ha assunto la guida della città dopo i suoi due mandati come sindaco: la senatrice ha invitato a chiedersi il perché, nelle bozze del paino fatte durante la seconda giunta Perrone, si desse tanta attenzione alla possibilità di aumentare fino al 30 per cento la volumetria di alcune masserie situate in certe zone. 

Un altro punto di forte dissonanza riguarda i conti pubblici: "Quando siamo andati via non abbiamo lasciato situazioni di pre-dissesto: qualcuno dovrà spiegarci le ragioni di queste criticità: saranno state molte le consulenze esterne? Ci sarà stato qualcuno ultra-pagato in qualche società? È tutto da vedere, con serenità, ma con la responsabilità di chi sa che la situazione del Comune di Lecce non è fiorente come l’abbiamo lasciata nel 2007".

Infine, Adriana Poli Bortone ha ribadito di avercela messa tutta per trovare una soluzione politica alla trattativa: "Avrei voluto l’unità, lo dico con tutta sincerità, e abbiamo dato testimonianza dei nostri comportamenti sia nel 2012 che nel 2017, pur nelle difficoltà personali e politiche. Noi non vogliamo che ancora una volta questa città - per reazione a un gruppo che, a torto o a ragione, passa per un gruppo di potere, quello di Perrone e Marti tanto per non fare nomi - dica no e che per questo ne dovessimo soffrire tutti quanti noi, necessitati ad avere un’amministrazione di sinistra che si è dimostrata incapace di governare. Noi siamo con quel centrodestra della città che non è andata a votare alle primarie. C’è un centrodestra che esce da una scuola nella quale non ci riconosciamo e poi ce n’è un altro che viene da un’altra storia e che ha trovato in me solo il traghettatore per chi vuole essere partecipe della vita della città".

La replica di Salvemini: "Io, avvesario da sempre"

“Oggi Adriana Poli Bortone ha definito quello tra Marti e Perrone un “gruppo di potere”. Personalmente io sono loro avversario da sempre; Alessandro dal 2017 quando, con un atto di non comune coraggio politico, ne prese le distanze". Così replica il candidato sindaco alla conferenza convocata da Adriana Poli Bortone. 

"In ragione di una diversa idea di potere - non inteso come dominio e comando ma come servizio per migliorare e trasformare Lecce - insieme ci siamo presentati per governare la città nel 2017; siamo stati eletti; siamo stati alleati per diciotto mesi; siamo di nuovo insieme oggi. Oggi la proposta politica che si offre ai leccesi è semplice e chiara - aggiunge -: da una parte la richiesta di una rinnovata fiducia a chi si è posto come alternativa di quel “patto di potere”; dall’altra o la reiterazione di quel “patto di potere” uscito vincitore dalle primarie del centrodestra, oppure la riproposizione di una candidatura che ha cercato un accordo - per ora fallito - con quel “patto di potere” proprio alleato nel 2007, nel 2012, nel 2017".

"Il confronto elettorale - conclude - ruota attorno a questo schema: diversamente non si comprendono natura profili ragioni delle proposte in campo. E rispetto al quale ovviamente conta anche il giudizio sul governo dei due decenni e quello dei diciotto mesi; e quello che si intende fare nei prossimi cinque anni. Noi vogliamo andare avanti, perché indietro non si torna”.

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