Progressista e civica. Il successo di una coalizione bilanciata e omogenea

Presentato dagli avversari come carrozzone innaturale, lo schieramento che sostiene Salvemini è riuscito invece a proporsi in modo credibile: gli elettori di Delli Noci non rimpiangono affatto il centrodestra

Alessandro Delli Noci e Carlo Salvemini (foto di Cristiano De Salvatore).

LECCE – Coalizione civica, progressista e moderata. Questi sono stati i tre aggettivi scelti, a gennaio, da Carlo Salvemini per definire lo schieramento con il quale aveva deciso di riproporsi al giudizio dei leccesi. Un cartello elettorale artificioso, dissero alcuni, messo su per arginare il ritorno prepotente del centrodestra dopo quel patto last minute con Alessandro Delli Noci per il ballottaggio. La riproposizione di un’alleanza innaturale, fecero eco altri, destinata a infrangersi sul primo scoglio.

L’esito del voto si è incaricato però di rivelare che i cittadini hanno percepito la coalizione come un insieme omogeneo: non è un caso che Salvemini e Delli Noci abbiano partecipato in tandem a tutte le iniziative pubbliche. La componente progressista e quella civica, accomunate da uno stile moderato, giudicato remissivo da chi ha sempre bisogno di parole d’ordine e dal forte contenuto ideologico, ma appropriato e indovinato anche dal punto di vista comunicativo. La “forza tranquilla” (espressione usata da Francois Mitterrand che l’aveva ripresa molti decenni dopo dal leader socialista Leon Blum) ha intercettato l’esigenza diffusa in città di abbassare i toni dopo 18 mesi di aventini, polemiche, disconoscimenti, provocazioni e ricatti mentre si affrontavano i nodi della Lupiae Servizi, cavalcata come da copione per sabotare politicamente il sindaco, e quello ancora più complessa dell’equilibrio dei conti di Palazzo Carafa.

C’è stato anche altro nell’anno a mezzo di governo: la vicenda Tari, il martirio per le buche stradali, le barricate di alcuni commercianti per l’inversione dei sensi di marcia, l’opposizione dura degli ambulanti per la riqualificazione di piazza Libertini e quella balneari, insorti contro una bozza di piano comunale delle coste che, per la prima volta, rappresenta l’affermazione del principio che il litorale appartiene a tutti e non solo agli imprenditori che vi operano. Una cosa abbastanza di sinistra, insomma, ma che in campagna elettorale non è piaciuta nemmeno alla sinistra radicale, convinta così di erodere qualche preferenza a Salvemini. Questo, in linea di massima, era il contesto nel quale il sindaco uscente iniziava a febbraio la campagna elettorale.

Un carrozzone elettorale non avrebbe retto il peso, la coalizione, invece, ce l’ha fatta non solo a resistere ma anche ad affondare il colpo, solo parzialmente messo a segno due anni addietro. Il centrosinistra, e questo è un dato interessante, ha viaggiato su due gambe che si sono bilanciate dando alla città il senso di una comunità aperta ma coerente, e non di un abbinamento che per fini elettorali vestiva un certo abito e utilizzava un certo linguaggio. La componente propriamente progressista (Lecce Città Pubblica, Pd, Civica.) ha totalizzato il 26,3 percento, mentre quella civica qualcosa di meno. La competizione interna, insomma è stata virtuosa, come dimostrano i risultati della singole liste: solo l’Udc ha perso qualcosa, ma solo perché uno dei candidati di punta nel 2017, Marco Nuzzaci, era questa volta in corsa per Noi per Lecce, che ha totalizzato il 7,87 percento e che è il frutto di una collaborazione stretta tra Delli Noci e le componenti più direttamente legate al governatore pugliese, Michele Emiliano.

Delli Noci: il suo elettorato lo segue senza rimpianti

Più in generale è chiara una cosa: il consolidamento di Delli Noci nel centrosinistra non gli è costato praticamente nulla, anzi. Lo dicono i numeri, a parità di affluenza: nel 2017 tutte le sue liste totalizzarono 8206 voti, pari al 16 per cento; oggi si parla del 14,6 (7504 voti), considerata però l’uscita di Andare Oltre dalla compagine. La tenuta diventa forza aggregando Noi per Lecce, dove la mani di Delli Noci non è secondaria, e Puglia Popolare (2,4 per cento), per un totale di quasi il 25 per cento. L’elettorato di Delli Noci, insomma, non solo non ha mostrato alcun rimpianto per il centrodestra né alcun imbarazzo a schierarsi con un candidato sindaco di indubbia storia progressista, ma sembra avere ancora margini di crescita in vista delle elezioni regionali del 2020.

Ancora una volta il raffronto con il 2017 suggerisce un altro dato: Salvemini ha avuto domenica poco meno di 27mila voti, circa tremila in più di quelli ottenuti da entrambi due anni addietro. Il sindaco uscente ha convinto di più di quella fetta di elettorato contendibile che di solito oscilla, finendo poi sempre per appoggiare la proprosta più credibile. Già nel 2017 questa parte silenziosa della città, che non si espone sui social e nelle iniziative pubbliche, aveva iniziato a riorientarsi lanciando palesi segnali di insofferenza verso il centrodestra leccese.

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