L'alternativa di Messuti: commissario subito o patto per un anno

L'ex assessore dichiara di essere pronto a far cadere la giunta già in occasione del bilancio di previsione, ma mette sul tavolo un'altra ipotesi: accordo su sicurezza e disagio sociale

A destra, Gaetano Messuti.

LECCE – Un impegno scritto per votare contro il bilancio di previsione e far cadere l’amministrazione di Carlo Salvemini o, in alternativa, un accordo di tre punti per prolungare l’esperienza del governo cittadino fino a Natale per poi sciogliere la consiliatura e tornare alle urne nella prossima primavera.

Li ha chiamati “piano a e piano b” il consigliere Gaetano Messuti, già assessore delle giunte Perrone e personaggio forte del centrodestra leccese seppur nel ruolo di consigliere indipendente dopo la scelta, risalente alla fine della scorsa estate, di lasciare il gruppo “Direzione Italia” che fa capo a Raffaele Fitto.

Messuti ha convocato i cronisti presso la caffetteria Ariosto per precisare i contorni della sua posizione e, va detto, differenziarla in qualche modo dopo una settimana iniziata con la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato che ha rovesciato i rapporti di forza all’interno dell’assise cittadina e terminata con il tentativo, piuttosto goffo, di salvare le apparenze con la convocazione a Palazzo Carafa, davanti al segretario generale, di un incontro per la raccolta delle firme necessarie a sfiduciare il sindaco Salvemini.

Proprio da quell’episodio, che al di là delle giustificazioni postume sulle responsabilità per il mancato raggiungimento delle 17 sottoscrizioni necessarie – chiamando il causa ora il consigliere del M5S, ora il centrosinistra e infine la burocrazia che non avrebbe validato la posta certificata inviata dalla consigliera Gigante, in vacanza in Thailandia - ha sancito una ulteriore frizione nel centrodestra, è partito Messuti richiamando su di sé la paternità del tentativo di coinvolgere il pentastellato Fabio Valente.

“Non è stato un bluff, io stesso ho telefonato a Valente alle 15 di quel pomeriggio invitandolo, mettendo da parte il rifiuto del giorno precedente, a venire a firmare”, ha dichiarato Messuti convinto che sarebbe stato interesse del M5S porre fine a un governo di cui il movimento è oppositore in aula. Quando gli è stato chiesto perché dopo l’incontro di venerdì in Comune è stato affidato a Michele Giordano di Fratelli d’Italia il compito di rilasciare una dichiarazione a nome di tutti i presenti, non ammettendo peraltro domande, il promotore di Sentire Civico ha risposto: “Per il sentimento di delusione soprattutto da parte dei più convinti che le cose andassero diversamente da come sono andate e per la difficoltà a rappresentare una intenzione che poi negli intenti era seria e poi si stava rivelando vacua nei confronti dell'opinione pubblica e di tutti voi”.

Fallito l’obiettivo dello scioglimento entro sabato 24, ultima data che avrebbe permesso il ritorno alle urne entro l’estate, l’ex assessore ai Lavori Pubblici ha tracciato due ipotesi: la prima porta ad un accordo blindato di tutto il centrodestra per mandare a casa il sindaco, la giunta e tutti i consiglieri, aprendo le porte di Palazzo Carafa al commissario, votando contro il bilancio di previsione che deve essere approvato entro marzo. Questa è la strada che, in ottica “anti inciucio”, vogliono fermamente perseguire gli esponenti di Noi con l’Italia (già Direzione Italia), Angelo Tondo, Attilio Monosi, Andrea Guido che per due volte negli ultimi giorni hanno sollecitato sostanzialmente gli alleati a uscire allo scoperto assumendo un impegno pubblico davanti all’elettorato.

Rispetto a loro Messuti offre un’alternativa a Salvemini, probabilmente consapevole che quel patto non è fattibile, almeno fino alle elezioni del 4 marzo i cui esiti, per effetto domino, arriveranno fino a Lecce determinando eventuali modifiche nella geometria variabile del centrodestra: “Ritiri in consiglio la delibera sull’attuazione delle linee programmatiche, essendo la maggioranza che l’ha votata illegittima, e si riparta da pochi punti da attuare entro Natale, per poi salutarsi e votare appena possibile: i temi rilevanti sono la sicurezza urbana, il disagio sociale e il ripristino delle circolazione in viale Marconi secondo il precedente senso di marcia”.

Sulla prima questione in realtà il sindaco ha già accolto emendamenti a firma del capogruppo Antonio Finamore, di Grande Lecce, mentre sulla seconda in linea teorica ci potrebbe essere pure una condivisione di massima, considerando tutte le criticità - casa, servizi sociali - che nel decennio di Perrone non hanno trovato risposte adeguate, diventando anzi nodi strutturali se non patologici. Ma dal punto di vista politico quello che Messuti ha chiesto significa, in sostanza, impegnare il sindaco a rinunciare al programma per il quale è stato votato al ballottaggio e per questo l’impressione è che la sua sarà giudicata irricevibile, anche alla luce delle dichiarazioni del primo cittadino che ha chiesto un patto politico fino al 2022, da sancire proprio in occasione della discussione sul bilancio, fondato sulla sua piattaforma elettorale e integrato con proposte migliorative nell’interesse della città.

Se il contesto è questo, insomma, non ci sono spazi di manovra tra le parti. E Messuti, a proposito della rigidità del sindaco rispetto alla possibilità di passi indietro e deroghe sul programma, ha criticato la “sicumera propria di chi fa di tutto per essere mandato a casa o di chi sa di avere qualche carta in mano”.

Per quanto riguarda il suo futuro e la disponibilità a partecipare alle primarie del centrodestra per la scelta del candidato sindaco, Messuti ha dichiarato, con un certo tatticismo, di non ritenerla più una priorità, come lo era prima, ma ha anche detto che il tempo trascorso dalla sconfitta al ballottaggio ad oggi non è servito a colmare il deficit di leadership della coalizione, questione che ha detto di voler arginare con un rafforzamento del perimetro valoriale del centrodestra, coalizione nella quale sta provando a guadagnare ulteriori spazi con un profilo attento alla mobilitazione civica più che politica nel senso tradizionale.

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