"Prorogate le concessioni balneari": l'appello dei sindacati al Comune di Lecce

Sib Confcommercio, Federbalneari e Cna balneari si sono opposti al piano delle coste comunale presentando una perizia tecnica. Incassano la solidarietà del centrodestra

In foto: la conferenza stampa dei sindacati

LECCE - “Il funerale del territorio”: questo il titolo, decisamente emblematico, dell'appuntamento che i sindacati degli imprenditori balneari Sib Confcommercio, Federbalneari e Cna balneari fissato per discutere le presunte incongruenze del piano delle coste del Comune di Lecce. Piano redatto ma non ancora approvato che sta scatenando il malcontento degli addetti ai lavori.

“Senza servizi e stabilimenti di qualità, il Salento diventerà il discount del turismo. Che cosa rimarrà di questo territorio privato delle industrie, alle prese con la xylella, con i veleni, con la crisi dell'agricoltura e del Tac? Vogliamo lasciare campo libero alla malavita e alle multinazionali?”: questa, in soldoni, la polemica portata avanti dai sindacalisti che temono di veder smantellate alcune strutture storiche delle marine leccesi.

“Molte imprese esistenti a San Cataldo o Torre Chianca hanno dato lustro a queste località balneari considerate le “Cenerentole” del capoluogo e snobbate persino dai residenti – ha denunciato Mauro Della Valle di Federbalneari Salento -. Vogliamo quindi capire perché alcune concessioni dovrebbero essere revocate per assegnarle ad altri, quando mancherebbero persino le misure. Perché azzerare tutto e mettere in ginocchio queste aziende che hanno fatto da volano all'economia locale?”.

La richiesta dei sindacalisti è chiara ed è stata così riassunta dal presidente regionale Cna balneari, Toti Di Mattina: “In un momento in cui la normativa nazionale è in alto mare non si possono fare programmi. Il piano delle coste non deve essere approvato perché manca una legge nazionale di riordino dei demanio. Il demanio, lo ricordiamo, è di proprietà dello Stato ed è lo Stato a dover decidere cosa fare e a dover dare indicazioni a Regioni e Comuni sulla stesura del piano delle coste”.

Cosa dovrebbero fare, quindi, le amministrazioni comunali? “Intanto dovrebbero procedere a prorogare le attuali concessioni demaniali fino al 2033, come previsto dalla legge di bilancio del 2018. Non possiamo smantellare aziende che operano sul territorio: il lavoro va rispettato”, ha aggiunto il sindacalista.

“Questo problema non riguarda solo Lecce ma l'intera regione – ha denunciato Alfredo Prete, presidente provinciale del Sib – e per noi imprenditori non avere un futuro è una tragedia. Senza proroghe diventeremo abusivi, saremo costretti ad abbattere le strutture e riconsegnare l'arenile così come lo abbiamo trovato. Invece ci auguriamo per San Cataldo, e per le altre marine leccesi, di veder nascere nuove imprese perché intorno alle aziende si crea la vita, la luce sottrae spazio alla criminalità e le aziende svolgono una importante funzione sociale”.

Sib Confcommercio, Federbalneari e Cna balneari hanno chiamato a rapporto la cittadinanza, i commercianti e gli imprenditori locali, incassando la solidarietà dell'intero centrodestra locale. Erano presenti alla riunione, tra gli altri, anche i senatori Giovanni Pellegrino, Adriana Poli Bortone e l'onorevole Federico Massa.

“Navighiamo in acque agitate e dobbiamo ancorarci ad alcuni punti fermi – ha chiosato Pellegrino -: la legge ha concesso una proroga di 15 anni per le concessioni balneari tuttavia esiste la possibilità che questa proroga sia in contrasto con le norme comunitarie. Inoltre secondo l'Ue le concessioni devono essere assegnate con gara di evidenza pubblica. Quale rotta assumere, dunque? Fatto salvo qualche ricorso, il piano delle coste non dovrebbe comportare la decadenza automatica delle concessioni prorogate. In ogni caso in questa vicenda occorre usare il buonsenso considerato il peso che queste imprese hanno avuto per l'economia locale”.

Il “coraggio delle azioni” da parte degli amministratori pubblici è stato invocato anche da Adriana Poli Bortone che si è inserita nel solco di quanto detto da Pellegrino. Ed ha assicurato il sindaco Salvemini che il centrodestra non gli farà opposizione se lui rispetterà la legge e quindi procederà a prorogare le concessioni.

La perizia tecnica sul piano delle coste conferenza 2-14

L'ingegnere Lobasso, che ha firmato lo studio sulla proposta progettuale del Piano comunale delle coste analizzando i dati pubblici del Comune di Lecce. La perizia analizza tre aspetti: l'erosione costiera da cui dipendono gli elementi progettuali; l'interpretazione sulle opere di difficile rimozione; la logica con cui i progettisti hanno disegnato il piano.

Le incongruenze rilevate dal professionista riguardano soprattutto il primo punto: “Le norme tecniche regionali impongono dei vincoli: alcuni tratti di costa non possono essere dati in concessione agli stabilimenti per via dell'erosione costiera. Il piano regionale delle coste risale però al 2011 e i dati cui fa riferimento riguardano un arco temporale che va dal 2005 al 2011”, ha spiegato l'ingegnere.

La pianificazione del 2018 sarebbe quindi “viziata” dal ricorso a questi dati relativi ad un periodo precedente. “Rileviamo dei paradossi progettuali: la linea di costa utile in alcuni punti è avanzata e oggi si trova in acqua. E questa è una situazione generalizzata lungo tutta la costa”.

I sindacalisti hanno depositato a Palazzo Carafa una perizia tecnica, firmata dall'ingegnere Lobasso che evidenzia “incongruenze anche e soprattutto per via di un'analisi sull'erosione costiera”. Ora aspettano di essere convocati dagli amministratori per discuterla insieme e mettere a disposizione la loro esperienza sul campo.

Non è escluso che si arrivi ad una manifestazione di protesta “pacifica”, volta a sensibilizzazione le istituzioni sul problema, che coinvolgerà tutte le categorie produttive.

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