"Pubblica amministrazione, rischio paralisi nei Comuni più piccoli": l'allarme Fp Cgil

"In Provincia di Lecce, per effetto combinato del blocco del turn over e di Quota 100, si rischia di perdere circa il 10 percento della forza lavoro": questi i dati di Sorrentino, segreteria nazionale

In foto: l'incontro della Fp Cgil con i segretari nazionali

LECCE - Sarebbero oltre mille e 500 i posti di lavoro che rischiano di essere bruciati nella pubblica amministrazione salentina. E questo sarebbe, stando alla denuncia della Funzione Pubblica Cgil Lecce, un effetto collaterale dell’entrata in vigore di “Quota 100”.

La tesi del sindacato è semplice: da un lato il governo avrebbe agevolato i pensionamenti, dall’altro però si andrebbero a determinare dei vuoti nelle piante organiche delle pubbliche amministrazioni a causa del blocco del turn over, valido almeno fino al novembre 2019.

Questa, in estrema sintesi, la denuncia formulata da Serena Sorrentino che ha partecipato ad un incontro con i sindacalisti provinciali e regionali di Cgil oggi pomeriggio alle Officine Cantelmo di Lecce. Erano presenti, tra gli altri, Fiorella Fischetti, segretaria generale Fp Cgil Lecce, Valentina Fragassi, segretaria Cgil Lecce e il segretario generale Fp Cgil Puglia, Biagio D’Alberto.

I segretari hanno fornito alcuni dati utili a inquadrare la situazione: “In provincia di Lecce si contano 15 mila persone impiegate nei comparti della sanità, dell’igiene ambientale, nei Comuni e negli uffici ministeriali. Con l’introduzione di Quota 100 la pubblica amministrazione rischia di perdere, nel triennio, circa il 10 per cento della forza lavoro: quindi mille e 500 posti di lavoro andrebbero in fumo. Se non si sblocca il turnover e non si assumono altre persone si avrà paralisi della pubblica amministrazione, con grave nocumento per i servizi al cittadino”, hanno spiegato.

Diverso sarà invece l’impatto che “Quota 100” avrà a livello nazionale, secondo la Sorrentino: "Si attendono, infatti, 146 mila domande di pensionamento su circa 2 milioni e 600 mila addetti. Se guardiamo al complesso dei lavoratori pubblici che andranno in pensione, questi 146 mila si sommano ai 600 mila che nei prossimi 3 anni usciranno dalle pubbliche amministrazioni”.

Nei Comuni più piccoli si rischierebbe addirittura la paralisi della macchina amministrativa: “La Funzione Pubblica ha calcolato che se anche se il turn over venisse sbloccato al 100 percento, si ridurrebbero comunque i servizi del 30 percento. L’Inps sta già chiudendo molte sedi periferiche. La macchina amministrativa sopravvive, ormai, grazie all’impiego dei lavoratori precari ma ci stiamo avvicinando a grandi passi verso la desertificazione del pubblico impiego sul territorio”, ha spiegato la sindacalista.

La segreteria nazionale di Cgil intanto, insieme a quella di Cisl e Uil sta elaborando una piattaforma da presentare al governo. Il 3 giugno i confederali saranno di nuovo in piazza, a Roma, per una grande manifestazione nazionale volta a chiedere 3 cose: il rinnovo dei contratti per i lavoratori del pubblico impiego; un piano straordinario per le assunzioni; la modifica della legge di bilancio oer il rifinanziamento del welfare pubblico.

C’è una cosa, però, che il governo potrebbe fare subito, secondo Serena Sorrentino. Ovvero utilizzare le graduatorie esistenti per stabilizzare i precari: “Già questo garantirebbe alla Pubblica amministrazione di far affidamento sugli organici di personale, senza dover bandire concorsi pubblici. Successivamente sarà indispensabile, poi, sbloccare il turn over: il governo ha infatti inserito una clausola  nella legge di bilancio che impedisce alle amministrazioni centrali di bandire altri concorsi fino al novembre 2019. Se tutto va bene, avremo nuovi ingressi nelle pubbliche amministrazioni solo alla fine del 2020 e sarebbe troppo tardi”.

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