Puglia balneare viaggia a due velocità? Il lido extra lusso di Savelletri scatena la protesta

Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari, punta l'indice contro l'inerzia della politica. Nemmeno l'emendamento per tenere sempre aperte le strutture avrebbe cambiato il quadro

Una parte dello stabilimento del presidente Della Valle, a San Cataldo.

LECCE – La pianificazione dello sviluppo costiero non è uno spauracchio ma, anzi, un auspicio. Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari, una delle tre associazioni di categoria presenti in provincia di Lecce per un totale di circa 350 imprenditori rappresentati, non vuole passare per il portabandiera dei riottosi alle regole.

Non è insomma il “libera tutti” quello che chiedono i titolari di concessione demaniale, precisa, ma la possibilità di programmare investimenti e attività nel medio periodo. I toni di Federbalneari si confermano però quelli più accesi: dopo il muro eretto sulla bozza del piano comunale delle coste di Lecce, per il quale si è conclusa la fase di valutazione ambientale strategica in senso abbastanza favorevole all’impostazione data dall’amministrazione, un nuovo fronte di polemica nasce dopo l’apertura di uno stabilimento extra lusso a Savelletri, sul litorale di Fasano. A realizzarlo è stato René De Picciotto, imprenditore dalle enormi possibilità e socio dell’Us Lecce, che dopo un passato nell’alta finanza sta diversificando le sue attività con un occhi di riguardo alla Puglia, dove vive per buona parte dell’anno.

“Non si può non constatare, ancora una volta, come la geografia del turismo pugliese sia caratterizzata da una netta divisione tra l’area della Valle d’Itria – nella quale vengono attuate politiche di sostegno al turismo di tutte le fasce, incluso il mercato del lusso – e il Salento, al quale di fatto viene inibito l’accesso al mercato turistico di fascia medio-alta e alta che darebbe un grosso contributo alla crescita economica di questo meraviglioso territorio”. Il bersaglio, stavolta, è la Regione Puglia, accusata di tollerare se non assecondare lo sviluppo di un turismo a due velocità

“Un fatto inspiegabile e paradossale – prosegue – se pensiamo che ancora oggi, nella provincia di Lecce, molti gestori dei lidi faticano a capire se possono o meno mantenere in piedi le strutture, mentre qualche chilometro più a nord fioccano nuovi stabilimenti grazie a investimenti milionari e a una sinergia costruttiva tra pubblico e privato che ha permesso di recuperare e valorizzare interi tratti di costa e così garantire lavoro, tutela ambientale e anche servizi sulle spiagge per tutti”.

L’approvazione dell’emendamento alla legge di bilancio che consente, fino al dicembre 2020 (nelle more del riordino generale della materia) il mantenimento per tutto l’anno delle strutture infatti, non avrebbe ancora prodotto, gli effetti sperati. Di fatto, un provvedimento accolto con un gran sospiro di sollievo si starebbe rivelando lacunoso. Sebbene il Tar di Lecce, già a gennaio, avesse disposto la sospensione dello smontaggio imposto a sette stabilimenti dai Comuni di competenza, i giudici amministrativi hanno precisato che ai fini del mantenimento gli operatori interessati devono presentare esplicita richiesta: e qui, secondo Della Valle, il peso della Soprintendenza e della magistratura continuerebbe a costituire un alibi per una classe politica che non decide.

Certo è che in tema di pianificazione ci sono molti ritardi: già nel marzo del 2018 la Regione ha commissariato alcuni comuni – al di sotto di 10mila abitanti e con meno di 20 chilometri di costa -: tra questi Alliste, Andrano, Castrignano del Capo, Castro, Diso, Gagliano del Capo, Melendugno, Morciano di Leuca, Salve, Santa Cesarea Terme e Vernole.

Per quanto riguarda la partita sul litorale del capoluogo, si apre ora la fase di confronto pubblico. Federbalneari punta sulla revisione della cartografia che ritiene datata e quindi fuorviante. Alcuni stabilimenti, come proprio quello di Della Valle, a San Cataldo, verrebbero cancellati perché insistenti su un demanio oramai messo alle strette dall’erosione costiera. Ma la situazione di fatto sarebbe, per il diretto interessato, molto meno preoccupante, tale da giustificare una aggiornamento della ricognizione.

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