Nuovi italiani al Quirinale. Con Balotelli anche due giovani salentini

Alla solenne cerimonia di ieri con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il prefetto di Lecce ha "scortato" due giovani stranieri cresciuti nel Salento

Giuliana Perrotta (archivio)

LECCE - Davanti al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non solo la commozione di Mario Balotelli, inquieto e talentuoso attaccante della nazionale di calcio, ma anche l'intima emozione di due giovani salentini, nati da genitori stranieri e divenuti cittadini italiani al compimento del 18esimo anno grazie al comma di una legge ancora poco utilizzata, la numero 91 del 1992 secondo la quale "lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data". Un'opportunità di cui si è discusso anche a Lecce, poco prima dell'estate, con l'invito rivolto da 16 associazioni al sindaco Paolo Perrone di informare adeguatamente gli stranieri dell'esistenza di questo strumento previsto dall'ordinamento.

A scortare ieri nelle magnifiche sale del Quirinale i due nuovi italiani cresciuti in provincia di Lecce, il rappresentante del governo nel capoluogo salentino, Giuliana Perrotta che ha fatto da "madrina" nel corso della solenne cerimonia di conferimento della cittadinanza. I dati relativi al fenomeno iniziano ad essere consistente, rivelando un trend davanti al quale solo la politica più miope può girarsi dall'altra parte. Ad oggi la prefettura leccese ha istruito 330 pratiche di cittadinanza. Un numero che potrebbe aumentare se il Parlamento trovasse la volontà e i numeri per approvare una nuova legge basata sul testo presentato nel 2010 da Fabio Granata (Fli) e Andrea Sarubbi (Pd) e che vorrebbe sostituire al principio dello jus sanguinis quello dello jus soli, seppur temperato: si diventerebbe cittadini italiani per essere nati sul suolo nazionale, a condizione che i genitori vi siano residenti da almeno cinque anni o che il il giovane abbia compiuto almeno un ciclo nelle scuole italiane.

Il presidente della Repubblica è tornato ieri sulla questione con grande determinazione: l'italia, ha detto, ha bisogno che il diritto di cittadinanza venga esteso ai tanti ragazzi che crescono nel nostro paese. Lo ritiene giusto Napolitano, ma anche utile, e per questo ha auspicato che vengano superate le resistenze politiche in nome di un principio sul quale l'opinione pubblica italiana sembra largamente favorevole: indipendentemente dalla nazionalità dei genitori, è giusto che i giovani cresciuti in Italia siano cittadini con gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri.

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Il prefetto di Lecce, approfittando del contestuale conferimento del premio "Alfiere della Repubblica", ha voluto segnalare agli uffici del Quirinale i tre giovani salentini, M.S., L.S. e M.C.  che l'8 settembre, ad Aradeo, cercarono di fermare un vandalo intento a mandare in frantumi alcuni vetri del municipio, finendo per questo per essere minacciati e aggrediti. 

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