Ricerche petrolifere in mare. Legambiente: "Una legge contro l'air gun"

Le due autorizzazioni ministeriali concesse allarmano associazioni e istituzioni pugliesi. Mdp attacca la vice ministro Bellanova e il consigliere Blasi

LECCE – I due decreti con cui il ministero dell’Ambiente, di concerto con quello delle Attività culturali e del turismo, ha dato il via libera alle ricerche di giacimenti di petrolio con la tecnica dei cannoni ad aria compressa, hanno riacceso le polemiche e l’opposizione costituita da un vasto fronte di associazioni e istituzioni: basti ricordare che la Regione Puglia per due volte ha espresso parere negativo.

La questione si è aperta pochi anni addietro fa con alcune richieste di pronuncia di compatibilità ambientale avanzata da grandi società del settore: tra queste quelle della Global Petroleum Limited, risalenti al maggio del 2014. Il 31 agosto scorso è arrivato il via libera, corredato ovviamente da una serie di prescrizioni: l’area oggetto delle indagini si trova appena oltre le acque territoriali (12 miglia), al largo del Capo di Leuca e interessa i comuni di Tricase, Gagliano del Capo, Ugento, Racale, Alessano, Castrignano del Capo, Taviano, Andrano, Diso, Otranto, Morciano di Leuca, Patu', Tiggiano, Gallipoli, Alliste, Salve, Santa Cesarea Terme, Castro, Corsano.

Un secondo permesso è stato concesso nella stessa data e alla medesima società per quanto riguarda il basso Adriatico e investe formalmente i comuni di Giovinazzo, Bari, Fasano, Mola di Bari, Monopoli, Brindisi, Ostuni, Molfetta, Carovigno, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Polignano a Mare. Nell’ottobre scorso un’altra autorizzazione è stata data alla Schlumberger Italiana per quanto riguarda un’area del Golfo di Taranto.

La questione ambientale

Al di là degli aspetti di politica energetica che attengono all’opportunità di insistere con le fonti fossili, cioè le più inquinanti, e alla consistenza degli eventuali giacimenti (ne vale la pena?), è stata posta una questione tecnica, quella dell’utilizzo della tecnica nota come “air gun”, cioè l’esplosione di bolle di aria compressa che riflesse dal fondale forniscono informazioni sulla composizione del sottosuolo. Le bolle vengono sparate con frequenza ravvicinata, di pochi secondi, lungo un percorso prestabilito e generano la cosiddetta “crociera sismica”. Da più parti se ne sottolinea la pericolosità per le specie marine, animali e vegetali.

Ferma la presa di posizione del presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini: “Questa occasione ci spinge a chiedere nuovamente ai parlamentari pugliesi e alla Regione di farsi promotori di una legge che vieti la tecnica dell’airgun, estremamente pericolosa e impattante per l’ecosistema marino, oltre che la redazione di un Piano delle Aree per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, per avere un quadro degli effetti cumulativi delle attività petrolifere in corso, visto che la Puglia continua a far gola alle società petrolifere”.

Lo scontro politico

Sul fronte politico si registra l’intervento del consigliere regionale Ernesto Abaterusso, presidente del gruppo di Mdp, che attacca le scelte del governo e in particolare della vice ministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova.

È vergognoso constatare come, nonostante la voce sollevata in più di una occasione dalle comunità, dagli enti locali e dalle associazioni, il Governo faccia orecchie da mercante e continui ad accogliere richieste di ricerche di petrolio in una zona dal ricco patrimonio paesaggistico e ambientale, che ha scelto da tempo di fare del mare, della pesca e del turismo un volano di sviluppo per la propria economia. E ancor più vergognoso è vedere come importanti rappresenti del Governo, espressione di questo territorio, preferiscano tacere sull’argomento piuttosto che alzare la voce e battere i pugni nelle sedi opportune. Una domanda per la vice Ministra Bellanova: sta con il Governo che sta svendendo il nostro mare ma le garantisce la conservazione della sua ricca poltrona? O sta con il Capo di Leuca”?

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Abaterusso chiude la sua nota rivolgendosi con una domanda provocatoria ad un ampio settore del Partito Democratico salentino: “E i sindaci salentini bellanoviani che organizzavano le catene umane a difesa del nostro mare? E il consigliere regionale Sergio Blasi? Sono stati tutti messi a tacere”?

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