Pietra e ulivi per il riconoscimento Unesco: i tecnici smontano l’illusione del barocco

L’obiettivo è di presentare la candidatura a patrimonio dell’umanità entro gennaio del 2017. Ma affidarsi al concetto statico di bellezza sarebbe un errore: bisogna puntare sul paesaggio culturale e sul Salento inteso in maniera allargata

Scolaresche davanti alla basilica di Santa Croce.

LECCE – Non solo barocco. Che è come dire di smetterla di guardarsi allo specchio e mettersi seriamente al lavoro per preparare un piano strategico capace di generare sviluppo e fondato sul concetto dinamico di paesaggio culturale.

Tatiana Kirova, dell’Università di Torino e membro permanente del Comitato internazionale dei villaggi e delle città storiche e del Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti dell’Unesco, ha tracciato le coordinate del percorso che il Salento, inteso nel senso più ampio di distretto delle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto, deve intraprendere nel processo di candidatura per il riconoscimento come patrimonio dell’umanità.

E’ dal 2006 che se ne parla, anche con atti preliminari ufficiali, “ma oggi – ha sottolineato il presidente del Lions Club di Maglie, Raffaele Cazzetta – esiste una consapevolezza diversa da allora da parte dei cittadini e delle istituzioni di quelle che sono le unicità del territorio”. Tra queste, senza dubbio, gli ulivi monumentali che, grazie anche alla diffusione del complesso del disseccamento rapido, costituiscono un patrimonio da salvare.

La società civile si mobilita per una cabina di regia fatta di persone competenti e disinteressate. Domani, 25 novembre, presso le Officine Cantelmo – promosso dai Lions e dal Centro Studi Teknè - è previsto un incontro con esperti, amministratori, docenti universitari per porre le prime solide basi al dossier di candidatura. I temi essenziali del convegno sono stati riassunti oggi , nella sala consiliare del Comune di Lecce, dove si è svolta una conferenza stampa alla quale hanno partecipato esponenti dell’amministrazione cittadina (il sindaco Paolo Perrone e l'assessore Alessandro Delli Noci), ma anche di Taranto, Maglie, Galatone, Melendugno e altri centri salentini.

L’idea di fondo è stata illustrata dal professor Raffaele Coppola, dell’Università di Bari, che ha sottolineato l’importanza di un piano di gestione che non si limiti alle espressioni dell’architettura barocca ma che le intenda come il culmine di tutto ciò che è stato costruito e vincolato come edificio storico, alla cui base vi sono gli ulivi secolari e millenari e il sistema delle grotte, principalmente gravine e frantoi ipogei, ma anche i muretti a secco.

Insomma, bisogna andare oltre il barocco, anche perché nel 2002 il Vallo di Noto, in Sicilia, ha già ottenuto il riconoscimento puntando proprio sul complesso architettonico di stampo tardo barocco che accomuna diversi centri ricostruiti in maniera omogenea a funzionale dopo il terremoto del 1693.

D’altra parte l’idea del sito puntuale, cioè del monumento o del luogo specifico, non regge più da tempo all’iter di selezione dell’Unesco e per questo sarà importante fare rete – ha ribadito la Kirova - con altri siti contigui dotati di adeguate caratteristiche, in particolare con i Sassi di Matera.

Tutte queste premesse significano superare i campanilismi e la tendenza all’appropriazione e alla gestione esclusiva dei progetti e dimostrare di lavorare bene anche durante il processo di candidatura, che si spera di presentare entro l’inizio del 2017. L’esperta dell’Università di Torino ha fatto presente la quantità di denaro sperperata nel corso degli anni in esperimenti analoghi per colpa di quelli che ha definito “falsi profeti”. 

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