Prove di organizzazione a sinistra. Rifondazione: “Con SI e Lbc l’alternativa a Salvemini”

I portavoce della federazione locale, coordinati dal segretario Ernani Favale, ritengono impensabile il sostegno all’attuale coalizione che va formandosi attorno al sindaco uscente

Palazzo Carafa (Foto di archivio)

LECCE - Che tutte le forze di sinistra si mettano a tavolino per far fronte “comune” a Palazzo Carafa. È la soluzione (e la posizione) proposta dai portavoce della federazione provinciale di Rifondazione comunista in vista della competizione elettorale per la scelta del nuovo sindaco di Lecce. “Auspichiamo che le forze di sinistra presenti in cittàa partire da Sinistra italiana e Lecce Bene Comune, insieme a tutti coloro che si riconoscono nei valori costituzionali e nella difesa del lavoro , possano e sappiano unirsi per garantire ai cittadini la possibilità di una alternativa reale alle due destre in campo. Perché, questa volta, non ci siederemo dalla parte del torto”, scrivono in una nota divulgata nelle ultime ore agli organi di stampa, al termine di un incontro presieduto dal segretario provinciale, Ernani Favale.

Per il direttivo locale del partito di Maurizio Acerbo, infatti, è impensabile l’idea di un sostegno alla coalizione che sostiene la (ri)candidatura di Carlo Salvemini, sindaco uscente, perché “utilizza il cosiddetto civismo come foglia di fico per coprire alleanze innaturali con forze politiche di chiaro stampo liberista e di destra, tra cui anche l’ultima arrivata: quella Puglia Popolare, gemmata da Forza Italia e già benedetta a Bari dal governatore Emiliano”. Per i referenti locali di Rifondazione comunista, insomma, quella coalizione che si va costruendo attorno all’ex sindaco Salvemini non può rappresentare una alternativa di sinistra per la città.Possiamo dire che il Pd e il suo sindaco sono stati, per la destra leccese, ciò che a livello nazionale il Movimento 5 stelle e Luigi Di Maio sono stati per Salvini: un cavallo di Troia attraverso cui formazioni di estrema destra, che pure non avevano i numeri per farlo e che si erano presentate divise alle elezioni, hanno potuto riprendere le redini della amministrazione pubblica”.

Poi aggiungono: “Lo scontro tra due destre, che vede da una parte quella di Fitto, Perrone, Marti e Poli Bortone e dall’altra quella destra che, utilizzando una figura incolore come Carlo Salvemini, ha tentato di farsi maggioranza negli ultimi 18 mesi, forzando la logica politica e le regole elettorali. Nel 2017, come Prc, abbiamo sostenuto convintamente la candidatura di Luca Ruberti con Lecce bene comune, poiché ritenevamo che fosse l’unico candidato in grado di rappresentare i valori e le istanze della sinistra.  Quanto accaduto già dopo il primo turno di quella tornata elettorale non ha fatto che confermare questa nostra convinzione. Abbiamo criticato fin da subito le scelte del sedicente “centro sinistra” e dell’ex sindaco, a partire dall’apparentamento al secondo turno con la coalizione che sosteneva Delli Noci  e che comprendeva al suo interno la lista “andare oltre”, fino a quel “patto per la città” stretto con i consiglieri che facevano riferimento al senatore leghista Roberto Marti”, proseguono da Rifondazione comunista.

“In questi 18 mesi a Lecce è mancata completamente la politica ed in particolar modo è mancato, all’ex sindaco e alla sua maggioranza, il coraggio di attuare scelte politiche su temi cruciali per la città e il territorio: non una parola contro il mostro Tap, o contro la barbarie del “decreto Salvini”, che pure tanti amministratori hanno deciso di disapplicare.  Paradossalmente, l’unica presa di posizione si è registrata sulla “Lupiae Servizi”, vicenda in cui questa amministrazione ha mostrato il suo volto iper liberista: prima proponendo l’applicazione della cosiddetta “legge Madia” e poi approntando una soluzione che fa pagare ai lavoratori i danni provocati dalla cattiva gestione della società, imponendo in maniera ricattatoria un cambio di contratto altamente penalizzante per i dipendenti. E non è un caso che, proprio su queste scelte scellerate in tema di tutela dei diritti del lavoro, sia esplosa la crisi che ha fatto prima vacillare e poi cadere miseramente la maggioranza di governo. Ma, ancora più grave, è che si sia consegnata alla destra – di maggioranza e di opposizione – la difesa dei lavoratori e la delega degli interessi di un blocco sociale che dovrebbe essere compito della sinistra rappresentare”, concludono.

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