"Riqualificare il centro storico o diventerà un enorme fast food"

Rotundo chiama a rapporto l'assessore Martini. In commissione chiederà tempi certi. "O dopo aver perso la Capitale della cultura europea non arriverà nemmeno il riconoscimento dell'Unesco"

Scorcio notturno di Palazzo Carafa.

LECCE – Tempi certi sul piano di riqualificazione del centro storico. Prima che si trasformi in un “enorme fast food”. A chiederlo è Antonio Rotudo, del Pd, che nelle vesti di presidente della decima commissione, per la gestione e gli strumenti di programmazione dello statuto, ha invitato domani alla seduta l'assessore Severo Martini (Pianificazione del territorio e Urbanistica) e il dirigente al ramo, Maria Antonietta Greco.

Rotundo vuole chiedere il motivo del “grave ritardo” nel piano, ritenendo che proprio a causa dell’assenza di una complessiva politica di programmazione, vi sia stato negli ultimi anni “un sovradimensionamento nel centro storico di attività commerciali, ricettive e di ristorazione, invece di avere un modello di sviluppo che valorizzasse la città d'arte, le sue bellezze culturali ed il suo straordinario patrimonio architettonico”.

Non ha ovviamente dubbi, a tal proposito, Rotundo, nell’attribuire la responsabilità alla destra cittadina. “E’ l'ulteriore conferma – aggiunge - che chi governa non ha compreso nulla dalla bocciatura della candidatura di Città europea della cultura 2019”. E dubita anche che “lungo questa strada dello sviluppo caotico e fai da te” sia possibile realizzare “un percorso idoneo per il riconoscimento dell'Unesco, quale patrimonio dell'umanità del centro storico”.

Alla stessa Giunta di Palazzo Carafa, l’esponente del Partito democratica ricorda poi come avesse avvertito la situazione di criticità vista l’attuale disciplina urbanistica del centro storico, tanto da proporre “di procedere, nell'ambito della riqualificazione funzionale del centro storico, alla redazione di un piano ‘progetto-guida’ di definizione delle funzioni, dei servizi e delle loro interrelazioni in riferimento al contesto urbano del nucleo antico e, in particolare, a quella porzione maggiormente  interessata da una concentrazione spesso disorganica di diverse funzioni”.

Insomma, fu proprio a suo tempo la maggioranza a percepire il problema, tanto la proposta al Consiglio comunale fu motivata perché si creasse “una funzione di "tramite", un ponte cioè tra lo strumento urbanistico oggi operante, il Prg, del quale  costituisce attuazione, e lo strumento urbanistico generale, il Pug, in itinere, del quale costituisce anticipazione”.

La delibera fu approvata nella seduta del Consiglio comunale del 18 dicembre 2014. La Giunta stessa, ricorda il consigliere di minoranza, “sottolineò con forza la necessità di provvedere con urgenza alla stesura di tale piano, urgenza di cui si è persa ogni traccia se consideriamo il ritardo accumulato;  è infatti trascorso un anno e mezzo e del piano non si ha nessuna notizia con le inevitabili conseguenze negative di uno sviluppo "spontaneo" e non regolato da un progetto e da una visione complessiva del centro storico”. E aggiungendo a questo anche “l'assenza di un piano  della mobilità” per “una progressiva pedonalizzazione e una riduzione del traffico  delle auto” si ottiene per Rortundo una forte penalizzazione generale delle potenzialità del centro storico.

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